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HOME PAGE / ARCHIVE / Agosto_2001


Dopo Genova art.

      Dopo Genova: un G8 al sapor di melone...



di Asimm

Il sapore dei meloni non e' più quello di una volta. Me ne accorsi qualche tempo fa durante le mie visite alla Esselunga: da casalinga un po' isterica soffermandomi ad annusare meloni (soprattutto di una certa marca), mi stupivo della loro mancanza di odore e dopo l'acquisto… del loro gusto decisamente nuovo. Un misto strano come di sapori in lotta tra loro. Alla fine la sensazione gustativa risultante mi riconduceva da una parte all'idea di melone classico ma dall'altra ad un melone al "bouquet" di disinfettante, simile all'odore che talvolta sento nei bagni degli autogrill delle autostrade. Per non parlare della sensazione psicologica, nonostante il sapore molto particolare: l'idea di "estate, frescura, spiaggia, notti sensuali e tropicali" (sapete quante idee un pubblicitario puo' venderci acclusa ad un semplice melone) era assicurata comunque. Dopo aver escluso malattie alle mie papille gustative e desiderosa di gustare un melone sulla riva del mare non appena fosse arrivato il sospirato mese di agosto e dopo aver ascoltato la mamma che mi suggeriva di andare a comperare i meloni direttamente dal fruttarolo (ordine eseguito, ma con risultati non apprezzabili) venni travolta dagli avvenimenti di luglio a Genova.
Non vorrei colpevolizzare i meloni (che magari sono proprio i cibi piu' innocenti ed innocui) ma uno dei tanti nemici che la "rete" dei no global in azione anche a Genova vorrebbe individuare e combattere e' costituito dagli Ogm, vale a dire da quegli organismi geneticamente modificati che generano i cosiddetti "Frankenfood" o cibi Frankestein. In un menu' (presentato ai consumatori italiani dal Codacons -l'associazione consumatori- e gia' a portata di mano) troviamo infatti:
-filetto di trota affumicata ai geni umani
-consomme' di pomodori ai geni di passera di mare (che pare rendano il pomodoro piu' resistente al freddo)
-pollo alla griglia con geni di bovino (pollastri giganteschi e con pochi grassi)
-contorni di patate al gene di scorpione (si possono surgelare senza conservante) e mais al gene di cicala.

Potremmo aggiungere alcune varianti a questo menu' perche' esiste anche la patata insetticida (ottenuta inserendo un gene del bucaneve), la fragola al gene di pesce, la soia al gene di noci brasiliane.
Secondo Legamabiente gia' il 60% dei prodotti in vendita nel mercato europeo contiene oggi ingredienti geneticamente modificati e pure esistendo una legge dall'aprile 2000 che prevede l'obbligo di etichette adeguate per i cibi con piu' dell'1% di Ogm, non si puo' essere sicuri di nulla.
Io sono sempre stata incuriosita dalle ricerche biotecnologiche (come dal Des Esseints di A rebours di Huysmans, dalla leggenda del Minotauro e del Golem oltre che essere una fan di Cronenberg e del suo film "Flay" dove si narra di un uomo che si mescola ad una mosca e poi del nuovo organismo cosi' prodottosi che si mescola ad una macchina) soprattutto quando mi si dice agiscano per combattere (come nel caso degli Ogm) la fame nel mondo, ma sono anche preoccupata perche' constato invece un'altra cosa che deriva non solo dal concedere credito ad un movimento transnazionale ed imponente come quello dei no global -che costituisce una novita' assoluta ed in crescita in questi ultimi quattro anni- ma che deriva anche dal fidarmi delle considerazioni allarmate che oggi gli stessi sostenitori della economia liberal globalizzatrice cominciano a fare.
Harold James (cfr. bibliografia) storico di Princeton e non certo imputabile di simpatie comuniste, fa innanzi tutto piazza pulita del presunto carattere "inedito" della globalizzazione in corso intesa come occidentalizzazione dato che il processo inizia con il colonialismo cinquecentesco. Ne smonta poi la "bonta'": ne sono prova le reazione dei popoli non occidentali; inoltre il volume e la volatilita' dei movimenti finanziari confermano la diagnosi marxiana dell'auto distruttivita' del Capitale. Infine James sottolinea l'inadeguatezza di organismi internazionali quali il Wto (cfr. glossario) simili "a una chiesa la cui missione non e' di eliminare il peccato, ma di renderlo psicologicamente sopportabile". In un altro testo scioccante (cfr.bibliografia) Chalmers Johnson affronta il tema delle risposte violente a interventi americani vendute all'opinione pubblica come atti terroristici e alle devastazioni di una politica da Guerra Fredda in un'epoca post Guerra Fredda con l'appoggio a regimi dittatoriali in decine di paesi asiatici, latino-americani e africani che in un contesto non piu' bipolare ma multipolare hanno l'unico effetto di esasperare l'antiamericanismo-antioccidentalismo. La vendita sistematica di armi da parte del Pentagono (spesso con la mediazione degli ambasciatori), l'immunita' dei marines nel mondo (dagli stupri di Okinawa alla funivia di Cavalese) e la prosecuzione della politica imperialista a totale insaputa dell'opinione pubblica (con conseguente inasprimento dell'intolleranza davanti al cosiddetto terrorismo antiamericano, o blowbacks), non fanno che inibire una vera globalizzazione, cioe' una condivisione di valori e di spazi socio-economici e culturali. Se l'Occidente non lo capira' in tempo l'unica cosa che riuscira' a globalizzare sara' la cultura (o incultura) del conflitto, sostiene infine lo storico di Harvard Samuel P. Huntington.(cfr. bibliografia). E anche questo mi colpisce…

I rapporti di Amnesty International sul potere sempre piu' vasto di alcune grandi compagnie e multinazionali sono sconcertanti. Secondo Amnesty ad esempio sui conflitti in Sierra Leone (dove combattono anche i bambini) soffiano pure le multinazionali dei diamanti. Gravi responsabilità sui conflitti regionali hanno anche i colossi petroliferi in Sudan o in Nigeria (la Shell ha i suoi pozzi sul delta del Niger)… e che dire della guerra delle banane tra le grandi multinazionali Chiquita, Dole e Del Monte e i produttori piu' piccoli dell'Acp (Africa, Caraibi e Pacifico)?
Per tornare alle ricerche biotecnologiche, avete mai sentito parlare di Terminator? E' un progetto piuttosto segreto sul quale pero' lavorano piu' multinazionali (tra cui la Monsanto). Si vuole arrivare a creare un seme sterile, cioe' sementi modificate, che "muoiono" appunto dopo l'uso per costringere ogni volta gli agricoltori a un nuovo acquisto e per massimizzare il profitto delle multinazionali produttrici. Su questo tema in particolare si svolge la battaglia della filosofa e scienziata indiana Vandana Shiva (cfr.glossario), militante della difesa dell'ambiente e delle culture native.
Sono preoccupata dunque perché mi sembra ad esempio che la biotecnologia vada a favore sicuramente degli interessi di poche multinazionali piu' che costituire una strada per risolvere i problemi di fame del pianeta, e nel contempo contribuisca assieme a tutto cio' che ancora la globalizzazione porta con se' e che stiamo vedendo, ad affossare l'economia dei paesi piu' deboli perche' prevede regole imposte da poche nazioni, da qualche grossa multinazionale e da pochi organismi (come il Wto, il Fmi, la Bm, il G8, per i quali puoi cfr. il glossario) ad altre nazioni piu' deboli.
Anche le istituzioni ricordate in parentesi, alcune dal passato e dagli intenti assolutamente nobili, come il Wto e che vogliono continuare ad essere i fiori all'occhiello della globalizzazione si sono trasformate in altrettanti cappi perche' le loro sentenze innanzi tutto sono vincolanti per gli stessi membri pena pesanti rappresaglie di tipo economico, poi perche' il potere di voto di ogni Stato membro e' proporzionale al contributo che versa (nel Fmi o nella Bm, ad esempio). Quindi si puo' facilmente intuire che anche all'interno di queste istituzioni il potere e' dei paesi piu' ricchi. Infine spesso l'assistenza finanziaria ai paesi "bisognosi" viene accordata in cambio di riforme dei rispettivi governi. E questo mi spaventa…

Per tornare alle biotecnologie inventiamo un paradosso: prendiamo un prodotto "tipico" come gli agrumi del nostro meridione (l'Italia e' uno dei paesi piu' ricchi, il sesto mi pare al mondo … per cui stiano tranquilli i bergamotti ed affini) e immaginiamo che la Sicilia per le leggi del mercato globale (perche' tale e') non possa più produrre arance limoni pompelmi e forse bergamotti… ma che li debba acquistare … da una regione della Groenlandia (in cui vengono geneticamente modificati piantati allevati per cosi' dire e raccolti a salari da fame e in nome di una multinazionale) sicuramente piu' grossi saporiti e con un sapore oltre che un aspetto che …contenga pero' l'idea dell'agrume. Assurdo?
Anche quello che segue e' un paradosso ma al contempo realta' globale: se diamo retta a Naomi Klein e al suo testo ormai "cult" Nologo, alcune multinazionali addirittura da tempo non producono assolutamente niente, avendo delegato ad altri (nelle Filippine, a Cavite, o in Cina nelle zone industriali di esportazione) la confezione di scarpe, magliette, caffe', computer, hamburger dedicandosi invece in modo esclusivo al proprio marchio o logo. "La dittatura del marchio -suggerisce la Klein- riduce il prodotto ad un accessorio fortuito del business…il prodotto puo' essere di pessima qualita' ( anche perche' scaturito dal lavoro a salari minimi e per periodi lunghissimi di un esercito di donne e bambini, quelli che con espressione ormai abusata sono definiti i "nuovi schiavi"), perche' l'unico aspetto rilevante … diventano le idee, l'identita' culturale del marchio… crediamo di comperare un'idea, ma quando arriviamo a casa abbiamo soltanto un paio di jeans… o una maglietta" spesso di pessima qualità o un melone dallo strano sapore. Una maglietta delle cento che produce ogni giorno una ragazza schiava e che noi compriamo in un elegante negozio di New York o di Milano ha un prezzo che equivale ad un mese - minimo - del suo salario. E questo mi colpisce, mi fa riflettere…

I prodotti in realta' son cose passate di moda: gia' l'economista Keynes convinse tutti che il mondo non girava sulla produzione di beni, bensi' sul loro consumo. Infine venne la Marlboro Man e chiari' che consumare prodotti era una sciocchezza, cio' che consumiamo e' l'idea di quel prodotto, il suo marchio. E le multinazionali ben l'hanno capito.
Prendiamo i farmaci anti Aids. Certo questa malattia c'e', come c'erano la peste bubbonica e polmonare nel medioevo e il vaiolo fino al XVIII sec. Per fortuna per ora questa malattia non costituisce un mio problema personale e neanche dei miei famigliari e nonostante tutto non riguarda cosi' drammaticamente la mia nazione… pero' potrei magari restare colpita dal fatto che nel continente africano si concentri il 70% degli individui risultanti positivi al virus Hiv (nel solo Sudafrica il paese di Nkosi Johnson, 11 anni, il piu' giovane attivista contro il male del millennio, morto di Aids il primo giugno 2001, ci sono 4 milioni e mezzo di sieropositivi su 34 milioni in totale nel mondo). Potrei magari cominciare a chiedermi perche' succede questo e fare delle ipotesi. Buon Dio ha scelto il continente africano gia' vessato abbastanza per vendicarsi della cattiveria dell'umanita' tutta quanta a partire dagli antichi Romani? E' un caso fatale per cui come diceva Verga a proposito delle sfortune dei meridionali costretti ad emigrare, la sorte ha distribuito prìncipi di qua e reietti di la'? Come dire, chi ha il Krakatoa (uno dei vulcani piu' attivi e terrificanti, situato tra Giava e Sumatra), se lo tenga per favore e non venga a lamentarsi con me che abito nel nord ovest della pianura Padana? O forse ci sono altre risposte? Se non vogliamo dar retta a Vittorio Agnoletto, medico, uno degli animatori del Genoa Social Forum, ma soprattutto presidente della Lila (Lega italiana per la lotta all'Aids) visto che ora molti dei nostri uomini politici e giornalisti dai loro salotti dove sicuramente altro han da pensare lo equiparano ad un terrorista facinoroso, sentiamo allora Alex Zanotelli, ex direttore di Nigrizia, missionario comboniano, tra i fondatori del movimento "Beati i costruttori di pace": "Il miliardo e 300 milioni di dollari per combattere l'aids e le malattie infettive -che ha varato il recente G8- sono solo elemosina, una colletta dei grandi per i poveri di questo mondo…è carita'…agli otto grandi si implorava una decisione politica… si trattava, mercato o non mercato, di chiedere alle case farmaceutiche di ridurre al minimo i prezzi delle medicine perche' diventino accessibili alla maggior parte dei 24 milioni di malati di Aids che ci sono in Africa".
Il diritto alla salute e' umano ed elementare ma non per tutti evidentemente: il 5 marzo 2001, 41 tra le maggiori aziende chimico sanitarie del mondo strette nella Pma potentissima associazione delle industrie farmaceutiche hanno citato in tribunale il governo del Sudafrica reo di aver tre anni fa approvato una legge che permette al ministero della sanita' di quella nazione di importare e acquistare medicinali "copiati" al costo piu' basso possibile, ignorando i fatidici "brevetti". (Un altro dei nemici focalizzati dai no global e' l'Epo -ufficio brevetti europeo- accusato di fare poca attenzione alla natura delle richieste di brevetti che arrivano come d'altra parte il Parlamento Europeo che ha votato la possibilita' di brevettare il patrimonio genetico). Cosi' in America i farmaci han ridotto la mortalità del 66% (una terapia antiAids costa 10mila dollari) quando invece in Africa la possibile spesa sanitaria pro capite e' solo di due tre dollari. E questo ben lo sapevano le potenze del G8 riunite a Genova. Ebbene ciò mi terrorizza.

Anche i rapporti dell'Onu sullo sviluppo umano non lasciano spazi a molti dubbi: nella strategia delle grandi imprese (piu' potenti in certi casi dei governi e capaci secondo le denunce dei no global di guidare persino i servizi segreti) i bisogni di milioni di persone sono ignorati e i prodotti cosmetici vengono prima di un vaccino contro la malaria o prima dell'emergenza idrica . Secondo le Nazioni Unite il programma per garantire acqua da bere a quel quinto degli abitanti del pianeta che ha sete costerebbe quanto gli americani spendono in rimmel e trucchi per dieci anni. Nel pianeta della globalizzazione il rischio che l'acqua sia vista come merce e' grave. Colossi come CocaCola, Pepsi, Danone, Nestle' (contestatissima all'ultimo festival di Edimburgo dove era tra gli sponsor, tenutosi dopo Genova) secondo i rapporti e le denunce di Greenpeace pregustano gia' affari colossali a questo proposito. Dunque anche questo mi appare come assolutamente pazzesco.

Eloquente e' pure la questione del debito di 2500 miliardi di dollari che i P7 (i sette paesi piu' poveri del mondo) assieme ad altre nazioni povere (in tutto 70) hanno nei confronti delle nazioni del G8 e degli altri paesi ricchi. Orbene questo debito non e' stato cancellato dalla riunione di Genova e se una parte di esso e' stata tolta (a Bolivia, Honduras, Nicaragua, una ventina di paesi in tutto tra Africa e America latina), cio' avvenne l'anno scorso soprattutto dopo le pressioni di papa Giovanni Paolo II che impresse al Giubileo 2000 una spinta antiglobalizzatrice (la prima nazione ad agire in tal senso fu l'Italia del governo D'Alema, convinto a cio' piu' dalla potenza del Vaticano che dal rap sanremese di Jovanotti). Qualcuno mi ha spiegato che in molti casi la quota "abbuonata" comunque costituiva il cosiddetto "debito non piu' esigibile".
Vale a dire che quando io ti saro' debitrice di 100.000 lire (che con gli interessi mi prestasti affinche' io non morissi di fame o di sete o di malattia almeno per qualche giorno) e ti diro' guarda ne posseggo solo la meta'… e tu mi dirai va bene ti abbuono le 50.000 ma intanto dammi quelle che ti restano….in quel caso forse ti afferrero' per la gola oppure mi lascero' morire davvero.
Ma meno male che io abito in Italia e per di piu' ho un lavoro sicuro e non ti saro' mai debitrice nemmeno di un euro. Nonostante cio' mi guardo attorno e non riesco proprio piu' a continuare a stare tranquilla nella mia grande casa soprattutto dopo che la televisione mi ha mostrato le immagini del G8 o meglio della battaglia di Genova e di individui che spaccano vetrine e assaltano camionette dei carabinieri, di altri in divisa che spaccano teste nasi braccia e mani e uccidono indiscriminatamente, di altri in doppiopetto che mangiano bevono e parlano sorridenti tra piante di limoni… finti. Comincio a sentirmi vagamente in colpa … comincio a chiedermi se la colpa sia solo dei meccanismi dell'economia globale, di quegli otto che si fanno un sacco di inchini, se qualcuno sta solo TENTANDO di farmi venire dei sensi di colpa, se la colpa sia esclusivamente MIA, oppure in minima parte ANCHE mia e non certo inconsapevolmente.
Si sostiene che il progresso (di tutto il pianeta) val bene la perdita di una foresta pluviale -forse- ma quando vieni a sapere che a petto di quel progresso piu' della metà del pianeta vive in condizioni non degne della parola "civilta'" (che evidentemente nulla ha mai avuto a che fare col "progresso" in se' come persino il buon Leopardi aveva capito), quando vieni a sapere che le ultime foreste pluviali avranno la piacevole possibilita' di scegliere se morire sotto le seghe elettriche di multinazionali come la Mitsubishi, la Western Forest product ecc…o se asfissiate dai "gas serra" che costituiscono gli scarti di una produzione industriale dissennata, grandi imputati del riscaldamento complessivo della crosta terrestre, quando vieni a sapere che in certe parti del mondo (ma no, non nel parco delle Groane vicino casa) alcune foreste vengono falcidiate alla ricerca di un elemento indispensabile per i computer e i cellulari….ti fanno ridere le piccole affermazioni del presidente della Regione Lazio quando sostiene che nel Lazio appunto i piromani forestali sono ben sottocontrollo…. certo… bravo …ma mi spieghi allora, onorevole, questa palese contraddizione: per quale motivo lei fa parte di un governo che sostiene con l'economia liberal-globalizzatrice ad esempio la politica del nucleare e il condono per le costruzioni abusive?
Ora io comincio a preoccuparmi davvero e mi chiedo se questo "movimento dei movimenti" che raccoglie violenti e pacifisti, donne, uomini, bambini, anziani, intere famiglie, colorati e bianchi comunisti, anarchici, cristiani, e altre professioni religiose e tutte le professioni del mondo (disoccupati e occupati) … e che cresce e che manda in tilt la polizia italiana e che getta un'ombra di squallore sul nostro governo (il risultato si e' visto quando i nostri politici e giornali in parte son solo riusciti a comprimere il movimento e a ridurlo ad una questione di poltrone e di confronti tra poteri italici)… un movimento che predilige le tematiche che vi ho descritto mi chiedo se… sia costituito solo di pazzi "sognatori e irresponsabili".
Cosa c'e' oltre o dietro i Black bloc, questi anarchici irriducibili sui quali si scarica ogni responsabilita' per fini contrapposti? Da brava casalinga che prima è stata sommersa controvoglia da immagini terribili e che poi ha cominciato a chiedersi cosa stava succedendo ho capito che adesso i sostenitori della globalizzazione assurgono i Black bloc a simbolo del movimento per azzerarlo in quanto violento e terrorista, gli antiglobal a volte confusamente ne prendono invece le distanze chiedendosi se non siano stati in gran parte dei provocatori… (e le prove in effetti col passare dei giorni si accumulano, il filmato di G. Salvatores mostrato a Locarno e censurato dagli stessi curatori del festival, mostra chiaramente uomini vestiti come Black bloc che dispongono a piacimento delle forze dell'ordine, confabulano con esse, le ordinano…) Cosa c'e' dietro il ragazzo Carlo Giuliani (che un giornalista antiberlusconiano come Enzo Biagi ha tuttavia definito giovane povero di idee, si' certo ne aveva una sola, era l'idea noglobal forse una speranza contro il suo disadattamento e qualcuno gliela ha tolta con una pallottola in testa); cosa c'e' dietro questo Carlo Giuliani che immediatamente dopo l'omicidio e sino al giorno dopo i tg e i gr (li ho sentiti tutti!!) e i giornali si affannavano a definire come un animale sciolto con pendenze di resistenza alla forza pubblica (!!) insistendo sul fatto che suo padre fosse separato dalla moglie? (caratteristiche, mi riferisco alle pendenze legali e alla scelta famigliare di suo padre, per altro che condivideva con il nostro presidente del consiglio e altri parlamentari dell'attuale maggioranza governativa, e nel caso delle pendenze legali quella di Carlo Giuliani ben meno grave rispetto a quelle dei nostri uomini politici).
Perche' l'accanimento bestiale dei Blak bloc, che hanno agito indisturbati come le immagini girate dimostrano e quello delle forze dell'ordine nel malmenare i manifestanti (vorrei sapere da casalinga un po' semplice quanto dovremo aspettare perche' si arresti identificandolo come tale un Black bloc -solo qualche presunto tale e' gia' stato scarcerato- vorrei sapere perche' nessun uomo appartenente alle forze dell'ordine sia stato ancora punito o identificato per aver agito materialmente -si sono solo spostati ad altri incarichi alcuni dirigenti- per aver emanato ordini e nessun medico penitenziale di quelli che non hanno redatto referti su inaudite violenze perpetrate alla caserma di Bolzaneto, ancora indagato)? Cosa si nasconde dietro tutta questa violenza paradossale e esagerata, l'omerta' e la connivenza di alcuni medici penitenziali, il "non so da chi son partiti gli ordini" dei capi (come gli stessi superispettori sono oggi costretti ad ammettere e lo stesso onorevole Berlusconi spinto oltre che dalle prove, dalle proteste di governi stranieri e dalle polemiche irridenti nei suoi confronti sostenute dai piu' autorevoli giornali stranieri e non solo di opposizione )?
Io ho letto, ora, ora sono informata, "mi son fatta 'na capa tanta": se il popolo di Seattle ha dei nemici, queste sono la globalizzazione mal usata come nuova gestione di vecchi poteri e le multinazionali … possibile che ci sia un collegamento qualsivoglia tra esse e i disordini di Genova e addirittura con le violenze delle forze dell'ordine, e lo scaricabarile dei nostri uomini politici, infine con la bombetta di Venezia?
Certo nessuno mi obbliga a schierarmi o a rispondere alle precedenti domande.… e' solo il mio spirito-guida (che ancora devo ben individuare) o forse il mio angelo custode che senza esserne richiesto mi solletica a prender posizione… E allora forse un po' ingenuamente non mi resta che fare una constatazione per quel che mi riguarda, questa: non posso, non riesco proprio ad individuare i miei nemici tra coloro che si battono contro la fame, contro le "fabbriche rondine" (i luoghi in cui i nuovi schiavi lavorano, strutture che volano via all'improvviso come le rondini per risorgere da un'altra parte dove c'e' materiale umano disponibile o obbligato a farsi sfruttare), contro il degrado dell'ambiente, contro i pericoli degli ogm, contro il debito dei poveri, contro lo scialo e lo spreco di pochi paesi ricchi, contro una politica neoliberale che favorisce grosse multinazionali e che alcuni individuano come nuovo imperialismo. Non c'e' bisogno di essere marxisti… no, basterebbe pero', a chi interessa essere cristiano o buddista, o "essere" semplicemente e non solo "avere", leggere il Vangelo e ricordare Francesco d'Assisi …Che razza di legame c'e' tra chi si proclama cristiano e poi raccoglie nelle sue mani capitali e imprese talmente ingenti e inquietanti da indurre un Parlamento a varare leggi speciali per salvaguardarlo nella persona e nelle proprieta'? O per uscire dal locale italico, che filo collega la "bonta'" della globalizzazione (che in se' esiste) con le politiche e le politiche economiche capestro imposte da una nuova area di influenza costituita da pochi paesi e gruppi ricchi?
Allora si' preferisco essere derisa (anche se desidererei almeno non venire picchiata, sparata, insultata, o semplicemente offesa) se decido di seguire le mie utopie, i miei sogni e mi piacerebbe poter avere ancora la possibilità di esporli liberamente, manifestarli -mi riferisco a queste cose orrende che una volta si chiamavano ideali nati magari da delle illusioni- in una piazza o per strada in un salotto o in una palestra di una scuola attraverso la rete internet ovunque insomma poiche' io sono una persona qualsiasi non ho un microfono o una telecamera che mi insegue dalla mattina alla sera … per raccogliere ogni mio mutar di ciglio… Al contempo non vorrei sentirmi dire da nessuno di coloro che parla invece dalla mattina alla sera in quei microfoni della tv e della radio o attraverso i suoi giornali e le sue telecamere che e' meglio che io stia zitta e tranquilla…perche' alimenterei disordine… il non scegliere da Dante veniva chiamato ignavia e io per ora non ho voglia di finire nel Vestibolo dell'inferno dantesco …
C'e' chi fa del "terrore"? Mi si dice che devo avere paura? Ma di chi? Posso almeno scegliere? Certo e' giusto che si abbia paura, ma allora proviamo a distinguere, a mettere sul piatto della bilancia questo terrore che dobbiamo avere… cosa e' venuto prima? I Black bloc (sconsiderati e irresponsabili davvero e peggio chi tra loro si e' infiltrato e li sta strumentalizzando) o il sopruso dei ricchi sui poveri? E posso davvero distinguere la violenza di quei pazzi dei B/b da quella della politica delle nazioni forti e ricche che -utilizzando istituzioni nate a fin di bene- si spartiscono il benessere del pianeta con tutti i mezzi possibili e della quale son divenute simbolo (molto poco simbolico a dir la verita') le violenze delle nostre forze dell'ordine impazzite (impazzite?) a Genova? D'altra parte i dati dell'Unctad -una delle tante costole dell'Onu- parlano chiaro: "La liberalizzazione dei mercati, provocata in buona parte dal Wto, si e' tradotta in un incremento delle disuguaglianze, nel declino dell'occupazione e in una caduta in termini assoluti dei salari, dell'ordine del 20/30 % ad esempio nei paesi latinoamericani".
Nell'impossibilita' di dare ripeto una risposta precisa preferisco scegliere l'unica strada, quella del pacifismo attivo che insegue un'utopia di per se' ne' di destra, ne' di centro, ne' di sinistra, almeno spero, anche se comincio ad avere qualche dubbio. Quella del chiedere di non generalizzare le conclusioni politiche contrapponendo per forza due partiti e da noi l'attuale governo superconservatore al precedente, o al contrario proporre un ambiguo clima "bipartisan", come si dice oggi, a uso e consumo personalistico; nel scegliere la strada che invece ci dovrebbe portare a scoprire le differenze e sulla quale si "fertilizzino reciprocamente i saperi locali (pratici) con il sapere tecnico-scientifico (codificato), la strada che porti ad una globalizzazione produttiva governata dalle piccole e medie imprese organizzate in distretti industriali …la strada della globalizzazione produttiva in generale che approfondisce la divisione territoriale del lavoro, valorizzando la varieta' dei territori coinvolti" (Perugini/Musetti docenti alle universita' di Siena e Perugia). Questo ultimo intervento e' solo uno dei possibili itinerari praticabili, ovviamente.
Non sto ora a recuperare tutti i testi filosofici che attribuiscono all'utopia quale struttura dell'immaginazione (la parola venne usata per la prima volta da Sir Thomas More nel 1516) una potenza devastante soprattutto quando ha a che fare con il comune senso di giustizia e di responsabilita' civile. Ma certo dopo Genova preferisco allora i nomi e le idee dei grandi utopisti moderni e attivisti ai nomi e alle idee di tutti i nostri politici e di tanti scrivani opinionisti e salottieri.
Eccoli gli utopisti :
Intanto i giovani dei movimenti non violenti (e tra questi di molti centri sociali e al loro opposto i boy scout dell 'Agesci) che riscattano tutte le accuse di qualunquismo e disimpegno rivolte contro di loro da genitori e insegnanti magari ex sessantottini. Soprattutto dopo Genova questi ultimi -come sostiene Vita Cosentino- possono star sicuri almeno di cio': la realtà non e' solo quella del Grande Fratello televisivo -il quale purtroppo puntuale come il giorno e la notte tornera' a settembre a provare ad addormentarci-… la realta' e' anche quella di Genova … li' è stata ripresa l'unica vera puntata del vero Grande Fratello…..(Chissa' se G. Orwell, l'inventore del Grande Fratello dell'omonimo romanzo, avrebbe immaginato di diventar protagonista per interposte persone di una trasmissione di cosi' grande successo e il fatto che il suo capolavoro sarebbe stato ristampato con la prefazione di un Carneade qualunque, il trionfatore di quella gara televisiva, un giovanotto che, per parafrasare Biagi, ha forse un'unica idea proprio come il povero Giuliani, comunque un'idea che non si scontrera' mai con una pallottola).
Poi tutti gli altri che come dicevo indipendentemente dal sesso, dall'eta', dal colore, dalla fede politica e religiosa costiutiscono la Rete… Tutte le Associazioni (da Lilliput, ad Amnesty, ai Social Forum, a Greenpeace, ai Beati costruttori di pace, e anche quelli di Nessuno tocchi Caino e quelli delle Tute bianche e i Medici senza frontiere, fino a Mani tese, Pax Christi, gli Zapatisti, le Lesbian Avenger, ecc…che puoi trovare in parte nel glossario) finora insieme in questa battaglia. La Rete a cui mi riferisco -come ci spiegano i nuovi lillipuziani- e' quella che ormai in tutto il mondo si vuole tendere per imbrigliare in piu' punti tanto da impedirgli di stare in piedi il gigante Gulliver della globalizzazione mal intesa ed usata.
Ancora persone come il francescano brasiliano Leonardo Boff invitato dalla Chiesa, dopo essere stato giudicato dalla Congregazione della dottrina della fede di Roma, a un anno "di silenzio ossequioso". Gli e' andata solo un po' meglio che a Galileo a distanza di quasi mezzo millennio. Nel libro contestato "Chiesa: carisma e potere" Boff insiste sulla necessita' di trovare un nuovo "patto etico" per combattere l'aggravarsi della poverta', il degrado ambientale, la disoccupazione strutturale, i danni della globalizzazione. Come Naomi Klein, giornalista, Jose' Bove', agricoltore, Julia Hill, ambasciatrice delle foreste, Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri, Jeremy Rifkin, cattedratico di economia, Vandana Shiva, indiana, scienziata e filosofa, don Vitaliano della Sala, sacerdote, Vittorio Agnoletto, medico, suor Patrizia Pasini, missionaria, Francesco Martone, senatore, Lidia Menapace, pacifista, Ivan Verga, vicepresidente della Vas, Alex Zanotelli, padre comboniano, Tonio Dell'Olio di Pax Christi, Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, Mario Pirovano, attore, Grazia Francescano, Verde, una serie di musicisti (U2, Ani di Franco, The Hole, Rage against the machine, Jovanotti, Youssu N'Dour, Radioehead, Paul McCartney, Bob Dylan, Manu Chao, Almamegretta, Peter Gabriel, Bob Geldolf, 99 Posse…) ecc…
E infine il capo indiano Seattle.

Nel 1854 "l'uomo bianco" offre una riserva in cambio della terra abitata dai "pellerossa". Seattle risponde al rappresentante di Washington: "Come puoi tu comprare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea e' strana per noi. Se non possediamo la freschezza dell'aria e lo scintillio dell'acqua, come puoi tu comprarli?... Io non so, il nostro modo di vivere e' diverso dal vostro. La vita delle vostre citta' fa male agli occhi dell'uomo rosso. Ma forse perche' l'uomo rosso e' un selvaggio e non capisce."
Oggi Seattle, nello stato di Washington non e' piu' solo la patria della Boeing e della Microsoft, ma anche di una contestazione che prende forma on line avendo piegato a se' proprio Internet uno dei simboli dell'odiato Grande Fratello… Per la verita' bisogna precisare che prima di Seattle la protesta aleggiava gia' attorno ai primi anni novanta: Lidia Menapace della "Convenzione permanente donne contro le guerre" ricorda che nel 1995 a Pechino per la Quarta conferenza mondiale delle donne indetta dalle Nazioni Unite si era in 51mila e che le economiste presenti criticarono gia' allora con fermezza la globalizzazione, sostenendo che aumenta il divario tra paesi poveri e ricchi. E poiche' le donne rappresentano il 70% dei poveri, la percentuale e' destinata ad aumentare.
Si narra, ricordano i giornalisti Nanni, d'Asaro, Greco, che nel 1999 a Seattle il presidente Clinton mentre veniva scortato in auto dai poliziotti antisommossa verso il suo albergo fortificato, incontrasse alcune decine di manifestanti che gli mostrarono il sedere e che Clinton avesse detto indicandoli: "Sono tutti come il re canuto, stanno solo cercando di fermare il mare in tempesta tendendo una mano". Si racconta anche che il suo assistente avrebbe prontamente replicato che il mare in tempesta sembravano tutti quei sederi ondeggianti, non la globalizzazione o il Wto, ma non risulta che Clinton abbia mai risposto a questa osservazione.
" 'Cosa volete?' chiede il giornalista all'anarchico ferito a Genova. E lui : 'Niente'. Risposta perfetta. Il mass-media man resta esterrefatto. Tanta fatica per niente, ma come neppure uno scatto di anzianita', o una gratifica? Veri mostri." ( Roberto Silvestri, giornalista, Il Manifesto)

Asimm

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