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IL PRIMO FUMETTO GAY : FROCIK
di Massimo Consoli e Enrico Verde



In occasione della mostra "Omosessualità e fumetti" di venerdì 4 ottobre a Roma presentiamo un'anteprima (cui faranno seguito altre strisce) in esclusiva di fumetti e disegni gay (aventi per protagonista FROCIK) realizzati quasi trenta anni fa -forse i primi in assoluto in Italia- da un'idea di Massimo Consoli. La grafica e lo storie sono opera di Enrico Verde.

Dietro lo pseudonimo di Enrico Verde si nasconde uno dei collaboratori di Massimo Consoli più costanti e a lui fedeli nel tempo, fin dal 1976.
"Frocik" era invece lo pseudonimo che Consoli inventò nel 1973 per la rivista gay "Con Noi". Quando diventó un fumetto pubblicato su "Ompo", il personaggio ero proprio Massimo (magro, con gli occhiali, "vendicatore degli oppressi"...).
Si era pensato all'epoca anche ad una trasposizione cinematografica.


Scheda di presentazione

Il personaggio "Frocik" fu ideato nel 1979 da Massimo Consoli, fondatore ed ideologo del movimento gay in Italia, e da Enrico Verde, allora studente di antropologia e disegnatore surrealista.
"Frocik" si presenta ai lettori del mensile "Ompo" come un eroe simile a Batman, a Nembo Kid, forse anche a Zorro, ha una corporatura atletica e gli occhiali come Consoli, Pier Paolo Pasolini e Dario Bellezza.
E' "il vendicatore degli oppressi" e brandisce una frusta, un gatto a nove code, con cui punisce gli atti di omofobia. A differenza degli stereotipi del tempo, "Frocik" è inequivocabilmente maschile, si muove come un gatto nel giorno e nella notte, non rifiuta quella violenza che è autodifesa della categoria di oppressi che vuole proteggere. Infine, questo Superman gay degli anni '70, ha un nome indelicato, volgare, tratto da espressione gergale, che sembra rigettare le connotazioni dispregiative su coloro che usano ed abusano il sostantivo "frocio" per additare e denigrare una persona o una categoria.
Le strisce di "Frocik" sono deliberatamente molto semplici, quasi naive, ed il personaggio è privo di connotazioni intellettualistiche; come il tratto con cui è disegnato manca di effetti e di raffinatezze stilistiche. Nelle strisce di "Frocik" sono rappresentati l¹atto di omofobia, il contesto, l¹intervento dell'eroe che puntualmente impartisce la punizione a colpi di frusta.
E' un po' lo schema di un fumetto per bambini, ma negli anni '80 l'idea che gli atti di omofobia potessero meritare una punizione non era scontata neanche all'interno della comunità omosessuale.
"Frocik" è pertanto didascalico e, nella sua semplicità, ribalta lo schema nel quale, al termine di ogni storia, è sempre il gay a subire la violenza. L'ideologia di un possibile capovolgimento di tale realtà tristemente diffusa è introdotta ricorrendo allo stereotipo dell'eroe salvatore che da una parte propone un nuovo modello reattivo e dall'altra infrange anche quelli vulnerabili ed effeminati maggiormente diffusi nella comunità gay.
"Frocik" è maschilista? No, è semplicemente maschile, ma con una punta di autoironia che il suo cappello da giullare sottolinea e pone bene in vista.
Le strisce di "Frocik" sono state poi sostituite, nella creatività dell'autore, da un pirotecnico gioco di rappresentazione degli stereotipi umani nella loro inconsapevole mostruosità. Dal didascalico al surreale, Enrico Verde ha reso poi più stilizzate le proprie ideazioni e rappresentazioni divertendosi, sempre in tandem con Consoli, anche nella produzione grafica delle Gay Lire, proposte nel febbraio del 1992, che hanno avuto grande risonanza nella stampa nazionale e internazionale. Di "Frocik" rimane l'idea di un vendicatore controcorrente che appartiene alla memoria storica degli anni '80 ed alla fantasia di un periodo, erede delle utopie degli anni '60 e '70, nel quale la creatività ancora si concedeva e compiaceva di esprimersi come un guizzo di giocosa vitalità al di fuori dei limiti posti conformismo intellettuale.

"FROCIK"
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