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>>antonia_pozzi >>
IN RIVA ALLA VITA
a_pozzi Un rigido dicembre del 1938: c'erano le leggi razziali, c'era il fascismo sempre più colluso col nazismo, c'era la Germania che tra nove mesi avrebbe invaso la Polonia.

Lei era affascinante, ricca, aristocratica, colta, giovane. Ma cercava l'assoluto. Nella poesia, nell'amore, nella vita. Non lo trovò l'assoluto: aveva 26 anni.
Così una mattina fuggì piangendo dall'aula dove insegnava. Prese la bicicletta, si lasciò dietro strade di città, palazzi, automobili, e corse via verso la campagna.
Vide per l'ultima volta le brume lombarde che amava e voleva raccontare in un lungo romanzo storico che non scrisse mai.
La trovarono la mattina seguente in un fosso non lontano dalle rive del Ticino. Assiderata e con una brutta polmonite. Aveva anche ingerito delle pastiglie.
Morì in ospedale.
Nessuna lavanda gastrica la salvò, come l'altra volta, appena adolescente, quando la ricca e austera famiglia le impedì di sposare il "suo" professore, il "suo" amato maestro molto più grande di lei.

Ed io sosto
pensandomi ferma stasera
in riva alla vita come un cespo di giunchi
che tremi
presso un'acqua in cammino.

Questi versi di Antonia Pozzi, tratti da "In riva alla vita", sono citati all'inizio della biografia che Alessandra Cenni ha dedicato a questa singolare figura di poetessa: nella sua brevissima esistenza non pubblicò una sola riga, ma già dalle prime, censurate raccolte di poesia, diffuse postume dal padre, critici anche famosi capirono che Antonia era - è - una delle voci poetiche più limpide del Novecento italiano.

In riva alla vita.
Storia di Antonia Pozzi poetessa - Rizzoli - racconta la parabola, intima e "pubblica", di questa vita spezzata. Una vita spesso "sognata" più che vissuta, almeno Antonia aveva paura - o si convinse - che fosse così.
E La vita sognata è il titolo della raccolta di versi dedicati alla sua storia d'amore con Antonio Maria Cervi, il professore.
E' stato un piccolo grande editore oggi scomparso, Vanni Scheiwiller, a pubblicare, nel 1986, "La vita sognata". Sono seguiti, nell'arco di quindici anni, 8 volumi curati da Alessandra Cenni e Onorina Dino.
Alessandra Cenni ha scritto un libro struggente, che non narra soltanto la tragedia di una vita, la vita spezzata di Antonia, ma anche il dramma, i disincanti e i dolori di una generazione di giovani intellettuali milanesi cresciuti alla scuola del filosofo Antonio Banfi: Vittorio Sereni, Dino Formaggio, Remo Cantoni, Enzo Paci, e tanti altri.
Alcuni di loro si daranno la morte volontariamente. Erano gli anni trenta del secolo scorso. Anni difficili. Erano tanti, allora, i giovani turbati che sceglievano di non vivere più.

Alessandra Cenni ha ricostruito la vita di Antonia Pozzi "censurata" dal padre - austero avvocato conservatore - primo custode della memoria letteraria della figlia.
I manoscritti rinvenuti portavano segni di censure, riscritture, cambiamenti. La famiglia di Antonia desiderava trasmettere il ritratto di una giovane sensibile, dotata per la poesia, ubbidiente, stroncata da una malattia improvvisa...
Antonia era ricca, colta, brillante. Perchè si uccise? I tristi doveri imposti dal regime, le pressioni della famiglia, la coscienza di aver fallito, di non poter vivere come desiderava?
I suoi allievi la ricordavano dolce, sensibile. Ma quella mattina, l'ultima mattina che la videro in classe, Antonia lotta contro le lacrime, assegna una versione di latino, poi fugge via...verso le sponde del Ticino.
Nella borsetta le trovano due lettere, una per l'ultimo compagno, Dino Formaggio, l'altra per i genitori.
Dino è un operaio che con caparbia forza di volontà è diventato uno studente modello. Lavora e studia, non gli importa nulla dei soldi di Antonia, vuole farcela da solo.
Il padre accusava la figlia di frequentare operai bolscevichi. Finirà per ammirare e accettare Dino Formaggio, ma Antonia è cambiata. Non ci crede più. All'amore assoluto, alla possibilità di una vita semplice, essenziale.

in riva.... "Ciò che mi è mancato è stato un affetto fermo, costante, fedele, che diventasse lo scopo e riempisse tutta la mia vita. Fa parte di questa disperazione mortale anche la crudele oppressione che si esercita sulle nostre giovinezze sfiorite...Desidero essere sepolta a Pasturo, sotto un masso della Grigna, fra cespi di rododendro. Mi ritroverete in tutti i fossi che ho tanto amato. E non piangete, perchè io ora sono in pace": parole dal suo testamento censurato dal padre.

Pasturo, nell'alta Valsassina, sopra Lecco: il suo rifugio. Là i suoi possedevano una grande casa. La casa dell'infanzia di Antonia. Rispetteranno il suo desiderio: sarà sepolta sotto tre grandi massi alla Grigna.
Mamma e papà - dolenti superstiti di una famiglia dell'aristocrazia lombarda che attraversa secoli e secoli di storia - resteranno chiusi per sempre in un dolore immenso. Antonia era la loro unica figlia.

La madre, Lina Cavanna Sangiuliani trasformerà in un mausoleo la camera di Antonia, ma non riuscirà mai più ad entrarvi: indicherà gentilmente ad amici e studiosi la via per arrivarci.
Muore nel 1980.

Il padre, avvocato piccolo borghese ambizioso, ha sposato una Cavanna Sangiuliani.
Diventerà un fantasma senza riposo. Il suo studio legale, avviatissimo, accetterà incarichi amministrativi dal regime fascista. Muore nel 1960.

Antonia aveva incontrato il suo professore nel 1927, al liceo Manzoni, uno dei più antichi di Milano. Antonio Maria Cervi insegna greco e latino, è l'unico meridionale di tutto il corpo docente. Quando entra in classe e comincia a parlare incanta tutti. Occhi accesi per la ricerca e il sapere, ha i modi di un aristocratico e quando legge Omero e i lirici greci si trasfigura.
La conoscenza nasce dal mondo greco. L'arte, la ricerca della verità, la meraviglia dell'etimo e della struttura linguistica che è fondamento della moderna cultura europea.
Antonia diventa presto l'allieva prediletta. Lui è più che corretto. Nel 1928 chiede il trasferimento al Sud. Antonia è molto addolorata. Quella di Antonello sembra una fuga e in parte lo è. Lo aspetta una carriera brillante, se soltanto volesse. E' stato chiamato alla cattedra di lingue classiche dal direttore della Normale di Pisa, Giovanni Gentile. Ma rinuncia.
Cervi muore nel 1966. Un amico, poco prima che morisse, gli chiese perchè aveva lasciato Milano. Rispose: "Rassegnazione e rinunzia". Era greco ma era anche pessimista. Rinuncia a vivere l'amore per Antonia Pozzi. Per anni arriveranno puntuali i fiori di Cervi sulla tomba di Antonia.

La villa di Pasturo. La sua amata stanza: "Sto tanto bene qui - scrive ad un amico - è la casa della mia prima infanzia, E in questa stanza ho cominciato a meditare e a soffrire. Qui, in questa solitudine di ogni ora, vengono le anime care dei vivi e dei morti; e la popolano di presenze silenziose. E forse è proprio l'essere qui, in questo raccoglimento di cella, che mi riconduce alla più vera me stessa".
Legge tantissimo.
Nel 1930 Cervi va a trovarla a Milano. Si amano. L'avvocato ammira il professore ma lo considera anche un mistico dalle idee confuse. Cervi è un uomo onesto, limpido. Va dall'avvocato e chiede di sposare Antonia. Il colloquio fallisce. L'avvocato lo manda via adiratissimo. Antonia si chiude in casa per tre giorni, tenta il suicidio ma è supersorvegliata e le fanno subito una lavanda gastrica.
Inizia l'epoca dei baci rubati, degli incontri clandestini.

Mio amore
Il nome che mi hai dato è l'acqua e il pane, con cui si va fino
ai confini del mondo
Tutte le tue lacrime sul mio grembo, tutte le mie carezze sul
tuo capo.
Anima mia.

Differenza di classe e di età. L'amore va avanti per un po' nella clandestinità finché Cervi decide un doloroso e definitivo distacco. E il figlio che Antonia desiderava tanto da lui non nacque mai.
Continua a scrivere poesie.
Viaggia. Germania, l'Europa dell'Est. Nutre una passione per i libri tedeschi letti in lingua originale. Ama Tonio Kroger che vive come lei il conflitto tra arte e vita. Dilemma tra vita e sogno. La tesi di laurea su Flaubert.
No, Antonia Pozzi non é una Emma Bovary italiana.

Altri amori. Remo Cantoni è uno degli allievi più brillanti di Banfi. C'è anche un'altra ragazza non studentessa che frequenta il gruppo di Banfi ed è attratta sia da Remo che da Antonia.
Antonia ne parla in una lettera a Vittorio Sereni: "Mi ha perfino detto che quando mi vede le viene una gran voglia di baciarmi...non mi è mai capitata una faccenda simile e ti assicuro che non ci capisco niente".
Antonia un giorno le dice di essere innamorata di lei, decidono di recitare la parte delle fidanzate: si tengono per mano, si baciano sulla bocca.

Ancora viaggi in Europa, ancora gite su per le amate montagne. La storia con Remo si trasforma in amicizia. Continuerà a volerle bene, come un fratello, ma anche lui, in preda a febbre esistenziale, un giorno si darà la morte.
Si lega a Dino Formaggio. Scopre la Milano delle periferie popolari. Visita con Dino le case degli sfrattati in via dei Cinquecento.
Ha voglia di prosa. L'attraggono i poveri, i lavoratori e "gli ambienti con qualcosa di povero e di nobile al tempo stesso".
Scrive a Dino: "Che cosa posso desiderare? Spogliarmi di tutto il superfluo, dimenticare i volti ben rasi, le labbra dipinte, gli alberghi di lusso, rinunciare alle comodità...andare dalla povera gente, imparare il dialetto, ricominciare, senza cavalli, senza auto, senza troppi vestiti, ma cosa mi importerà di indossare soltanto due grembiali, pur che alla sera mi sia dato di aspettare un volto caro e mettere sul fuoco una minestra che non sia soltanto per me e rammendare delle calze che non siano soltanto mie".

E' anche una brava fotografa. Fotografa il "silenzio" e i lavoratori della terra; vecchi, bambini, lavandaie, contadine.
Perché, scrive alla madre, "amiamo perdutamente ciò che non avremo mai: e per me è la miseria, vecchi con lunghi mantelli fra ciminiere di fabbriche lontane, carraie che conducono a una cava di sabbia, bambine col grembiule rosso riflesse dall'acqua dei fossi"...
Fotografa i panorami scarnificati. Dietro le foto scrive delle riflessioni per Dino.

Il suo romanzo mai scritto. La nonna Nena, l'unica in famiglia che l'ama senza riserve e la comprende, grande figura di matriarca lombarda, scrive per la nipote tutto quello che ricorda della sua infanzia, gli aneddoti di una giovinezza garibaldina.
La nonna è nipote di Antonio Grossi, uno dei padri del romanticismo italiano, l'autore dei Lombardi alla prima crociata che saranno musicati da Verdi.
Antonio Grossi è amico di Alessandro Manzoni e di Carlo Porta. Antonia Pozzi compie pellegrinaggi nella brughiera pavese, gira per pascoli e risaie della valle padana, alla ricerca delle sue radici. Raccoglie materiale per il romanzo che non farà in tempo a scrivere.
"E vivo della poesia come le vene vivono del sangue. Io so che cosa vuol dire raccogliere negli occhi tutta l'anima e bere con quelli l'anima delle cose e le povere cose, torturate nel loro gigantesco silenzio, sentire mute sorelle al nostro dolore"
(da una lettera di Antonia Pozzi al poeta Tullio Gadenz, 1933 )

Alessandra Cenni - In riva alla vita. Storia di Antonia Pozzi poetessa- Rizzoli -

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