Sabato sera a Milano: patetico. Il mio umore: pessimo. Pensieri neri, solitudine, stanchezza, ma nella tasca sinistra del mio giaccone l'asso di cuori, bisogna sempre avere una buona carta da giocarsi nei momenti difficili.
È il biglietto per un concerto, la musica è tutta la mia vita e allora io voglio vivere anche se qui è ormai sempre più complicato sopravvivere.
Il concerto è all'Auditorium di Milano in corso S.Gottardo a due passi da casa mia nel
deep Ticinese a fianco dei famigerati navigli.
Inaugura la rassegna, molto interessante, "
Jazz Ladies", la signorina
Dulce Pontes,

portoghese, born 1969, sbrigativamente e banalmente definita la nuova regina del fado, la nuova Amalia Rodriguez, eccetera; ho ascoltato i suoi dischi, c'è il fado e c'è anche molto di più, ma assolutamente, come è naturale, nemmeno l'ombra del jazz.
Giro l'angolo e vedo la folla, sono sempre molto scocciata quando i miei simili fanno le mie stesse cose nei miei stessi orari, poi questa è musica, buona musica e la vorrei solo per me. Ma io tendo a sottovalutare l'umanità per poi scoprire che tanto fessa non è.
Entro decisa pensando solo ad accomodarmi rapidamente nel posto che ho scelto con cura maniacale in platea, anche se l'Auditorium ha un'ottima acustica e si sente bene un po' dappertutto.
Ma le porte della sala sono chiuse, la gente si accalca e parte un annuncio stile Ferrovie dello Stato, più precisamente pendolino, "
Per motivi tecnici il concerto inizierà in ritardo". Cioè? Perché? Per quanto?
Ahia, serata grama, after giornata grama.
Gironzolo nel foyer sempre più nera pensando: "
ora incontro qualcuno che mi sta sulle palle e faccio filotto".
Manco a dirlo, mi sono autogufata: compare dal nulla un amico che non vedo da 15 anni almeno, uno della mia generazione solo con qualche anno in più, ci frequentavamo nei primi anni '80, ascoltavamo musica (jazz), facevamo finta di studiare alla statale e ciascuno cuccava per la sua parte senza recarci reciproco disturbo; parlavamo molto con Lucio, parlavamo di cose importanti, ma in compagnia facevamo gli scemi, poi lui si sposò e fece pure una figlia …
Non mi stupisco certo di vederlo qui ad un concerto da buongustai, mi stupisco di vederlo uguale a venticinque anni prima, con gli stessi tic, e accompagnato da una donna molto bella sulla quarantina che naturalmente lui si guarda bene dal presentarmi, ah già, ma lui è un intellettuale e quindi ha la testa tra le nuvole.
"
Ciao! Ma che ci fai qui?"
Vorrei rispondergli: "
Sono qui per la vendemmia, no?" ma ho rispetto per la sua affascinante accompagnatrice, le lancio un'occhiata, lei mi lancia un'occhiata e quindi io indico le porte chiuse e, con un sorriso, attacco:
"
Beh … (e volevo dire il concerto)" ma lui ha qualcosa di davvero speciale da rivelarci ed è nientemeno che Dulce Pontes, udite udite,
è brava, bravissima per carità, però in certi pezzi e si sente soprattutto nei dischi, va di un'ottava troppo sopra o troppo sotto, non è un difetto è una sua caratteristica, aggiunge poi con un sorrisetto idiota accorgendosi delle nostre espressioni, la mia e quella della sua amica, che sono molto eloquenti:
o sei pazzo o sei scemo, comunque sia, vaffanculo te e la tua ottava di troppo.
Lei, per salvare la situazione, sbuffa e dice: "Che caldo qui, quanta gente … sediamoci sui gradini", si allontanano … io faccio segno che preferisco continuare a passeggiare, lui è visibilmente sollevato, lei impassibile.
Non ci siamo nemmeno chiesti come va, come stiamo, eppure ne abbiamo passato di tempo insieme, e cosa ci farà quella donna così attraente con questa caricatura alla Lauzier? Ma non si annoia? Boh?
Mi chiedo se voglio davvero bene ai miei amici, e poi immediatamente mi vieto di farmi menate perché sono già abbastanza triste e parecchio irritata dall'imprevisto ritardo.
Intanto noto il tavolino tra le due porte di ingresso alla platea e oltre ai soliti CD in vendita c'è un grosso cartello che annuncia:
"Dulce Pontes sarà lieta di autografare i propri CD alla fine del concerto".
Ah, bene, è una simpatica, mi dico, però questo l'avevo già letto da qualche parte, certo che se non si sbrigano i CD ce li firma domani.
Ho preso la deprecabile abitudine di non portare l'orologio. Adesso mi servirebbe, potrei soffrire di più, maledizione!
Il pessimismo aumenta.
Ogni tanto vado a sbattere contro Lucio e la sua compagna, ci scambiamo frasi o gesti di scherzosa impazienza, mentre immagino che nevrotica dura io, nevrotico duro lui, chissà chi sta friggendo di più, bella gara!
Finalmente si aprono le porte, finalmente possiamo entrare, la sala è strapiena, si spengono i cellulari, si spengono le luci e alle 21 e 40, dopo alcune inutili chiamate del pubblico, il concerto inizia.
Inizia con lei sola che sale sul palco.

E lei è scalza, vestita di nero, una sciarpa rossa e arancione, i capelli pettinati a coda di cavallo con una dalia arancione sulla destra.
Si ferma a metà palco, ringrazia il pubblico che ha già dimenticato la lunga attesa nella calura e anzi la applaude sicuramente con maggior foga, fa il gesto di abbracciarci tutti, non dimentica di salutare la galleria, non se lo dimenticherà per tutto il concerto, è sorridente, materna, mediterranea.
Portoghese? Greca, latina, nostra.
È amore, come è giusto che sia tra artista e pubblico; mi chiedo quando comincerà il rapporto sessuale vero e proprio.
Siede al piano e canta un pezzo malinconico e stupendo con voce già perfetta.
Io non capisco una parola di portoghese, né di spagnolo, me ne rammarico, ma si capisce che canta di una passione, forse in qualche modo impossibile.
"
Il fado porta al mondo il sentimento della saudade. Termine che viene sbrigativamente tradotto con ·nostalgia·. Ma non è la stessa cosa.
Saudade ha una connotazione più positiva. Richiama la profonda commozione per un qualcosa che è tuo, che ti porti dentro, che nessuno ti può strappare, ma che, in quel preciso momento, è lontano da te e non puoi toccare."
Alla fine di ogni pezzo sorride tanto, ringrazia tantissimo e beve un sorso di qualcosa che sembra birra.
Ed ecco gli altri musicisti, pianoforte, chitarre, violini, bandoneon, nessuna percussione, niente di elettronico, nove uomini e una sola donna, che suona il violoncello. Questo sarà un concerto tosto.
Infatti, l'unica cosa che non va sono le luci, sciabolate fastidiose di colore dritte negli occhi della platea, non siamo in discoteca … né a bordo del cargo spaziale Nostromo alle prese con Alien!
I brani sono brevi, scorrono fin troppo velocemente, lei presenta man mano gli eccellenti strumentisti, ma il concerto è lei, la musica è lei, ad ogni minuto, dopo ogni canzone ci ha sempre più in pugno, fa quello che vuole della sua voce e fa quello che vuole di noi.
Quando avevamo più o meno vent'anni una mia amica, che è una delle menti più brillanti della terra, mi disse:
"Vorrei essere capace di danzare, per poter danzare un giorno per l'uomo che amo".
Fu una confidenza che mi infastidì, ettepareva!
E poi mi sembrò esagerata, melodrammatica e pure un pochetto antifemminista … e invece aveva già capito se non tutto, molto.
Non vado più ai concerti rock, non ho più il fisico, ma vado spesso a quelli nei teatri, come questo, e nei teatri ci sono spesso concerti come questo e in concerti come questo spesso le donne cantando accennano passi di danza.
E anche stasera è solo quando Dulce finalmente avvia movenze alla Lindsay Kemp, dà inizio alla fisicità, a quel rapporto erotico e carnale con il pubblico che provoca piacere a noi e a lei, che scrosciano non più applausi, per quanto vigorosi, ma veri e propri ululati. Saltano i freni, la gente urla:
Brava! Sei grande! Sei bella!
E lei sorride, ringrazia, beve.
E poiché siamo in ritardo non si concede nemmeno l'intervallo, ma poi, infatti, perché interrompere?, tutto d'un fiato si va avanti, Dulce canta e tenta di farci fare da coro, noi, più che pigri, siamo imbarazzati, lei è troppo brava, nicchiamo, si burla amabilmente di noi e così si prende un vantaggio di simpatia e seduzione che è ormai incolmabile.
Si toglie la sciarpa ed indossa uno scialle molto elegante e con questo semplice gesto manda in orbita il teatro, lei stessa ne ride, il fatto è che è stato un gesto così sensuale … ma non è finita, lo scialle è servito per dare il via al chitarrista che attacca un flamenco da brivido e lei canta e balla alla sua maniera.
Non sappiamo più che fare. Mi sto divertendo davvero. Mi sto divertendo come da parecchio non accadeva. Bene.
E subito dopo, senza tregua, il bandoneon avvia languidamente un tango argentino, bello come un tango argentino, e lei canta un po' brechtianamente "
Sono Maria di Buenos Aires" (questo è quello che ho capito io, e credo di aver capito anche che questa Maria non era esattamente un'educanda) e balla tenendo su il vestito, come fanno le donne, più di così … comincia a fare effetto persino su di me.
Batto le mani, una cosa che non faccio mai, non penso più a nulla, non mi accorgo più di nulla, finalmente mi abbandono, finalmente non sono più nervi e cervello, ma sto a bocca aperta a guardare, ad ascoltare, con un sorriso gaiamente ebete.
Generosamente, senza pietà né per noi, né per sé stessa Dulce continua a cantare, ora canzoni più dolci, ora pezzi più aggressivi.
Ma arriva l'ora di chiudere lo spettacolo.
Esce, ringrazia, ci abbraccia tutti, raccoglie la sciarpa, un mazzo di fiori che le hanno portato, saluta. Ciao, ciao.
Ennò, cara, ci hai fatto arrivare troppo in alto, le urla di bis sono perentorie,
non ci molli così, adesso!
Gente dai 50 in su che grida in piedi assatanata:
F u o r i ! F u o r i ! F u o r i ! Beh, questo non l'avevo ancora visto.
E lei torna fuori a cantare prima un pezzo tradizionale, dopo che qualcuno le ha chiesto "
Mas que nada", facendola sorridere e scuotere la testa.
E poi, dopo altre urla e fischi disperati, ritorna per un brano di Morricone, dal suo ultimo disco "
Focus" dell'ottobre 2003, cioè questo:
http://www.universalmusic.nl , il brano è la colonna sonora di "
C'era una volta in America", un brano che non solo non è né fado, né musica etnica, ma è un pezzo melodico occidentale, un brano da film, appunto, facile, eppure la potenza della sua voce è impressionante. Sprecata per pezzi così.
Ma lei dice sempre che: "
Sono più interessata alla passione che alla tecnica", dunque …
Poi ci fa capire, non so come, che ora basta davvero. È stanca.
Usciamo lentamente, mi apposto al tavolino, i CD vanno a ruba, prendo appunto "Focus", anche perché è l'unico rimasto.

Consiglio, intanto che la aspettiamo: dovete assolutamente avere "
Primiero canto".
Perché?
"
Certo, il fado fa parte della mia vita, della mia cultura, ma io affronto la tradizione lottando contro chi vorrebbe imprigionare le culture musicali negli steccati. La tradizione musicale del Portogallo non è solo il fado, c'è anche il folklore, la musica popolare portoghese, ci sono influenze africane, arabe. Il mio ambito è la world music. Ho lavorato con artisti brasiliani (Veloso), capoverdiani (Cesaria Evora), voglio affrontare il repertorio di Piazzolla, che adoro. La chiave non è l'attenzione alla forma. 'Il fado si suona in trio!'. Sciocchezze. La chiave è mettere nel tuo lavoro l'impronta dell'emozione".
Capito?
E poi tutti gli altri, se vi va,
Lusitana del '92,
Lágrimas del '93,
Dulce Pontes em Concerto - A Brisa do Coraçăo, doppio dal vivo del '95,
Caminhos del '96, una soluzione potrebbe essere:
The best of Dulce Pontes, del 2002, ma insomma, troppo comodi questi benedetti best of!
"
Focus" solo se siete dei patiti di Morricone (vi ricordo che non è vilipendio della patria e dell'italico tricolore non essere dei fan di Benigni, Salvatores, Tornatore, eccetera o dello stesso Morricone; se non vi piacciono avete diritto al voto ugualmente, contenti vero? ;-)

Una mezz'oretta e arriva una ragazzina minuta con i capelli raccolti ed un'aria davvero spossata, è lei, Dulce, applausi e vampirismo.
Foto a raffica.
Quando torni a Milano? (ma se ha appena finito di cantare!)
Risponde gentile e sorridente, giustificandosi: "
Non so, non dipende da me, è la produsion …"
Perché non canti un'altra canzone solo per noi che siamo rimasti ad aspettare?" (che eroi! E che pretese!)
Risponde con un gesto garbato ma che è un no, non se ne parla proprio!
Poi alza lo sguardo, e incontra il mio che le sto proprio davanti e me la sto gustando.
Io ho sempre l'aria un po' severa e Dulce, evidentemente, sente di dover aggiungere qualcosa: "
Estoy costipata …" e mostra il fazzoletto che ha in mano.
Ecco perché il ritardo! Altro che birra!, la birra l'ho in testa io e a litri, sarà stato qualche intruglio per la voce.
Ora, una persona normale e magari vagamente educata avrebbe risposto a questa dolcissima creatura, molto probabilmente anche un po' timida, che si scusa di aver cantato pur stando male con la sottoscritta -non si sa se per fiducia o per terrore- (è un dubbio che mi viene spesso) come minimo:
"
Ma poverina! E come stai ora?", e come massimo: "
Alla faccia del raffreddore! Sei stata magnifica!".
Macché, la sottoscritta dà lezioni di italiano per principianti e di medicina di base al sabato sera e le dico "
Tu sei influenzata!", lei ubbidiente ripete: "
Io sono influensatta", e mi sorride, ha fatto i compiti.
Io ho un momento di sbandamento forse dovrei consigliarle latte, miele e un'aspirina, forse dovrei sparire dalla faccia della terra, meglio la seconda.
In quel momento lei mi prende il disco e mi dice tirando fuori una voce da Terminator: "
Alora, quall'es tuo nombre?" e mi sorride.
Ha capito il tipo. Blushing. "
Ehm … sarebbe FIO, senti, grazie di tutto, tu sei stata … ehm … assolutamente grande, un incanto … e … ehm" (Non farle troppi complimenti, FIO!, me racùmandi! Magari si monta la testa).
Lei, invece, sorride sempre, mi fa l'autografo con il disegno che è quello del suo sito ufficiale
www.dulcepontes.net
e mi consegna il tutto ancora sorridente.

Mi giro e mi ritrovo la barriera umana, non me ne ero accorta, non riesco ad uscire, e sia che spinga sia che chieda permesso anche se è evidente che devo uscire, gli altri premono più forte.
Mi rigiro e le dico: "
Beh, allora io sto qui con te!", ride, beeene!, ma gli altri, maledetti loro, ora mi fanno posto, si scansano e mi lasciano passare.
Mi allontano camminando all'indietro e salutandola con la mano, anche lei saluta continuando a ridacchiare.
Sono uscita, sono all'aperto, è mezzanotte in punto, c'è molto traffico, molta gente, l'aria è serena e tiepida, è bellissimo ed io sono molto felice.
Tre ore fa ero incazzata morta ed ora mi farei il giro di Milano a piedi, ma se poi incontro qualche altro matto presuntuoso della mia stessa razza?
No, no, meglio non rischiare e andare a casa di corsa a godersi i sogni ad occhi aperti e chiusi che sicuramente verranno.
"
I concerti sono tra i momenti più felici della mia vita, mi danno la sensazione di avere ricevuto un dono, di avere una ragione di vita.", sì, è così anche per me. "
Alla fine della giornata", dice sempre Dulce "
nessuno è un'isola impenetrabile".
Già, nemmeno FIO.