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Testimonianza>>da_L'Unità_un_due_tre>>Non_riesco_ancora_>Mara

"L'Unità - Uno due tre liberi tutti" :
IO CHE NON ERO AL GAY PRIDE DI PADOVA


La testimonianza:
non riesco ancora a dire che sarò omosessuale per la vita


Una sera passeggiavamo mano nella mano per i vicoli di Roma. Poi lei ha desiderato darmi un bacio.
Soltanto un bacio, un piccolo bacio sulle labbra.
Allora siamo entrate in un localino gay. Non era ancora aperto, ma il dolcissimo ragazzo che lo gestiva ci ha accolte sorridendo. Stavamo lì sedute mentre lui sistemava i tavolini, accendeva le candele, calibrava le luci soffuse.
Intanto l'orario di apertura era passato da un pezzo. Ma la porta rimaneva chiusa. Sbarrata. Ho notato le sbarre alla porta. Qualcuno da fuori si è avvicinato all'ingresso e mi è parso di sentire il rumore di un chiavistello.
Il chiavistello c'era davvero, anche se il locale era in penombra e non distinguevo bene gli oggetti e le sagome. Ma il rumore di un chiavistello è inconfondibile.
Ho chiesto a lei: «Perché la porta rimane chiusa? Cosa sono quelle sbarre?»
Lei mi ha risposto: «Stai tranquilla tesoro, la maggior parte dei locali gay è così. Bisogna suonare prima di entrare. Non si sa mai».
Ho provato angoscia e mi è venuto un attacco di claustrofobia, sono stata in silenzio qualche minuto per non farla preoccupare, ma poi l'ho pregata: «Andiamo via».

Non ho sfilato al Gay Pride di Padova.
Ho 35 anni e tanta confusione in testa.
Tanta paura. Una paura «fottuta», come dicono nei film americani. Porto ancora la fede matrimoniale al dito, e al polso il braccialetto che mi ha regalato due anni fa la prima donna che mi ha detto: «Ti amo».
È stata lei ad accompagnarmi «dall'altra parte», ma io probabilmente desideravo cominciare il viaggio.
Mi ha raccontato di un ragazzo che l'amava tantissimo, «ma io -disse -, cocciuta fino all'ultimo, ho intrapreso il mio cammino senza voltarmi indietro».
Senza voltarmi indietro. All'epoca mi avevano colpito le sue parole drastiche, definitive, come di chi abbraccia una «fede» per la vita. Di questo forse ho paura.
Abbracciare l'omosessualità per la vita. Forse l'ho già fatto.
Sarò omosessuale per la vita. Lesbica per la vita. Ecco, l'ho scritto.
Ma, se sarà sempre così, io so di odiare le sbarre; detesto i chiavistelli e i vicoli ciechi rifiuto di nascondermi e raccontare bugie; so che mi piace tantissimo camminare all'aperto, con il sole sul viso e il vento fra i capelli, come scrivono i poeti.
E, quando siamo insieme, sto sempre «appiccicata» a lei, neanche me ne accorgo, ma è raro che lasci la sua mano quando camminiamo per strada in mezzo alla folla.
Perché lei è buona come me; è buona come voi, etero convinti e «definitivi».

Non ho sfilato al Gay Pride di Padova.
L'ho desiderato, ma non ce l'ho fatta. Avrei voluto camminare dietro uno striscione colorato, e camminando pensare a tutta la creatività, la bellezza, la forza, la passione che le lesbiche e i gay hanno lasciato e lasciano su questa terra.
Perché, anche se ancora io «non ci sono», quella è la mia gente, il mio popolo, la mia famiglia.
Se mi mettessi su un marciapiede a guardarli passare, so che mi riconoscerebbero: come le mascherine che nel teatro di Mangiafoco hanno riconosciuto Pinocchio seduto tra il pubblico. E lo hanno invitato a salire sul palco.
Perché era «il nostro fratello Pinocchio».
Uno di loro.

Come io sono una di voi, ragazze e ragazzi, uomini e donne, che siete stati al Gay Pride. Ogni volta che fate un passettino sull'asfalto in pieno giorno, davanti al mondo intero, ogni volta che cantate insieme una canzone -ogni volta che ribadite il vostro impegno per i diritti civili e la non violenza- allontanate il pericolo che qualcuno attacchi di nuovo un triangolino rosa sulle nostre giacche, aprite un altro chiavistello, eliminate un'altra piccola sbarra anche dalla mia vita e dalla mia mente confusa e -giorno dopo giorno- anch'io respiro un po' di più.
Avete affrontato viaggi e disagi per essere lì, a Padova -orgogliosi e senza vergogna- ed avete sfilato anche per me e quelle come me che ancora «non ci sono», e l'unica cosa che posso fare è esprimere un immenso rispetto e dirvi grazie dal profondo del cuore, e spero di raggiungervi presto, magari uno dei prossimi anni, o magari soltanto l'anno prossimo.

Mara,
icebluesclassic@yahoo.it

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