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princidaguardare PRINCIPESSE AZZURRE DA GUARDARE






















Autrici: Barbara Alberti, Cristiana Alicata, Leonia Arguta, Costanza Arienti, Roberta Calandra, Marc de' Pasquali, Marcella di Mare, Rosanna Fiocchetto, Margherita Giacobino, Iceblues, A.S.Laddor, Armida Laviano, Sonia Patania, Francesca Polo, Costanza Ridens, Giulia Serughetti, Veronica Seton, Federica Tuzi, Delia Vaccarello, Valeria Viganò, Sara Zanghì




AMMIRATECI! L'introduzione di Delia Vaccarello


Aprire gli occhi è un gesto semplice che spesso compiamo in modo automatico, al di qual della coscienza. Guardare è tutt'altra cosa.
Le principesse azzurre, giunte al quinto appuntamento, si fanno guardare senza reticenze. Mostrarsi allo sguardo altrui vuol dire diventare visibili e contemporaneamente offrire la possibilità a noi stesse di sentire chi siamo davvero. Come avviene un tale "miracolo"? Infrangere un tabù è superare un timore, è prendere contatto con ciò che prima veniva evitato perché considerato pericoloso. Per tanto tempo l'amore tra donne è stato un tabù. A quante di noi "guardandosi" allo specchio non è successo di intravedere una specie di "demonietto" che aveva un ghigno al posto del sorriso? Quel "demonietto" era uno dei volti del tabù che teneva in ostaggio una parte di noi stesse. E' vero, infatti, che l'omofobia è una minaccia che viene dall'esterno, ma è altrettanto vero che ha la forza di alloggiare con facilità nelle stanze delle nostre anime. Allora illuminare l'oscurità che è stata imposta al lesbismo migliora noi e la nostra vita. Ne siamo certe? La visibilità degli amori fra donne, cresciuta nel tempo, dà la possibilità di riconoscersi meglio e di differenziarsi. Fa bene all'identità delle lesbiche, delle etero, delle donne in genere, nonché degli uomini. Di tutti, insomma. Ci aiuta ad affrontare la paura. Ad averne sempre meno.
La verità, quando la si osserva senza camuffarla o manipolarla, dà sempre una gran forza. Perché è vitalissima.
Leggendo i racconti noterete con più lucidità quanto succede dentro, fuori, intorno a voi, quanto è successo prima e dopo, persino quanto accade nelle vostre visioni. "Vero come la finzione" come recitava il titolo di un bel film proiettato nelle sale questo inverno? Probabile. La capacità visionaria è un terzo occhio che, se lavora bene, gioca in squadra alla grande con gli altri due. E che dire del Potere? Guardare ha senso anche perché c'è chi lavora molto alacremente, con un rinforzo negli ultimi anni, per bendare troppi di noi. In Italia, e non solo, spesso non si vuole vedere che ci sono associazioni capaci di riunire migliaia di persone alle prese con un nuovo modo di stare insieme, ben diverso dalle retoriche anni Cinquanta che si vuole ritornino di moda. Sfogliando le pagine di questo libro, grazie a un buon miscuglio di realtà e finzione, troverete il gusto della testimonianza di ciò che spesso è volutamente ignorato. Un gusto unito al piacere della parola evocatrice che viaggia e ci fa viaggiare. Una parola "potente" che vuole annidare in chi legge l'opposto dell'omofobia. Forza, coniamo un termine nuovo, perché no? Chiamiamola lesbofilia.
Nel "dizionario fantastico della liberazione" mi piace pensare che abbiano un posto in prima fila la voce lesbofilia e la dicitura: "le principesse azzurre ve la consigliano caldamente". Oppure possiamo usare anche un altro termine. Semplice e forte. Usiamo la parola amore. L'amore autentico è tutto il contrario dell'omofobia. E' l'antidoto più efficace contro i veleni, la protezione più salvifica. Guardate non sto indicando ricette buoniste, non mi riferisco all'amore come a un collante sociale appicicaticcio che assolve tutti e non ti fa separare da nessuno.
No, affatto. Intendo dire che un sentimento profondo di costruttività è la miglior difesa contro chi distrugge e lo fa per disperazione oppure, semplicemente, per malvagità. Termini e stili di vita inediti sono il pane quotidiano di questi racconti che ritraggono principesse azzurre capaci di originalità da "guardare", da "mirare", e persino da "ammirare" per il loro coraggio.
Ancora. Tra queste pagine troverete immagini concrete e non solo metaforiche, troverete dunque alcune fotografie. Sono istantanee di donne che vengono citate nei racconti e che non sono necessariamente omosessuali. Sono importanti per la ricostruzione di una rete di riferimenti che sottolinei come sia falso propagandare frasi del tipo: le lesbiche "non hanno famiglia", vengono dal nulla, sono infide, "capricciose", e così via. Le donne che amano le donne non sono eccezioni della storia. Anche se, in qualche caso, sono eccezionali. Avrete in un paio di racconti anche le immagini delle protagoniste degli amori di cui si narra. L'invito allo sguardo sarà disseminato riga per riga.
Grazie alla penna di Francesca Polo che racconta i primi dieci anni dell'associazione da lei presieduta e di una coppia alle prese con una rete di destini incrociati "si fanno guardare" le donne di Arcilesbica (in "Dieci anni"). Le speranze, le attese, gli entusiasmi delle "famiglie arcobaleno", quei nuclei di gay e lesbiche con prole nati anche nel nostro paese, e che molti ignorano con tenacia degna di miglior causa, spiccano nel racconto "Arcobaleno"di Marcella di Mare, che dà respiro a una realtà vissuta dall'autrice in prima persona. Si fanno ascoltare, invece, le voci delle tante donne che si rivolgono a una Linea Lesbica e sperimentano cosa succede "Se telefonando…". A tratteggiare il crescendo di botta e risposta è un'operatrice, una "penna felice" che ha scelto di firmare con uno pseudonimo per rispettare la riservatezza necessaria allo svolgimento di un'attività così delicata. Ancora, si mostrano anche le donne in cerca di sé tra il maschile e il femminile raccontate in "Lady boy" di Federica Tuzi. Leggendo osserviamo le identità e le loro contraddizioni, i conflitti e le opportunità. I salti nel buio e nella gioia. Udiamo le grida "letterarie" di battaglia. Proprio quando le donne lesbiche in Italia diventano più visibili le si osteggia, negando diritti minimi attesi da troppo tempo. Allora occorre saper guardare per accorgersi della vita che ostinatamente vuole vivere (Vizio tardivo di Sonia Patania), per affinare l'ironia che è il sapore di fondo di "A spasso con l'infermiera" di Iceblues e l'eco salvifica di "Ti ho aperto la portiera" di Armida Laviano. Per azzeccare lo stratagemma necessario necessario a chi vive "sotto metafora" (Giulia Serughetti).
Per gustare il sapore graffiante del ridere di sé della "Mano segreta" (Leonia Arguta e Costanza ridens). Occorre afferrare il meccanismo della vessazione per ribaltarlo, come suggerisce diabolicamente Barbara Alberti nella "Mamma del bambino malaticcio". E non parliamo dell'effetto choc. Guardare, se non lo si è fatto bene, se prima ci è stato impossibile, crea vertigine, disorientamento. E poi entusiasmo, sapienza. Lungimiranza. Veggenza. Osservando con acume si riesce ad assaporare la Storia che non ci è stata raccontata, come suggerisce "La ragazza di Pat Highsmith" di Margherita Giacobino. Si può assistere alla propria rinascita (La seconda Viola di A.S.Laddor), individuare il percorso iniziato nell'adolescenza (Prigioniere di Valeria Viganò), nella prima infanzia (La bambina del futuro di Delia Vaccarello), e destinato a non esaurirsi mai (Senza fine di Roberta Calandra) . L'intento, inutile dirlo, è vulcanico ed erotico. Liberatorio e "meraviglioso", come la Letteratura.
Allora, cosa aspettate a leggere?
Ne vedrete delle belle.

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