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PrimoPiano_Speciale_Massimo_Consoli_a cura di A.S.Laddor
"SPECIALE MASSIMO CONSOLI"

Massimo Consoli
Il nuovo sito, in "perenne costruzione" come scrive l'Autore

In occasione dell'acquisizione, come bene culturale, dell'Archivio Consoli da parte dello Stato


Oggi 12 dicembre: compleanno di Massimo!
Festa presso il "Mario Mieli"


Presentazione di "Rosso Gayardo"
il primo vino rosso per i gay

Massimo da piccolo_Invito
---> clicca sull'immagine <---


Massimo Consoli
L'intervista a Massimo Consoli

"EHI, HONEY, TAKE A WALK ON THE WILD SIDE" (Lou Reed)

1 - Sei il fondatore del movimento italiano degli omosessuali: c'è qualcuno altro che metteresti accanto a te in questa opera?
Da anni i media mi hanno cucito addosso questa definizione che, ovviamente, è prestigiosa e fa piacere, ed è anche efficace dal punto di vista dell'immediatezza nell'informazione. Recentemente anche il Ministero dei Beni Culturali ed il Ministero delle Poste l'hanno confermata dandole un'impronta, per così dire, "ufficiale". Devo dire, però, che non è molto corretta. Il movimento GLBT italiano non è e non può essere il frutto di una sola persona, anche se, indubbiamente, credo di aver dato un grosso contributo iniziale e di aver posto le basi di questo movimento insieme a personaggi come Bernardino Del Boca, Maurizio Bellotti, Gino Olivari.

2 - Eri consapevole di un progetto oppure - come a volte ho l'impressione leggendo il tuo libro "Affetti speciali" si è trattato di una sorta di "illuminazione" a ondate?
Fin da piccolo volevo fare qualcosa per il prossimo. All'inizio il mio desiderio aveva un carattere generale, poi, ho cominciato ad occuparmi soprattutto della mia comunità. In più di un'occasione ho avuto la sensazione precisa di essere venuto su questa Terra con uno scopo preciso.

3 - Cosa ti ha spinto verso l'omosessualità (gli episodi narrati nel tuo libro sono innumerevoli e non mancano descrizioni di vita tua eterosessuale)?
Mi sono sempre sentito attratto dai ragazzi. Importante è stato rendermene conto e non sentirmene schiacciato. Oggi, che da molto tempo ho superato le tentazioni del sesso, mi sento veramente completo e realizzato.

4 - Sono stati i giornali di destra ("Borghese", "Panorama") ad "aprirsi" tra i primi al mondo gay sia pur in un certo modo; come mai secondo te?
Il "Borghese" e "Lo Specchio" pubblicavano degli ignobili articoli scandalistici sul "torbido mondo delle amicizie particolari", dando precise indicazioni sui luoghi di battonaggio, e poi sugli orari, sulla natura delle prestazioni e sui prezzi richiesti dalle marchette. Lo scopo non era certo quello di favorire i gay... tutt'altro. I giornalisti rimproveravano la "buon costume" di non intervenire a sufficienza e di non riuscire ad "estirpare il vizio". "Panorama" è stato il primo magazine italiano, espressione di una certa cultura borghese non necessariamente etichettabile di destra. E' proprio su "Panorama" (allora mensile) che, nel settembre del 1964 apparve il primo, serio, dossier sull'omosessualità, rigorosamente anonimo, pieno di notizie importanti che mi furono indispensabili per cominciare a muovermi nel campo della pubblicistica omosessuale.

5 - La vastità e preziosità del tuo archivio - ora acquisito dallo stato italiano, prova della sua enorme importanza- é impressionante: cosa ti ha spinto a divenire la memoria del movimento?
La mancanza di... memoria! Sembra una battuta, ma non lo è. Il motivo principale per cui ho cominciato a raccogliere materiali sull'argomento, era innanzitutto il desiderio di capire me stesso, poi l'avere a disposizione dei documenti con i quali contestare chi non mi credeva. Documenti che studiavo e ristudiavo in continuazione per tenerli bene impressi dentro di me. Con il passare degli anni, questi materiali sono cominciati a divenire numerosi e qualificanti. Fu alla fine degli anni '50 che cominciai a capire che stavo mettendo su un qualcosa di insolito.
Oggi, impossibilitato ad agire altrimenti ho venduto tutto il mio archivio, appunto, allo Stato.

6- Hai conosciuto tanti personaggi famosi che non fanno parola della loro omosessualità pur essendo gay. Che ne pensi?
Ognuno ha il diritto alla privacy. Io per primo. Di conseguenza, se qualcuno si mette in testa di violare la mia intimità o i miei diritti inalienabili con proposte di legge liberticide, o con atteggiamenti faziosi, o con dichiarazioni irresponsabili, mi sento autorizzato a difendermi in ogni modo, anche ricordando che magari chi ce l'ha con i gay è un omosessuale praticante ma nascosto.

7 - Alcuni sono da te stati citati nel tuo libro con nomi deformati ma sono riconoscibilissimi, come hanno reagito?
Non lo so. Non me l'hanno detto.

8 - Pasolini - che evochi più volte nel libro "Affetti speciali"- ha scelto di non vivere pubblicamente la propria omosessualità; perché secondo te?
Pasolini è un personaggio che rappresenta un periodo ben preciso della nostra storia, un periodo nel quale non era ancora facile "uscire fuori". Ma bisogna riconoscergli il grande merito che, anche se non ha mai rivendicato a chiare lettere la sua personalità affettiva, neanche ha mai fatto niente per nasconderla o per confonderla.

9 - Che rapporto esiste tra la sessualità e la fisicità dei ragazzi negli anni 50 e 60 e quella dei ragazzi di oggi?
La situazione è un po' curiosa. I giovani di due o tre generazioni fa erano disponibili al rapporto omosessuale, anche se lo consideravano negativamente. I loro figli e nipoti di oggi sono (genericamente parlando) più rispettosi della realtà gay, ma non ne sono partecipi personalmente. Probabilmente il vero, grande errore del movimento gay è stato questo: aver chiesto alla società l'attuazione di un progetto di tolleranza e non di reale disponibilità e partecipazione attiva.

10 - Che rapporto esiste tra la sessualità e la fisicità dei ragazzi omosex negli anni 50 e 60 e quella dei ragazzi omosex di oggi?
Poiché i giovani di una volta erano quasi tutti disponibili, il ragazzo gay aveva una grande possibilità di scelta (pur tra infinite difficoltà e problemi anche di autoaccettazione). Oggi la scelta avviene quasi esclusivamente all'interno della stessa comunità gay o addirittura, tra i frequentatori di locali e discoteche. Questo comporta il pericolo di rinchiudersi un po' troppo nel proprio ghetto.

11 - Esiste differenza tra l'impegno di ieri e quello di oggi nei ragazzi omosex?
E' chiaro che oggi c'è maggior partecipazione, favorita da tutte le strutture esistenti (circoli, associazioni, locali...) rispetto a ieri. Basti pensare che io, per sapere quali erano i libri che trattavano anche di sfuggita l'argomento omosessuale, dovevo leggerlo su una rivista francese, "Arcadie", perché nessuno me lo diceva, in Italia.

12 - Perché ti sei definito la prima femminista d'italia?
Negli anni '69/'70/'71 scrissi numerosi articoli sui vari movimenti femministi che stavano nascendo in Olanda (dove risiedevo), in Belgio, in Francia e negli Stati Uniti. In Italia non c'era ancora nulla di tutto questo o, almeno, non se ne sapeva niente. Quando pubblicai il mio primo libretto, "Appunti per una Rivoluzione Morale", feci mettere in appendice il "Documento per un Movimento di Liberazione della Donna". Parecchi miei amici si misero a ridere o mi criticarono. L'MLD era un qualcosa che ricordava le suffraggette d'inizio-secolo e nessuno pensava potessero risorgere. Ricordo che perfino in tempi molto successivi, fine anni '70, ebbi delle feroci discussioni con alcune femministe all'interno del Partito Radicale. Io sostenevo che Khomeini, che ancora stava in Francia, era un pericoloso criminale ed il chador uno strumento di tortura... le femministe mi rispondevano che io non riuscivo a capire la peculiarità della situazione iraniana e che le donne di quel paese usavano il chador come strumento rivoluzionario contro l'oppressione dello Shah...! Sembra strano, ma è proprio così. Ricordo ancora l'articolo che scrissi per contestare le stupidaggini che scriveva un certo Carlo Panella su "Lotta Continua", il quale difendeva Khomeini contro Reza Phalavi. Oggi, tutti noi abbiamo potuto constatare che cosa è stata la "rivoluzione religiosa" dell'ajatollah, mentre Carlo Panella è diventato giornalista di Mediaset!

13 - Avresti fatto questa affermazione se tu non fossi stato gay?
Sono sicuro di no. La mia identità gay mi ha permesso di capire meglio fatti e situazioni che, altrimenti, mi sarebbero rimaste per sempre oscure. Jean Génet lo ha spiegato meglio di chiunque altro, e con una certa crudezza. "Ho capito gli arabi quando me lo hanno messo in culo", ha raccontato. E cioè, "ho capito gli arabi quando ho cominciato a frequentarli perché ero sessualmente attratto da loro". Lo stesso si può dire di Pasolini ed i ragazzi delle borgate romane. E lo stesso posso dire di me stesso. Capisco i problemi delle donne, le discriminazioni che hanno dovuto sopportare e le limitazioni alle quali devono ancora sottostare perché ne ho avuto anch'io la mia parte.

14 - Da testimone di 40/50 anni di storia omosessuale come erano i rapporti tra gay e trans fine 77 e primi 80 rispetto a oggi?
Una cosa che mi faceva pensare, durante le mie prime frequentazioni di quello che all'epoca si definiva "ambiente omosessuale", era l'estrema frammentazione e divisione visibile al suo interno. C'era sempre un forte desiderio di volersi distinguere a tutti i costi. I gay "seri" se la prendevano con i travestiti perché "ci rovinano la reputazione". I trans ce l'avevano con i pederasti perché "quelli che vanno con i ragazzini io li ammazzerei". I pederasti attivi attaccavano quelli passivi perché "io mica lo prendo in culo, come fanno loro"... e via discorrendo. Intanto, quando arrivava il cellulare (che all'epoca era il carrettone della polizia, e non il telefonino...), caricava tutti quanti, senza perder tempo in discussioni filosofiche. Oggi sembra che si sia raggiunto un maggior grado di consapevolezza del fatto che molti dei nostri obiettivi sono comuni e che, di conseguenza, abbiamo bisogno di cominciare con il rispettarci prima di tutto tra di noi, se vogliamo anche il rispetto del resto della società.

15 - Il tuo ricordo di Mieli. Sei tra coloro che hanno fondato il Circolo a suo nome?
No, io non ho partecipato in alcun modo alla nascita del circolo che porta il suo nome. Resta il fatto che Mario Mieli è stato l'unico, vero personaggio carismatico del movimento negli anni '70. Un'intelligenza straordinariamente acuta, la capacità di capire una situazione e di riassumerla in due parole, un'ironia graffiante e penetrante... è impossibile spiegare che tragedia sia stata la sua morte e per il movimento GLBT e per la cultura italiana at large.

16 - Hai realizzato il tuo sogno di adottare un figlio?
Posso dire una cosa che ben poche altre persone sono in condizioni di affermare: io ho realizzato tutte le mie aspirazioni principali, man mano che me le andavo proponendo come obiettivi. Fin da piccolo volevo fondare un movimento, e (in un certo senso) l'ho fatto. Volevo creare la figura di un rappresentante gay presso il Sindaco di Roma, e l'ho creata. Volevo diventare scrittore, ed ho pubblicato trenta libri e migliaia di articoli. Volevo parlare in pubblico (io che diventavo rosso anche di fronte ad un solo sconosciuto) ed ho fatto centinaia di conferenze. Volevo far avere la legge Bacchelli a Dario Bellezza e, insieme ad altri, ci sono riuscito. Volevo avere un figlio e, ci ho impiegato molto tempo, ma oggi sono padre di un meraviglioso ragazzo di 23 anni che mi dá infinite soddisfazioni e fra poco mi farà diventare anche nonno. Io mi sento molto felice, realizzato, completo.

17 - Come Pasolini influenza la tua scrittura e come ha influenzato la tua vita?
Senz'altro sono stato influenzato da Pasolini, come da Alain Daniélou, come da Arthur Evans, come da Roger Peyrefitte, come da Thomas Edward Lawrence... devono essere i miei lettori a dirmi fino a che punto sentono la loro presenza nei miei scritti. Pasolini l'ho cominciato a ricordare immediatamente dopo la sua morte ed è stato sempre presente in me fin da quel lontano 2 novembre 1975. E' diventato il motivo principale per il quale ho dato inizio a questa lunga campagna contro la violenza antigay.

cover Ecce Homo in greco18 - Qualcuno ha scritto di te che sei laico e portatore di una religione della Natura.
Io sono una persona profondamente religiosa. La mia preoccupazione principale è la ricerca della sacralità. Ricerca verso l'esterno e verso il mio stesso interno. Sacralità nelle persone, nelle cose, nelle idee. Per questo non sono e non posso essere cristiano. Il cristianesimo non è nemmeno una religione, ma una superstizione che grida vendetta di fronte alla divinità, di fronte a quel principio creativo e costruttivo che io identifico con la Madre, la nostra grande genitrice comune o, se vogliamo mantenere una punta di conservatorismo, in Dia. (n.d.r. il nick di Massimo è "Diama")

19 - Hai vissuto la malattia e la morte (non sempre per aids) di molti tuoi amici: quale il tuo rapporto con la malattia e la morte? (se è troppo personale non rispondere).
La malattia e la morte fanno parte della vita, ne sono i momenti spesso più importanti e decisivi. Ogni volta che è morto uno dei miei amici più cari, non solo ho vissuto quell'esperienza come una tragedia, mi sono anche sentito direttamente menomato, perché insieme alla perdita di una persona alla quale volevo molto bene, mi si è interrotto un canale privilegiato di comunicazione verso l'esterno, una parte della mia memoria se n'è andata per sempre, e molte domande resteranno senza più una risposta. Molto stranamente, quando ho pensato che ero io che stavo morendo, circa un anno fa, mi sono accorto che la cosa non mi sembrava molto importante. Mentre uscivo dal coma, e stentavo a rimettere insieme i pezzi della mia fisicità e spiritualità, mi congratulavo con me stesso per aver fatto a suo tempo un testamento nel quale avevo predisposto tutto quello che c'era da predisporre. L'unica preoccupazione era per le pratiche di adozione di mio figlio, non ancora completate. Per il resto, e con mia grande sorpresa, mi sono accorto che non avevo alcuna paura di morire. E, lo confesso qui per la prima volta, sono stato aiutato da alcuni dei miei amici più cari che mi sono venuti a consolare e ad incoraggiare. Amici già morti.

20 - "La gente ancora non ha capito che la violenza contro i gay è una prefigurazione di ciò che si sta preparando contro l'intera società." affermi verso la conclusione del tuo libro. Lo pensi ancora più che mai?
Questa affermazione mi è stata ispirata da Pasolini, che una volta si indirizzò ai suoi lettori spiegando che lui, vivendo di notte, assisteva ad una violenza e ad una mutazione genetica nell'indole degli italiani della quale il resto della popolazione si sarebbe accorto più tardi. Spesso i gay, le lesbiche, i trans, si trovano più esposti all'incomprensione ed all'intolleranza dei loro simili e provano per primi quello che, se non arginato in tempo, proveranno sulla loro pelle gli altri cittadini che si ritengono immuni e dall'incomprensione e dall'intolleranza.

21- Ritieni che la situazione del movimento g/l/b/t in Italia sia peggiore rispetto che in altri paesi?
Tutti i movimenti gay, storicamente parlando, in pratica sono nati come reazione ad una legislazione antiomosessuale. Più forte era la repressione legale, e più forte era il movimento che vi si opponeva. L'Italia moderna non aveva una normativa del genere, di conseguenza il nostro movimento ha stentato molto per nascere ed affermarsi. La presenza del Vaticano, poi, trova rispondenza soltanto nell'integralismo islamico di certi paesi, ed è un forte ostacolo all'organizzazione. Infine, gli omosessuali cattolici sono una quinta colonna perniciosa: invece di rivolgersi contro l'omofobia della loro Chiesa, se la prendono con i militanti anticlericali. Non hanno ancora capito che gay si nasce (e ci si muore), mentre cattolici ci si diventa (e si può morire musulmani o buddisti o atei o fedeli della Dea Madre...).

22 - I rapporti con il mondo della politica: Rutelli, Bertinotti "lesbica e ebreo", Grillini , Oliari e Palmisano?
Rutelli è un traditore che non merita alcuna fiducia. Quando non era nessuno faceva di tutto per mettersi in mostra, anticlericale, filo-gay, verde, antiproibizionista.... Non appena è diventato Sindaco di Roma, dopo appena tre giorni si è subito andato ad inchinare davanti al Papa, poi si è risposato in chiesa di nascosto perché (come tutti sanno), in Italia i cattolici sono severamente perseguitati dalle autorità. Oggi, è diventato più realista del Re e la sinistra ancora non ha capito che deve liberarsi di personaggi del genere che pensano solo al proprio potere e sono totalmente privi di ideali. Bertinotti ha fatto un bel discorso dichiarandosi gay e lesbica. Lui, almeno, il coraggio l'ha trovato. C'è solo da sperare che continui per questa strada anche se domani diventerà ministro degli Interni. Di Grillini ricordo che, negli anni '80 mi diceva: "Massimo, ma che credi, che io voglio stare nell'Arcigay per tutta la mia vita? Io voglio fare qualcosa d'altro". Io non riesco ad immaginare Grillini che fa qualcosa d'altro e questo, credetemi, non è un complimento. Oliari è una brava persona che crede in buona fede in idee che io, in altrettanta buona fede, considero sbagliate e pericolose. Palmisano non lo conosco, a parte le cose che appaiono su di lui su Queer-it e su qualche giornale, che non reputo sufficienti per darne un giudizio serio.

23 - Con ironia hai ricordato le persecuzioni poliziesche e l'interesse verso di te dei Servizi segreti. A cosa era dovuto ed è cessato ora?
Chiunque fa qualcosa di pubblico, in questo paese, finisce schedato. Se poi uno si interessa di omosessualità in anni in cui l'argomento è ignorato da tutti, diventa particolarmente sospetto ed è automaticamente considerato un "rivoluzionario" pericoloso. Io so che il SID aprì un fascicolo su di me fin dal 4 ottobre del 1967, così come so che nel corso degli anni è sempre stato arricchito di nuove informazioni. Oggi dovrebbe essere piuttosto voluminoso (con tutto quello che ho fatto...) e mi piacerebbe potergli dare un'occhiata.

24 - Cosa devi ai tuoi genitori?
I miei hanno fatto dei grandi sacrifici per i loro cinque figli. Sono stati meravigliosi, ma a chi mi dice che sono fortunato perché mi sono capitati dei genitori comprensivi rispondo che sono io ad averli fatti diventare comprensivi e rispettosi. I miei erano come tutti gli altri, con i loro pregiudizi e le loro paure. Ci ho perso molto tempo, ma alla fine sono riuscito a far capire loro che l'omosessualità non diminuiva la mia moralità, non alterava la mia personalità e, caso mai, aveva un effetto positivo su di me. Ho raccontato su "Affetti Speciali" la sorpresa di sapere che mia madre diceva in giro che ero un genio. Lo diceva agli altri, agli estranei, mentre a me faceva le solite raccomandazioni che una madre fa al proprio figlio, tipo "mettiti la maglia di lana"... Ho un ricordo di grande amore e gratitudine verso di loro.

25 - Un personaggio che è diventato importantissimo per te è stato Dario Bellezza. Ti eri proposto di assomigliare a qualcuno?
Ho amato Dario con tutto me stesso. Sono stato molto influenzato da lui, ma il nostro rapporto è stato un po' curioso. Tra di noi giocavamo a fare lui il simbolo del Male, ed io il simbolo del Bene, lui era il "poeta maledetto", ed io il "profeta benedetto". L'ho sempre considerato un grosso personaggio, molto più grande e straordinario e decisivo di me stesso. Ma non ho mai pensato di volergli assomigliare. Il mio eroe, dalla prima giovinezza fino ad oggi, era ed è Lawrence d'Arabia. Ma, per favore, dimenticate il film, che ve ne dá un'immagine falsata. Io parlo del vero personaggio storico.

26 - Mi incuriosisce tantissimo sapere che musica ascolti.
La musica mi piace in generale tutta. Ovviamente ho le mie preferenze. Amo Lucio Battisti ("Mi ritorni in mente"), Mina ("Non crederle"), Lou Reed ("Take a walk on the wild side"); per qualche decina d'anni ho avuto una cotta per Vivaldi. Se voglio tirarmi su di morale sento l'inno nazionale turco, se sono in fase depressiva, l'"Adagio" di Albinoni.

27 - I tuoi work in progress.
Ho in corso di scrittura numerosi libri: una storia enciclopedica dell'omosessualità da Adamo ed Ivo ai giorni nostri, "Etimologaya", dizionarietto di parole GLBT, una completa "Cronologia Gay Italiana", "L'Impulso Culturale" per spiegare come l'omosessualità possa essere alla base della cultura umana, un'opera sulla mia visione del sacro e della divinità, una guida ai luoghi gay di Roma (non un elenco di locali, of course!), un libro di tutte le sigle italiane, un saggio sui manoscritti del Mar Morto... oltre ad alcune traduzioni.

28- Una definizione di amore?
L'amore, che può essere diretto verso una persona, un animale, una cosa o un concetto astratto, è la capacità di dare, di sacrificarsi, di privarsi anche dell'essenziale per l'oggetto del proprio sentimento, e di provare piacere nel farlo.

Anna M. Simm


Un articolo curioso di Massimo
Italia Settimanale, 14 marzo 1996

"SONO UNA FEMMINISTA
NON SONO UNA DONNA"

Sono la prima femminista d'Italia.
Certo, è un titolo piuttosto insolito quello che rivendico visto che nessuno, più di me, sente l'orgoglio di appartenere ad un sesso maschile purtroppo sempre più vilipeso, svalorizzato, emarginato. L'uomo si avvia, fatalmente, ad occupare lo spazio che la donna gli ha lasciato libero, ai gradini più bassi della scala sociale.
Ma negli anni tra il 1969 ed il 1971 le donne avevano bisogno di aiuto, ed io non mi tirai indietro.
Mi ero trasferito in Olanda con l'intenzione di poter dar mano, finalmente, all'idea che accarezzavo da anni: la formulazione di un documento teorico e programmatico per la costituzione di un Movimento Gay (all'epoca si diceva: Omòfilo). Visto che da noi ciò sembrava estremamente difficile, l'Olanda era il Paese più disponibile ad un esperimento del genere e, infatti, fu lì che poi nacque il nostro Manifesto Omosessuale.
Facevo la spola tra Roma, Parigi, Bruxelles e Amsterdam pubblicando corrispondenze sui fermenti femministi che andavano scuotendo l'Occidente. Così, fui il primo a raccontare alle italiane la nascita della Dolle Mina e della Man-Vrouw-Maatschappij (Società Uomo-Donna) nei Paesi Bassi, del Mouvement de Libération des Femmes in Francia, dei rapporti tra gay e femministe negli Stati Uniti... E quando pubblicai il mio saggio ideologico, Appunti per una Rivoluzione Morale, feci inserire in appendice il Documento per un Movimento di Liberazione della Donna: appena partorito da una costola del Partito Radicale, il 27 febbraio 1971.
E ricordo con estremo piacere che, allorquando Françoise d'Eaubonne diede alle stampe il suo fondamentale (e 31°) libro, Le Feminisme, le uniche informazioni che dette sulla situazione italiana erano... mie!
Così, se Rosanna Fratello poteva cantare senza complessi di colpa: "Sono una donna, non sono una santa", non ho ragione, io, a vantarmi che "Sono una femminista, non sono una donna"?

Massimo Consoli




Recensione del romanzo autobiografico di Massimo Consoli "Affetti speciali"
Massari editore, Bolsena, 1999

Cover Affetti Speciali Da www.fuorispazio.net
maggio/giugno 2002

"Luciano che divenne Massimo"

Nacque il giorno della creazione della luce secondo la Genesi.

Ma Luciano scelse per sé il nome di Massimo e con questo nome fu destinato a diventare il fondatore del movimento gay italiano.

Massimo Consoli ci dona in "Affetti speciali" la biografia di un ragazzo visionario, coraggioso, curioso e sensibile che fu anche -forse- l'esecutore di un disegno pre-scritto in nessuna religione se non in quella di chi proietta nel Dio/Dia la "sacralità" del tempio che è il corpo/anima dell'umanità e della donnità cioè della gaytà e della transessualità della Terra nelle sue molteplici manifestazioni.
Da questo libro cola amore in una scrittura a tratti di sfondo pasoliniano che non nasconde né la presenza del grande scrittore-regista assassinato (sempre sfiorato e sempre fuggito) né il desiderio di ripercorrerne quasi le figure e i luoghi stilistici almeno in alcuni quadri.

Ma la attenzione al particolare plebeo come la grande emozione da lauda sacroprofana ricordano davvero per me i sentimenti provati davanti a un quadro dei Brueghel ( questa è una grafia possibile delle tre o quattro riservate a quei pittori popolari), o davanti a una discesa nell'inferno e a una salita al purgatorio e a quel paradiso che è certamente premio esclusivo per i Froci, come sapidamente Massimo Consoli volle ribadire in una pièce teatrale di grande successo e di grande scalpore.

Momenti di pura descrizione che si fa ansiosa lettura (i giochi dei "ragazzi di borgata", le sedute ai cinema alla ricerca di rapide emozioni fisiche) e momenti di costruzione filosofica e di indagine per la storia di quello che sarebbe stato il gaysmo italiano, si alternano tra le pagine di questo libro veloce che rimescola il sangue nei ricordi di Pasolini, di Dario Bellezza e di Sandro Penna.

Soprattutto Bellezza, col quale Massimo Consoli condivise una profondissima e lunga amicizia sino alla morte del poeta, quasi ferisce potentemente chi legge: uomini destinati comunque all'eternità il vivo e il non più, grandi nel quotidiano, umani nel sacro.

E poi il richiamo alle figure dei genitori, madre e padre comuni, dice Massimo, ma non troppo aggiungerei io: non si capisce se resi grandi dalla sua vicinanza -appunto- o già di per sé interpreti dell'unico modo di essere umani, civilmente e solidarmente dunque.

Mi colpisce la scrittura da regista cinematografico.

Mi colpisce di Massimo Consoli la semplicità con la quale s'accosta sempre a sé e alle proprie "sublimità": è lo stupore e la certezza di chi sa di "dover" essere.

Traluce dal libro la costruzione dell'Archivio; nessuno avrebbe potuto fare altrettanto.

Anna M. Simm




A Massimo Consoli

Ci sono persone che fanno dono di sé
per Natura
egoismi e opportunismi per loro
sono insanie e corruzioni
ci sono persone che invertono
l'ordine del discorso dominante
che vivono per dare
che prendono
facendo di sé l'offerta
Partorisce in loro la Natura
i più carnosi dei suoi figli
e la carne appassionata
conosce del tempo
appuntamenti e defezioni
e s'affretta estenuandosi
perché sa
che il tempo della vita può finire
lasciando la vita stessa
senza senso
senza offerta
nel coma della delusa passione
Quando ad essere offerta è la memoria
la lotta della carne vede
la carne vittoriosa
mischiarsi con lo spirito e la gioia
sconoscere ogni defezione
del tempo ogni collasso
degli umani ogni miseria
lasciarci il dono di una vita intera
che partorisce senza sosta
per tutti noi
il dono inestimabile
della nostra Storia

14.05.2002 Delia Vaccarello

**********

Scheda Archivio Massimo Consoli (da "Un, due, tre liberi tutti" del 14 maggio 2002)

Il 28 gennaio può considerarsi la data ufficiale dell'acquisizione da parte dello Stato dell'Archivio Massimo Consoli. Ma la comunicazione, allo stesso Consoli, è arrivata solo qualche giorno fa.
4.000 libri e opuscoli.
Centinaia di diverse collezioni giornalistiche gay, per un totale di 8.000 copie, 50.000 ritagli di giornali, 1.500 cartoline, un centinaio di spille, una settantina di calendari, 90 guide, 2.500 volantini, 800 poster, 6.000 foto di personaggi "storici", di manifestazioni, conferenze, cerimonie, 650 opuscoli sull'argomento Aids, una cinquantina di T-shirts. Varie le raccolte specifiche sulle figure importanti: tra le altre, Bellezza e Pasolini. Tra gli epistolari il più importante riguarda l'amicizia Consoli-Bellezza:
"Quei libri  -dichiara Consoli-  e quei documenti sono stati quanto di meglio ho fatto nella vita".





L'OLANDA DOPO FORTUYN - Cinque domande a Massimo Consoli di Saverio Aversa

Massimo Consoli è tra i fondatori del movimento gay e lesbico italiano. Il suo Archivio, uno dei più vasti al mondo, è stato da poco rilevato dallo Stato. Recentemente ha anche ottenuto l'adozione per il giovane che ormai da tanto tempo ha scelto come figlio.

1) Fortuyn è da considerarsi un martire gay?
Diffido per natura da tutti i martiri che sono spesso serviti a giustificare dei veri e propri massacri, a cominciare dai cristiani che, per vendicare poche decine di loro morti hanno ammazzato milioni di poveri disgraziati nel corso dei secoli. Credo che Fortuyn sia stato ucciso per le sue posizioni politiche e non per la sua identità gay.

2) Tu che hai vissuto in Olanda e da lì hai iniziato il tuo attivismo come omosessuale, cosa pensi delle tensioni che vive oggi quel paese?
L'Olanda è un paese molto democratico e con un forte senso del rispetto (rispetto, non tolleranza) verso l´"altro", verso idee, posizioni, realtà diverse dalle proprie. Alla fine degli anni '60 io scelsi quel paese proprio per questo motivo e, cosa da non sottovalutare, lì il movimento gay aveva già una sua storia più che decennale quando da noi mancava perfino il più elementare senso di appartenenza ad una comunità. Oggi si tende a far risalire tutta la nostra storia dall'America. Non è vero. I nostri veri modelli erano l'Europa scandinava e, appunto, l'Olanda.

3) Che considerazioni puoi fare riguardo alla cultura musulmana e alle sue implicazioni omofobe?
Il mio primo "amore", nel 1961, fu proprio la cultura islamica, ed il mio primo "eroe" è stato ed è tuttora Lawrence d'Arabia. Mio figlio è musulmano. Lo stesso Fortuyn aveva dichiarato che l'Islam aveva prodotto una delle più straordinarie civiltà di tutti i tempi... ma fino a qualche secolo fa. Oggi la situazione è molto diversa. L'Islam è sempre stato tradizionalmente tollerante verso l'omosessualità anzi, molto spesso se n'è fatto portatore verso culture meno disponibili, al contrario del cristianesimo che le è sempre stato ostile e persecutorio. Se oggi la situazione è drasticamente diversa è dovuto anche (non soltanto, ovviamente, ma in buona parte) all'influenza della colonizzazione cristiana occidentale che vi ha esportato una considerazione sociale fortemente negativa. Se ciò è valido a dare una spiegazione, non può servire anche da giustificazione. Su questo Fortuyn era stato molto chiaro: l'Olanda è un paese democratico e tollerante, aveva detto, che non può permettere a ideologie illiberali e intolleranti di affermarsi a spese sue. Chi viene qui ne deve accettare e rispettare le regole fondamentali in uno stato di diritto.
Ciò che lo aveva irritato e spinto ad assumere posizioni di un certo estremismo, era stata la famosa affermazione dell'Iman di Rotterdam sui gay addirittura "inferiori ai maiali". Un Iman che, per propria ammissione, dopo così tanti anni in Olanda, ancora non ne parlava neppure la lingua! Ma come, aveva pensato il leader olandese, noi ti ospitiamo nel nostro paese, ti diamo un lavoro, una casa, una serie di opportunità e di diritti dei quali non sospettavi neppure l'esistenza e tu, come ringraziamento, ci ricopri di insulti e proponi di farci sgozzare come porci?
Mi sembra importante sottolineare come Fortuyn non fosse affatto razzista né tanto meno violento. Lo aveva dichiarato con molta chiarezza: "Condanno ogni forma di violenza politica, ogni forma di discriminazione legata alla razza o alla religione". Purtroppo, come ogni movimento troppo vincolato ad una figura carismatica, dei suoi successori non c'è troppo da fidarsi (e lui stesso era il primo ad avere dei forti dubbi suoi propri collaboratori).

4) Pare Fortuyn fosse contrario al matrimonio tra persone delle stesso sesso e anche ostile alle adozioni per le coppie gay e lesbiche. Non credi queste posizioni non consentano pari opportunità per tutti i cittadini?
Ideologicamente parlando, anche io sono contrario al matrimonio in quanto legame inventato dal potere (scusate questo linguaggio un po' datato, ma ancora, valido, mi sembra) per meglio controllare i propri cittadini. Non dico niente di nuovo. La mia è una posizione anarchica e, fino a qualche tempo fa, ampiamente condivisa dalla sinistra rivoluzionaria e antiautoritaria. Non dimentichiamo che il movimento gay italiano degli anni settanta nasce contestando proprio il matrimonio e la famiglia. Detto questo, è ovvio che io mi batto per i diritti di ognuno di amministrarsi come ritiene più giusto. Se c'è chi, per motivi che non spetta a me andare a sindacare, è convinto che il matrimonio sia la forma migliore di legame affettivo, è giusto che si impegni in quel modo ed è giusto che il movimento glbt lo consideri una delle sue priorità. Io lotto per la possibilità di ogni individuo di appartenere volontariamente ad una comunità, di accettarne i doveri e pretenderne i diritti.

5) La destra italiana si farà mai carico delle istanze delle persone glbt?
La destra italiana è sempre stata omofoba e persecutoria, come tutte le destre dei paesi cattolici che, non lo dimentichiamo neppure per un attimo, sono state le ispiratrici delle peggiori dittature del secolo scorso, compresa quella nazista (Hitler, e buona parte dei suoi più stretti collaboratori, erano cattolici). Le rare eccezioni del passato e del presente non bastano a dimostrare il contrario. Se ci sono dei cambiamenti in atto, ben vengano. Ma è la destra che deve aprirsi alle nostre tematiche, venirci incontro, e non il contrario. La conoscenza che ho della storia recente mi insegna che, ogniqualvolta i gay si sono fidati di una dittatura (di destra o di sinistra non fa molta differenza), sono finiti sterminati in una notte dei lunghi coltelli in Germania o suicidati in massa nell'Unione Sovietica.





Altre recensioni

NEW AGE: "AFFETTI SPECIALI" - IL MANIFESTO DI MASSIMO CONSOLI
(AGI - Agenzia Giornalistica Italia) - Roma, 2 marzo 1999, a firma Vittorio Morelli

Dall'era dei Pesci a quella dell'Acquario. E' il 1963 e nasce la Nuova Era, quella conosciuta come New Age. All'inizio è solo un sussurro, un'utopia, poi via via la necessità di riscoprire i valori legati alla natura, alla spiritualità, all'armonia con l'Universo, si affermano fino a diventare negli anni Ottanta, una nuova religione, una nuova morale. E nel 1964, la New Age arriva anche in Italia. E in quell'anno il diciannovenne Massimo Consoli, profeta del Movimento Gay Italiano, mette a punto il primo Manifesto Naturistico.
E proprio a questo Manifesto è dedicato uno dei capitoli del nuovo libro di Consoli, "Affetti Speciali" (Massari Editore).
In "Affetti Speciali" lo scrittore rievoca poeticamente la giovinezza nella Roma popolare del secondo dopoguerra, propone quadri descrittivi, aneddoti e sfumature nostalgiche che riportano alle atmosfere post-neorealistiche di "Ragazzi di Vita" di Pasolini.
"Noi, figli del ventesimo secolo - scrive Consoli nel Manifesto - non appartenendo a nessuna religione e a nessuna filosofia restrittiva, instaurando su basi già fissate dalla Natura la nostra nuova morale, inneggiamo alla libertà d'amore, alla libertà di intenti, alla libertà di tutto, alla distruzione delle ipocrisie e delle loro chiese, alla distruzione delle superstizioni e dei loro templi, alla distruzione dei falsi riti e dei loro altari; tutto è permesso se non offende il prossimo".
Per lo scrittore, "Lavorare la terra è un atto religioso, un'esigenza spirituale". "Lo faccio con piacere - aggiunge - perché è il mezzo più efficace per entrare in contatto con la nostra Madre. Lavorare la terra nella maniera più naturale possibile, la meno invasiva, senza l'uso di concimi nocivi o di esagerati strumenti meccanici. Toccarla con mano e con i piedi, è un atto d'amore quasi sensuale. Il sudore che cola dalla fronte è il seme che la feconda e la terra è felice di essere così carezzata, coccolata, rigirata, ripulita di tutte le erbe non utili in quel momento".

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ADN-KRONOS, 18 marzo 1999
In libreria 'Affetti speciali'
Massimo Consoli chiede scusa alla Maraini in un libro
"Fui vittima di uno scherzo di Dario Bellezza. Gli piaceva 'trippare' e far litigare la gente"

ROMA - (Adnkronos) - "Dacia Maraini costituisce un altro esempio di braccia robuste arbitrariamente sottratte al lavoro dei campi, dove avrebbe potuto esprimere più efficacemente la sua personalità e contribuire, nel contempo, a ridurre il deficit della nostra bilancia dei pagamenti con l'estero per l'acquisto di prodotti ortofrutticoli".
Questa affermazione, apparsa su "Umanità Nova", è la terribile vendetta di Massimo Consoli, scrittore e tra i fondatori del movimento gay in Italia, contro l'autrice di 'Bagheria', frutto di uno scherzo fatto a Consoli dal poeta Dario Bellezza. Consoli lo racconta nel suo ultimo libro, 'Affetti speciali', edito da Massari (320 pp., L. 25.000), e ne approfitta per chiedere scusa alla povera Maraini. "Dacia -racconta Consoli- era una donna straordinaria, che io ho sempre adorato: intelligente, buona, sensibile. Perciò non capii come, un giorno, se ne potesse uscire su "Paese sera" dichiarando che l'omosessualità femminile... ha qualcosa di allegro e di felice, mentre l'omosessualità maschile è spesso lugubre e mortuaria".
In effetti il testo dell'articolo Consoli lo aveva letto in un ritaglio fatto dallo stesso Bellezza il quale aveva mischiato una dichiarazione della Maraini e una sua. "L'autore dell'affermazione sull'omosessualità maschile era proprio Dario -spiega Consoli- che mi aveva fatto uno scherzo. Da allora non ho più visto o sentito la Maraini fino alla conferenza del 4 ottobre 1995 nella Sala Rossa del Senato, quando Dario apparve accanto all'ex ministro per la Famiglia, Antonio Guidi, e al leader dei Verdi, Luigi Manconi per difendere il suo (giusto) diritto a combattere l'aids come lui voleva".
'Affetti speciali' parla diffusamente del profondo rapporto di amicizia che legava Consoli a Bellezza e si apre con una lettera del poeta scomparso nel '96, per chiudersi con il racconto malinconico della sua morte e una poesia di Consoli - scritta tre giorni dopo la scomparsa di Bellezza - che, parafrasando quella famosa di Dante dedicata a Guido Cavalcanti ("Guido, i' vorrei che tu, Lapo ed io..."), rievoca gli anni trascorsi insieme nell'appartamento romano di via dei Pettinari.
Adesso le cose sono cambiate. Consoli, prima esule in Olanda alla ricerca di una terra amica per i gay (erano gli anni '60 e l'omosessualità era associata a perversione e pornografia), tornava in Italia per dare vita ai primi barlumi del movimento gay. E raccoglieva materiale sull'omosessualità, in ogni parte del mondo, nella speranza di diffondere la conoscenza su una "condizione sessuale non assimilabile alla 'perversione', come allora si credeva". Quel materiale, che all'epoca gli veniva contestato dal nostro paese, recentemente è stato riconosciuto di grande valore.
E Consoli protesta vivamente contro il ministero dei Beni Culturali e, recuperando gli improperi rivolti all'epoca, erroneamente, contro la Maraini, li rigira all'indirizzo dei dipendenti del ministero. Perché?
Perché quel famoso materiale che costituisce l'Archivio Consoli, dal 1996, grazie al D.P.R n. 1409 del 30.9.1963, è 'requisito' dallo Stato in quanto "patrimonio di interesse nazionale".
"Dovrei essere felice per questo -afferma Consoli all'Adnkronos- ma non è così. Anzi, se fosse per me indirei un referendum per l'abolizione del ministero dei Beni Culturali e restituirei al lavoro dei campi le braccia di tutti i suoi solerti dipendenti. Hanno bloccato tutto. Di solito, se uno dedica gli anni migliori della propria vita a raccogliere materiali, indebitandosi per fare questo, non può tollerare che lo Stato lo requisisca. E sa cosa mi hanno detto a proposito dei cento milioni di debito che ho fatto per accumulare tutto quel materiale? "Eh, no, caro dottor Consoli, i cento milioni li deve pagare Lei".
Sa cosa fanno invece in America? Non battono ciglio se uno che ha passato anni per dare vita all'archivio più grande d'Europa sull'omosessualità, decide di venderlo all'estero. Al massimo esercitano un diritto di prelazione sull'acquisto. Come nel caso dell'archivio di Allen Ginsberg. Una università americana, mi pare che fosse quella di Stanford, che aveva definito la cultura 'beat' un 'fenomeno non serio', dopo essere tornata sui propri passi e avere riconosciuto la 'beat generation' come 'fenomeno originariamente americano', offrì a Ginsberg un milione di dollari per il suo archivio. In Italia, invece, -conclude Consoli- al di là della gratificazione per il riconoscimento pubblico, nulla.
Solo l'immobilismo".

Pippo ORLANDO
16 marzo 1999. Ore 18:57
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ADN-KRONOS, 16 marzo 1999
I Libri per voi
Affetti speciali
Massimo Consoli, Massari editore, pp. 320, L. 25.000

Felice di essere nato a Testaccio ("un piccolo angolo di paradiso"), ma profondamente avverso ai romani di questi tempi ("questa banda di burini e buzzurri inciviliti - ma non civilizzati - di impiegati statali, di nani morali e nannimoretti, di papi polacchi e di predofili...") Massimo Consoli si racconta dalla nascita fino ai successi più recenti. "Dovrei essere contento -afferma lo scrittore- di avere visto premiata la fatica della mia vita: il riconoscimento da parte del Ministero dei Beni Culturali del mio archivio di Frattocchie". Il famoso archivio Consoli, una smisurata quantità di materiale sull'omosessualità raccolta nel corso degli anni con invidiabile pazienza: corrispondenza col poeta Dario Bellezza e con organizzazioni gay di ogni parte del mondo, volantini, rassegne stampa, cartoline, volumi e riviste di ogni ordine e grado. "Da quel momento (era il 1996) però -denuncia Consoli- non sono più padrone della mia fatica e lo Stato italiano non ha riconosciuto neanche il debito di 100 milioni che io ho fatto per mettere su l'archivio. 'Eh, caro dottor Consoli -mi hanno detto- il debito lo deve pagare Lei'. Qui non succede come in America dove la stessa Università che prima aveva definito 'non serio' il fenomeno 'beat', tornando sui propri passi e riconoscendolo come 'fenomeno originariamente americano', ha offerto un milione di dollari ad Allen Ginzberg per il suo archivio". In 'Affetti speciali' Consoli si racconta e racconta dei suoi anni passati con Dario Bellezza nell'appartamento romano di via dei Pettinari, della sua scelta di vivere apertamente l'omosessualità nell'Italia democristiana, della sua fuga in Olanda alla ricerca di un 'Eden' per i gay, del suo rapporto di amore-odio nei confronti del suo paese che lo ha, in passato, controllato e, paradossalmente, "accusato di avere raccolto materiali e scritto su temi che adesso fanno parte del tanto acclamato (dallo stesso Stato) archivio".

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MEMORIE SPECIALI
il più importante libro di Massimo Consoli è diventato un'opera cult

Siccome il libro autobiografico di Massimo Consoli, Affetti speciali (Massari editore, Bolsena, 1998), pare abbia avuto un gran successo di pubblico e sia divenuto come una specie di cult fra i giovani, mi sembra logico dover dire qualcosa anch'io sull'argomento.
Certo, quando a suo tempo l'ho segnalato, non immaginavo tutto questo, anche se mi aveva profondamente colpito: e a tal punto che, non solo me lo sono letto e riletto diverse volte, ma ricordavo (e ricordo tuttora) a memoria, interi paragrafi e frasi e storie! E poiché tutto ciò, logicamente, significa che il libro ha inciso al profondo la mia fantasia e sensibilità, vorrei cercare di capirne e spiegarne il perché: e per questo ci sono diverse ipotesi.
La prima dice che, probabilmente, il libro di Consoli mi ha interessato così tanto, perché in fondo riflette la mia stessa vita (visto che solo il simile comprende il simile). Cioè, nel suo libro io ho rivisto me stesso tale e quale (o quasi) a lui: e chi di noi non ricorda la propria infanzia? E non è stata forse uguale alla sua?
Magari noi potremmo dire che la nostra risposta è stata diversa, ma la domanda era sempre la stessa: come per quei cavalieri del Santo Graal che, di fronte all'oggetto della loro fede che poneva loro come una muta domanda, non avevano il coraggio di porla a loro volta, chiedendo a sé stessi il perché, e continuavano la loro via come se nulla fosse...
Consoli invece l'ha posta, la domanda: e di fronte all'oggetto della sua fede, o al mondo, alla gente e al suo amore per loro, si è chiesto: perché? a che a che scopo? a che servo io? E da qui è nato tutto quanto: questa straordinaria biografia, che è solo il riflesso di un'ancora più straordinaria vita, di una vita speciale...
E lo è soprattutto perché è anche una vita normale, una vita di tutti che anche noi potremmo aver (o forse abbiamo per davvero) vissuto: ma soltanto in sogno, nei sogni a occhi aperti che tutti facciamo, ma che non diventano mai realtà, restano solo sogni. E la realtà è solo la scuola, l'ufficio e la pensione. E ancora lì a sognare, e a insegnare ai nostri figli a sognare il futuro come noi, all'infinito...
Ma Consoli spezza il cerchio e va oltre: invece di sognare, vuole subito realizzare tutto quel che sente dentro di sé: cosciente che anche altri come lui, e chissà quanti, hanno vissuto e subìto le sue prove, ma si sono arresi alla scuola, al lavoro, alla pensione... no! Lui non cede, e fin da allora comincia a porre le basi di una vita esemplare.
Sì, proprio così: e la sua biografa ci piace perché è quella che noi vorremmo sempre aver vissuto, o forse l'abbiamo già vissuta senza accorgercene: quanti tra noi eteri o gay o chissà cos'altro, non sono stati tentati in giovane età da una vita così, e non ne hanno mai avuto il coraggio?
E quindi, ecco perché tale vita più fantastica (per noi) che reale, ci affascina e ci confonde: e l'inconscio, che cerca di trovare (per noi) qualcosa di più bello e giusto, si appropria di quei sogni e li fa suoi cercando quasi di renderli reali. Per questo poi ricordiamo così bene a memoria...
Ma, naturalmente, c'è anche una seconda ipotesi, che non esclude affatto la prima: e cioè, che anche noi abbiamo realmente vissuto un'infanzia così, ma non ce la ricordiamo, ed è solo grazie a lui, che ci fa da memoria, che il tempo antico ritorna a noi.
E io mi ricordo benissimo, anche se ho qualche primavera meno di lui, tutto quel che racconta dei suoi primi anni. Tranne, certo, il momento della scoperta e della domanda, e che per me sono state diverse, anche se poi non molto in fondo, visto che sto ancora qui a parlarne. E, come me, anche altri se ne sono accorti...
E sono questi certo, che hanno fatto il successo e la fama del libro, in cui si riconoscono. Del resto, che meraviglia c'è, se anche noi ci ricordiamo tutte quelle storie della guerra e del dopoguerra? E che problema c'è a ricordare una giovinezza comune a tutti, e che solo i giovanissimi di oggi faticano anche soltanto a immaginare?
Chi può dimenticare quelle calde giornate di sole di una giovinezza al di fuori del tempo che, passate nell'inconscio, sono diventate ormai archetipi di un mondo più simbolico che reale? O più reale di quello che noi viviamo oggi? Di un mondo che ormai non appartiene più al tempo, ma all'eternità?
E quindi, se vogliamo, il vero merito dell'autore, sarebbe quello di averci ricordato quel che noi già sapevamo: e di averlo fatto in modo così suggestivo e profondo, da risvegliare i nostri archetipi più antichi. E così il sogno è diventato realtà, così noi ricordiamo i suoi sogni al posto dei nostri, o meglio, attraverso i suoi noi ricordiamo noi stessi.
La terza ipotesi, infine, ci dice che probabilmente il libro di Consoli, oltre a quanto sopra, ha interessato così tanto per un terzo motivo: e cioè per il suo carattere di precursore dei nostri tempi, del fenomeno più importante dei nostri tempi... E starei per dire: come al solito, se andiamo bene a vedere tutte le cose da lui anticipate, che sono miriadi, e di alcune delle quali non ci siamo ancora accorti (ma ci accorgeremo a suo tempo). E il fenomeno in questione, o almeno quello che mi viene in mente adesso, è l'avvento della new age...
E tutti sanno che questo straordinario revival religioso, preparato, è vero, dai grandi movimenti spiritualisti degli ultimi due secoli, è nato soltanto in questi anni più recenti, estendendosi praticamente in tutto il mondo... beh, Consoli lo viveva già quasi cinquant'anni fa! E non sono il primo ad averlo notato, visto che anche la stampa se n'è accorta e l'ha posto nel dovuto risalto.
E' sufficiente sfogliare i suoi Affetti Speciali per vedere che, accanto alla prospettiva gay (che qui assume quasi nient'altro che una funzione di veicolo, di strumento attraverso il quale far passare la verità da Dio agli uomini...), quella che più lo interessava erano quella politica e quella religiosa. E anzi, quella religiosa attraverso quella politica. E non per niente, allora, aveva frequentato tutti i partiti e tutte le religioni del tempo! E per quale altro motivo, se non per avere poi in sé come una visione interconfessionale (una parola oggi di moda) di tutta quanta la società? Basta solo leggersi il libro per capirlo, e tanto che non c'è neanche bisogno di dirlo...
E grazie alle sue multiple esperienze nel campo anche lui, da bravo profeta, un bel giorno ricevette la sua illuminazione: rifiutò tutti i partiti e tutte le fedi, aprendosi all'anarchia e all'ateismo religioso. La prima, perché nessun partito esprime veramente l'individuo, e anzi lo opprime. Il secondo, perché è la sola risposta coerente data alle religioni inventate dall'uomo, che parlano di un Dio che né conoscono né, tantomeno, capiscono.
Perciò Consoli è riuscito in quella quadratura del cerchio dove tutti avevano fallito: vivere una vita profondamente religiosa ignorando l'idea o l'immagine di Dio, essere intriso di fede trascurando comandamenti, precetti, virtù teologali, sentirsi colmo di santità senza bisogno di inchinarsi davanti a statue o immagini sacre.
Già da allora aveva capito che il vero Dio (se così vogliamo chiamarlo) è la Natura, quella che tutti vediamo e comprendiamo. E che, cosa assai più importante, vedevamo e comprendevamo da giovani: prima che scuola, lavoro e pensione, ce la facessero dimenticare...
Ma lui non ha dimenticato: e ancora oggi, a distanza di decenni, continua imperterrito a proporre sempre tutto ciò che aveva già capito allora. E cioè:
- Che siamo un prodotto della Natura, che questa è procreativa e affettiva insieme, e si manifesta per prima cosa nei nostri istinti, specie quelli sessuali, i quali non mirano solo alla "riproduzione" ma anche alla "costruzione", ed hanno, perciò, una valenza asociativa, cioè culturale. Che qualsiasi istinto, emanante da questa Natura, è quindi sacro, e non può essere ostacolato impunemente, senza rischio per la stessa società.
- Che la vera società religiosa, è quella che permette a tali istinti di manifestarsi, e ci fa crescere in armonia col mondo. Mentre una società che ostacoli tali pulsioni, è una collettività irreligiosa e inumana, che si sviluppa in disarmonia con l'universo, e prima o poi finirà col distruggerlo (almeno, così come lo conosciamo).
- Che un ritorno alla Natura e al lavoro dei campi (giusto per portare un esempio), può essere considerato alla stregua di un atto religioso. E quante comuni e gruppi ecologici di oggi, di destra e di sinistra, e che proliferano nel mondo, stanno applicando le idee di Consoli, magari senza neanche saperlo?

Luigi Ferdinando

SPECIAL AFFECTS
or
THE POETICS OF REMEMBRANCE
(released March 1999)

Who is in all truth the man in the Demo-Christian Italy of the 1960's that chooses to publicly affirm his own homosexual dignity and to dedicate his whole life to the anti-discrimination struggle? Why does he decide to take on such an adventure? Is he motivated by exhibitionist needs or by moral values, with sensibility and courage above the average? Or then, how does his life flow between the fury of protest and the survival needs?
These are questions which find exhaustive answer in AFFETTI SPECIALI, Massimo Consoli's most recent book, an autobiographic work that, in the immediacy and spontaneity of a narration without preconceived structure, is able to paint an effective picture of one of the most significant coming out of the Italian history of the Gay Movement.
AFFETTI SPECIALI is a courageous book because the writer uncovers his own interior route, from infancy to maturity, without any fear of showing that the discipline and the adult determination, which he chooses to risk in an uncomfortable and difficult struggle, derives and regenerates from the painful search in a restless youth without proven models and referents.
In such a sense, Consoli's book succeeds in transforming the strictly personal connotations for becoming the mirror of a route that, even in the current historical circumstances, many gay youth must complete in order to affirm one's own identity, defeating prejudice and becoming stronger in the process of overcoming adversity.
However, the writer reevokes poetically in AFFETTI SPECIALI, his youth in a post-war proletarian Rome, proposing descriptive pictures, anecdotes, and nostalgic hues that take us to the post-neorealist atmosphere of (Pasolini's) "Ragazzi di vita". At that point one notices the Pasolinian regret for a world of traditions and generosity which have been wiped out by homogeneization, and annihilated by neocapitalism and the mass media cultural devastation.
There emerge pages in which Consoli, Odysseus in an incomprehensible world of prefigured norms and of paradoxical prohibitions, meanders among the most diverse spiritual and political experiences, encountering the most varied environments, where he ascertains that the strongest enemy against his identity is the catholic morality, a Moloch which is responsible for an endless chain of human suffering and of unpunished crimes.
Surprisingly, in the writer's narrative engagement, his initiatives for the foundation and the assertion of the Italian Gay Movement turn out to be described even excessively reduced in scale.
However, important pages, such as the ones relating to the creation in Rome of three different Gay Houses, in different moments, his rapport with the different political City administrations or the vicissitudes connected with the search for the right settlement for his monumental gay archive seem to be scant or little evident. It seems almost that the interior dimension, appearing immediate, sensitive, dreamlike, frequently pictured with humility that surprises who knows Consoli's pride and the overwhelming ego, is capable of giving justice, through his maturity's wisdom, to all the low blows of competition in the modern era.
AFFETTI SPECIALI then proposes a route in which the writer's existential experience, which often streams in pages of authentic poetry and curious episodes that surprise and amuse, reveal the many virtues and qualities a gay person can develop from the treasures of the infinite remedies that reason and fantasy in turn offer in the opposition to some undeserved suffering.
If there are not lacking rare moments in which a narcisistic self indulgence are hoisted, which contrasts sharply with the humility and the delicate moments that pervade the majority of the narration, coherence, honesty, mental openness, compassion, emerge in the end like characteristic traits in an interior route that offers a lesson of deep morality to those who find more convenient to look for nitpicking on others' sexual practices.
This book is made more precious by the desription of those meetings and relationships that Consoli has had with public figures and men of culture of the second half of the Nineteen hundreds, and whose names alternate with the many real picaresque characters, whose vicissitudes follow and precede the moving friendship with Dario Bellezza.
AFFETTI SPECIALI, finally, is not properly autobiographic; it is a sequence of tableaux which make one find again the pleasure to read and to dream, in the way it was before television. It is the narration, sometimes pained but more often amused, of the meaning of a life that is still flowing and which gives us a few useful teachings on the price of coherence and the joy of love.

by Enrico Verde
"AFFETTI Speciali", by Massimo Consoli, R. Massari Editore, 1999, 320 pag.


Breve Antologia da
"Affetti Speciali"

La gioventù è una malattia grave,
della quale qualcuno muore,
i più ne rimangono handicappati per tutta la vita,
e pochi la superano vaccinati



……..Quando a papà veniva voglia di fare la grattachecca, era festa grande in famiglia. Non per niente, quando succedeva, coincideva sempre con la domenica. Ero io, allora, che andavo sotto casa, a Testaccio, per cercare una colonna di ghiaccio atta alla bisogna. Mamma mi dava degli asciugapiatti puliti con i quali foderavo il piccolo iceberg per poterlo trasportare (le comode e inquinanti buste di plastica dei nostri giorni erano di là da venire...). Quando finalmente, dopo tanto girovagare per il quartiere, tornavo a casa (non era un acquisto facile, in un giorno festivo), allora tutti ci mettevamo attorno a papà, per vederlo all'opera, a scegliere lo sciroppo preferito tra il tamarindo, l'amarena, l'orzata e la menta che lui preparava da sé, con gli estratti, per risparmiare e perch'era più buono.
La domenica era il giorno più importante della settimana. Il più impegnativo. Tutti facevamo il bagno nella vasca bianca di ghisa smaltata, sollevata dal pavimento su quattro zampe di chissà quale animale mitologico, versandoci una o due pile di acqua riscaldata sulla macchina del gas e mischiata con l'acqua fredda che usciva dal rubinetto. L'acqua calda corrente ancora non esisteva (a casa nostra), perciò si cercava di scaldare il più possibile le proprie pentole (magari portandole ad ebollizione) per avere più acqua dove sguazzare a piacimento. Ma visto che ognuno aspettava il proprio turno con impazienza, l'impresa era un po' ardua: più l'acqua si voleva calda, più a lungo doveva aspettare il proprio turno chi veniva dopo.
Poi, c'erano sempre discussioni perché chi s'era fatto il bagno prima, non aveva pulito bene la vasca dei propri rimasugli.
Talvolta, di mattina presto, papà mi portava al mercato di Porta Portese, distante dieci minuti a piedi, per comprare il tabacco. Ho questo vago ricordo di fazzolettoni aperti sul marciapiede, pieni di cicche messe insieme a seconda della marca, del gusto, della "forza". Papà ne prendeva una manciata, da vero intenditore, se le avvicinava per vederle bene da vicino, le annusava, ne apriva qualcuna per controllare quanta parte era irrimediabilmente bruciata e perciò inutilizzabile, e quanta poteva essere riciclata in nuove sigarette fatte a mano, poi contrattava il prezzo con i venditori che, ovviamente, si chiamavano "ciccaroli", e stavano lì, in piedi, appoggiati al loro bastone chiodato con il quale infilzavano le cicche ed era un po' lo stemma nobiliare della loro professione. Le vendevano "a bicchiere": quante ne entravano dentro un bicchiere costavano tanto... Le vendevano anche a peso, ma pochi avevano la bilancia, così era tutto un conteggiare che tanti bicchieri corrispondevano a tanti etti, e così via.
Tornati a casa, metteva le cicche da parte per farle un po' "decantare", e far morire i germi, prima di aprirle tutte, farle asciugare per bene, e poi riutilizzarle.
Spesso tirava fuori da un piano della sua credenza privata un pacco di carta velina, di un tenue color marrone, che ci mettevamo a tagliare a forma di rettangoli per uso... sanitario. Erano gli antesignani di quella che, più tardi, rappresenterà una vera e propria rivoluzione nei nostri rapporti con ... il "basso ceto": la carta igienica! Ed erano anche i successori della carta da giornale che, piegata e tagliata in quadrati irregolari, ancora ricordo pendere da un chiodo del bagno di via Galvani.
Mamma sovrintendeva a tutte le manovre, mentre stirava le camicie o metteva a posto la camera da pranzo. A me mi pettinava lei, un po' perché non c'era posto in bagno, un po' perché i miei capelli erano ribelli (alla "Marlon Brando", dicevano tutti, ed io morivo dalla voglia di vedere chi fosse, questo Mallon Bàndo che ancora non conoscevo) e cercava di mantenerli a posto mettendoci una forcina proprio davanti che io trovavo comodissima ed invece ai miei amici, non ho mai capito il motivo, li faceva scompisciare dal ridere.
Dovevamo cercare di fare tutto questo nel massimo silenzio possibile in un appartamento composto da un ingresso (dove dormivano le mie due sorelle), una camera da letto (dove si trovava il letto matrimoniale, il letto dei miei fratelli e la brandina pieghevole dove dormivo io), un bagno, una cucina ed un balcone.
Papà dormiva. Se si fosse svegliato male, la giornata sarebbe morta lì. Se invece si alzava soddisfatto, potevamo partecipare tutti al rito della scelta: "Preferite il gelato o il cinema?", ci chiedeva, immancabilmente.
Allora, per farlo riposare bene, io mi sottomettevo alla più defatigante corvée della mia (ancor giovine) vita: papà voleva che gli pettinassi i capelli mentre dormiva. Poi, mi avrebbe elargito la straordinaria somma di dieci lire (che potevo scialacquare a mia totale discrezione, senza alcun controllo materno). Dieci lire non erano poche, attenzione! Ci si comprava un gelato, oppure un giornaletto, o una busta di grosse gomme americane (quelle che oggi si chiamano bubble gum, per intenderci, e non le Brooklyn) con allegato regalo a sorpresa di un soldatino, la tenda degli indiani, un cow boy a piedi o a cavallo, se ero particolarmente fortunato, o cose del genere.
Ma non c'era verso di bluffare. Papà ronfava alla grande, ed io cercavo di svignarmela diminuendo l'intensità del massaggio: rallentavo, rallentavo, rallentavo... smettevo... e papà pure smetteva di ronfare esortandomi: "Dai, vai avanti, sennò le dieci lire non te le do!"
Infine si svegliava del tutto. Mi pagava per il lavoro minorile svolto, si dava una sciacquata al viso, si guardava un po' attorno e: "Preferite il gelato o il cinema?", chiedeva.
E questa domanda ci precipitava in una crisi irresolubile: il gelato dava più soddisfazione, ma finiva presto. Tutto si concludeva in una passeggiata di mezz'ora da casa alla piazza del mercato di Testaccio, all'epoca ancora scoperto, che di domenica rigurgitava di tavolini usciti da chissaddove. Anche lì bisognava scegliere tra Zì Elena, ch'era la nostra favorita ma difficilmente disponibile stante la lunghissima fila di testaccini in attesa d'essere serviti, e le altre gelaterie che s'affacciavano sulla piazza.
Papà si lamentava, immancabilmente, del fatto che gli mettessero la panna in fondo al bicchiere di vetro. Era convinto che lo facessero per fregarlo, per risparmiare il cioccolato!………

…..Il mio compagno di classe abitava vicino a me, perciò ci scambiavamo le visite quasi quotidianamente. Un bel giorno ch'ero andato per studiare da lui lo trovai che stava facendo il bagno nella vasca. Con naturalezza m'invitò a fargli compagnia. Ero imbarazzato. A casa mia vigeva un certo codice puritano per cui io non avevo mai visto i miei fratelli nudi. A dire il vero, non avevo mai visto nessuno nudo, fino a quel momento. Forse proprio per questo l'immagine del sommozzatore mi aveva colpito così tanto.
Feci resistenza perché mi sembrava una cosa sconveniente. Era strano, anzi, che la madre ci si mettesse di mezzo invitandomi anche lei a far compagnia al figlio, appoggiando una sedia accanto alla vasca.
Entrai, allora, nella sala da bagno, dove Pippetto (chiamiamolo così) stava già a mollo in un po' d'acqua calda. Aveva ancora le mutande, e anche questo mi sembrò strano. Noi facevamo il bagno nudi, anche se in perfetta solitudine, a casa nostra. Mica stavamo al mare!
Pippetto mi invitò a sedermi sulla sedia, accanto a lui. Giocherellava con il pisellino e ridacchiava. Ad un certo punto si sfilò le mutande. Che strano, potevo vedere chiaramente che, tutt'attorno "lì", era pieno di peletti neri. Gli dissi che io non li avevo. Lui continuava a ridacchiare e m'invitò a togliermi i pantaloni per fargli vedere s'era vero. Non mi andava mica tanto. Quella, per me, era una situazione nuova e imbarazzante. Non mi ero mai spogliato davanti a nessuno, se non ai medici e alle infermiere, ed anche con loro era quasi un dramma, ogni volta.
Pippetto insisteva, era più grande di me (ed a quell'età, due o tre mesi sono tantissimi), e poi gli volevo bene, così obbedii e mi sfilai i pantaloni, poi le mutande. Lui continuava a ridere, a spruzzarmi addosso l'acqua della vasca, quindi m'invitò ad avvicinarmi di più per poter vedere meglio il pisellino mio ch'era infinitamente più piccolo del suo. A dire il vero, il suo era diventato più grande solo da qualche minuto. Oddio, che stava succedendo? Il pisellino gli stava diventando un pisellone ed io ero terrorizzato. Non capivo perché lui continuasse a ridere mentre quella cosa gli si gonfiava tra le mani, come se fosse un ascesso che stesse andando in infezione.
Non avevo mai visto una cosa del genere. Nessuno me l'aveva detto che poteva accadere qualcosa di simile. Pippetto m'invitò a non preoccuparmi, non c'era niente di strano, era tutto normale.
"Ma come", mi chiese, "non te le fai le pippe?"
Le pippe? E che erano? Certo, sentivo i compagni di scuola che dicevano sempre: "mi sono fatto una pippa", "Marchesini m'ha fatto una bella pippa, ieri mattina"; e avevo letto, nel bagno, che "una pippa di notte, risparmi le mignotte", oppure, "Attenzione, dopo la terza sgrullata è da considerarsi pippa!", "Chiappini della 5° C ha fatto le pippe a tutta la classe"... ma ce n'erano tante di cose che ancora non capivo bene, che non m'ero preoccupato d'informarmi meglio…..

….Alla fine di via Mantegazza, in basso, abitava un prete che incontravo, quasi ogni pomeriggio, alla fermata del 28 per andare al Virgilio. Facevo ancora le medie ed il 28 era ancora tram e non bus come diverrà in seguito. Il prete mi lanciava spesso un'occhiata distratta, senza dire nulla. Un giorno, si fece coraggio, si avvicinò e cominciò a parlare delle solite banalità. Aveva un forte accento del Nord-Est. Io, avevo già cominciato a non avere più tanta simpatia per i preti e tendevo a non dargli troppo spago. Ma ero ancora un ragazzetto beneducato e cercavo di essere gentile. La conversazione era a tutto tondo, si parlava un po' di tutto, di politica, dei giovani, dei preti e ovviamente, di religione.
Mi aveva ripetutamente invitato a casa sua, ma non c'ero mai andato perché non mi s'era presentato il motivo. Quando cominciai ad approfondire il discorso religioso, alla ricerca di una risposta qualificata ai miei primi dubbi, alle mie domande, lo andai a trovare.
Ricordo bene la scena. La perpetua stava preparando qualcosa in cucina. Lui mi fece accomodare nel suo studio molto ridondante, dov'era già seduto dietro la scrivania, con la poltrona per gli ospiti (dove m'ero accomodato io) che sembrava una pianta carnivora, di quelle dove, non appena la mosca ci si posa, zàcchete!, rimane intrappolata e non può più uscirne.
Ad un certo momento ci trovammo a parlare dell'anima. Io feci un gesto d'incredulità a quello che lui andava raccontando. Il prete si fermò. Mi guardò fisso negli occhi. La voce gli diventò indagatrice: "Tu non credi nell'anima!"
Ripetei il gesto di poc'anzi, accompagnandolo da uno sguardo perso verso l'alto che, nelle mie intenzioni, indicava profondo scetticismo.
"Tu non credi nell'anima!", insistette. "Ma se io te la mostrassi, allora ci crederesti!". La sua non era una domanda, ma un'affermazione imperativa.
"'Bé, certo, se la vedessi... Ma non credo che sia possibile... Ho dei dubbi, al riguardo", mi difesi.
Il prete era lanciato: "Se io te la facessi vedere... Se io te la mostrassi qui, ora. Ebbene, ci crederesti nella sua esistenza?"
"Se potessi vederla", convenni, "comincerei ad avere dei dubbi sui miei dubbi".
"Se io, ora, te la tirassi fuori qui, te la mettessi sul tavolo...", il tono della voce stava aumentando. Se ne accorse pure lui perché si alzò ed andò a chiudere la porta. "Se io, ora, poiché tu lo vuoi, te la rendessi visibile, te la facessi vedere, te la facessi toccare... Tu mi crederesti?"
"Va bene, padre", mi arresi, "me la faccia vedere".
"Se ti permettessi di vederlo...", improvvisamente l'anima era diventata maschile, "...se ti concedessi di toccarlo, tu capiresti che c'è, che esiste! Ti metteresti in ginocchio, allora, perché finalmente l'avresti visto..."
Quel salto qualitativo mi preoccupava. Cominciavo a crescere, e non ero più tanto ingenuo come prima. Il prete era diventato rosso come un radicchio di Treviso (da dove, forse, veniva), era visibilmente emozionato (fors'era anche eccitato, ma ancora non capivo la differenza), e sembrava sul punto di esplodere.
"Va bene, padre", cercai di concludere, "mi fido di lei e le credo sulla parola."
"No!", quasi urlò, "tu sei scettico e devi vedere, per essere convinto. E come San Tommaso, io ti ci farò mettere la mano sopra, dimodoché non avrai più dubbi..."
"Mi fido, padre. E la ringrazio della pazienza ma, ora, devo proprio scappare."
"Un attimo! Basta un attimo. Anche solo per vederlo..."
"No, padre. L'attimo è già trascorso ed io devo andare. Sarà per un'altra volta". Così dicendo, quasi con un balzo avevo raggiunto la porta e l'avevo aperta. Almeno, che la perpetua ci sentisse parlare mi dava un po' di sicurezza. Uscii salutando e, appena fuori la porta, feci gli scongiuri in direzione dell'appartamento, come se stessi spruzzando acqua benedetta su quel luogo perduto. Un gesto che, nel mio codice, voleva e vuol dire: "Qui, mai più! Manco morto!"
Lo rividi, il prete, ma grazie al cielo non mi salutò più e, quando c'incontravamo, guardava ostensibilmente da un'altra parte…..

…..Sempre con la Turacciolo, una domenica pomeriggio eravamo andati al Quarticciolo, in una discoteca proprio vicina al capolinea del "14", l'unico tram che congiungesse il quartiere al resto del mondo. Franco indossava una delle sue giacche militari alla Beatles e, con i capelli lunghi e radi, il suo modo di comportarsi e gli sguardi che lanciava di qua e di là, c'aveva messo poco ad attirare l'attenzione dentro la sala.
I giovani ballavano con le loro ragazze, ma guardavano verso di noi. Non ci toglievano più gli occhi di dosso. Si davano occhiate d'intesa, si scambiavano battute e, infine, si decisero a venire al nostro tavolo. Senza nessuna formalità.
"Ciao", fece uno che sembrava il padrone delle ferriere, "io sono il Gatto".
"Piacere, Franco", rispose la Turacciolo, facendo un mezzo inchino anche s'era seduta.
"Piacere, Massimo", fec'io, cercando di mantenere l'intera situazione in una dimensione "virile".
"Piacere... Che sete cantanti?", chiese un altro.
"Beh, si", rispose la Turacciolo cantilenando, forse per entrare nel personaggio.
"E se vede, co' quei vestiti uno solo ch'er cantante po' fa'."
I ragazzi sembravano divertiti. La Turacciolo aveva il grande potere di non spaventarli, di farli sentire a loro agio, di lasciarli dominare la situazione.
"Che volemo fa?", chiese ad un certo punto il Gatto.
"Non lo so", risposi io, "che vogliamo fare?"
"Volemo annà sui montarozzi?"
"Eh, si, andiamo sui montarozzi". La Turacciolo aveva capito che la situazione stava procedendo per il meglio.
"Che so', 'sti montarozzi?", chiesi, diffidente.
"E' 'na collinetta tutta piena de bozzi, propria qua de dietro. Lì 'n ce va' nisuno. Ce potemo sta' 'n pace, pe' 'n po'".
Andammo su questi montarozzi io, la Turacciolo... ed una trentina di ragazzi usciti tutti insieme dalla discoteca. Ma da dove erano sbucati? Noi, all'interno, avevano parlato con tre o quattro di loro. Gli altri si erano accodati come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Sul montarozzo, il Gatto non perse tempo in chiacchiere. Dopo aver raccontato ch'era un ladro di professione ("faccio lo scavarco da li tetti, e sarto da 'na terazza all'artra, come li gatti. Pe' questo me chiamano er Gatto"), chiese chi di noi due voleva andare con lui a "fa' robba".
La Turacciolo alzò subito la mano. Molti altri fra i ragazzi protestarono che volevano "fare" anche loro ma il Gatto, che evidentemente era un capo, li zittì subito e, democraticamente offrì, ammiccando: "Chiunque vo' fa' robba, po' venì co' noi. Tanto a Franco nu je dispiace mica, Vero, Fra'?"
A Franco tutt'altro che dispiaceva, una situazione del genere. A me, mi preoccupava. Così, una ventina di giovani li seguirono mentre s'infrattavano in mezzo ai cespugli e cominciava ad esser buio.
Una decina rimasero con me. "E tu", chiese uno, "tu non fai niente? Che nun te piace piallo in culo?"
"A me piace un ragazzo alla volta", risposi, "non venti tutti insieme".
"'Mbeh, va dentro 'n cespuglio e noi venimo una a 'a vorta".
"No, non è questo. Voglio dire che mi piace stare solo con un ragazzo per un mese, due mesi, magari un anno, finché dura. E quando sto con lui, non vado con nessun altro".
"Allora è come Pierino er fornaio", fece uno.
"No, nun è come Pierino. Questo è frocio. Pierino nun è frocio!", sentenziò un altro. Incuriosito, chiesi:
"Chi è sto' Pierino?"
"Pierino è er fornaio de qui sotto. Ogni tanto lui sta co' quarcuno de noi. Pe 'na settimana, du' settimane. Er pischello de turno va, er pomeriggio quanno ch'er negozio è chiuso ma lui sta dentro a fa' er pane pe la sera, je bussa a la seranda. Pierino apre, er pischello entra e lui je fa' 'n bocchino o se lo fa' mette 'n culo..."
"Ah, è il frocio del quartiere, sto' Pierino", commentai, ma la risposta del ragazzo fu deliziosa, nella sua estrema semplicità: "No, nun è frocio. Lui lo fa perché je piace!"
Intanto, la Turacciolo stava tornando, sola. Un saluto ai ragazzi che m'avevano fatto compagnia, soprattutto ad un Mizio particolarmente insistente e ad un Massimino dolcissimo, e via, in direzione del "14", mentre cominciava a calare la sera.
"Ma che c'hai fatto, con tutti quei ragazzi?". Ero curioso.
"'Mbeh, ho fatto l'aeroplano..." "L'aeroplano? E che altro è, l'aeroplano?"
"Ma come, non lo sai? Quando hai troppi ragazzi che non sai come accontentare, e magari rischiano di diventare pericolosi se non sburano, allora fai l'aeroplano. Ti metti alla pecorina e ne prendi uno in culo, uno in bocca e due in ognuna delle due mani, ai lati", e così dicendo esemplificava il tutto con una sacra rappresentazione che non lasciava adito a dubbi rispetto al fatto che una cosa del genere fosse possibile.
Il "14" era ancora fermo al capolinea, e noi due stavamo parlando sulla piattaforma posteriore, quando dal buio uscì fuori Mizio. "Dai, scendi giù!", mi fece. La Turacciolo agitò la mano come per dire: "Hai fatto una conquista. E che conquista!". Ma io ero, al solito, imbarazzato. "E' tardi. Devo tornare a casa".
"Ma che casa. Dai, scendi giù che ci divertiamo!"
"Non posso. Non ho più i soldi per il biglietto". Non era vero, ovviamente, ma era una buona scusa per farlo desistere. Una buona scusa che, comunque, non funzionò.
"Te lo ripago io, il biglietto; ma adesso dai, vieni giù che andiamo in un altro posto".
Che dovevo fare? Chiesi consiglio alla Turacciolo che, ovviamente, mi rispose: "Nì, ma che scherzi? Ogni cacciata è persa. Perciò datte da fa' e vatte a fa' sta' scopata co' sto maschio che te desidera manco fossi Sophia Loren!"
Scesi dal tram proprio mentre stava per partire. Mizio mi portò in un prato lì vicino e mi trattò molto meglio di Sophia Loren.……




La prima associazione gay della storia... di M. Consoli
24 giugno 2002

In occasione del Gay Pride del 2002 dedico ai miei fratelli e sorelle GLBT di tutte le denominazioni, razze, religioni e convinzioni politiche il seguente documento che ho tradotto in occasione della presentazione avvenuta presso il circolo "Mario Mieli" di "Spada Furente", il libro edito da Fabio Croce, lo scorso 16 marzo, e pubblicato su "OMPO" N. 232 ­ luglio 2002 ­ anno 28mo.
Mi piacerebbe sapere che ne pensate di quest'uomo che io considero straordinario e che ha fatto così tanto per tutti noi in un'epoca in cui nessun altro, al di fuori di lui, pensava di "uscire fuori".
E ricordatevi del tradizionale appuntamento all'Aquila, per il prossimo 28 agosto.
Auguri di BUON PRIDE!
( Massimo Consoli )


REGOLE PER UNA UNIONE DEGLI URNINGHI

I suoi primi cinque saggi sull'ENIGMA DELL'AMORE URANIANO [ 1. Vindex. Studi Socio-Giuridici sull'Amore Sessuale tra Uomini (1864). 2. Inclusa. Studi Antropologici sull'Amore Sessuale tra Uomini (1864). 3. Vindicta. Lotta per la Libertà dalla Persecuzione (1865). 4. Formatrix. Studi Antropologici sull'Amore Uranico (1865). 5. Ara Spei. Studi Morali, Filosofici e Sociali sull'Amore Uranico (1865) ] permisero a Karl Heinrich Ulrichs di entrare in contatto con numerosi altri Urninghi, visto che in molti gli scrissero per ringraziarlo di quanto andava facendo per loro, per raccontare le proprie esperienze e per dare suggerimenti e consigli.
Una conseguenza importante fu che il suo pensiero fu sempre in continua evoluzione, non fossilizzandosi mai su idee precostituite e intoccabili, cosicche' anche la sua stima sulla percentuale di Urninghi rispetto al resto della popolazione, subi' un lento, ma costante, aumento, man mano che lui stesso si rendeva conto di quanto estesa fosse la loro presenza in tutti gli strati della societa'.
Un altro risultato fu l'idea che ebbe di organizzarli in una associazione che ne difendesse gli interessi e ne promuovesse l'evoluzione culturale e sociale ed il benessere individuale.
Cosi', con la sua consueta energia, si mise a delineare le prime "Regole per una Unione degli Urninghi" che, forse, e' esistita solo sulla carta e non ha mai avuto un reale sviluppo organizzativo, tant'e' che non ne parla mai in nessuno dei suoi scritti.
Resta il fatto, comunque, che questo sia il primo tentativo mai realizzato di una iniziativa del genere, e noi siamo fortunati abbastanza di poterne essere a conoscenza attraverso l'unica copia esistente, un manoscritto inviato a Karl Maria Kertbeny, ed oggi conservato tra le carte della Biblioteca Nazionale Ungherese.
Vi proponiamo questo documento programmatico riprendendolo dal libro di Hubert Kennedy, "The Life and Works of Karl Heinrich Ulrichs, Pioneer of the Modern Gay Movement", Alyson Publications, Boston, 1988, pagg. 87/89.

    1) (L'Unione degli Urninghi) si compone dei Soci e di un Consiglio Esecutivo.
    2) I suoi scopi sono:
    a. far uscire gli Urninghi dal loro precedente isolamento e unirli in una massa compatta e tenuta insieme dalla solidarieta'.
    b. sostenere i diritti umani degli Urninghi in contrapposizione alla pubblica opinione e alle istituzioni statali, cioe' rivendicarne l'uguaglianza con i Dioninghi di fronte alla legge ed alla societa' umana in generale.
    c. fondare una letteratura Uraniana.
    d. promuovere la pubblicazione di scritti Uraniani a spese dell'Unione.
    e. lavorare per gli interessi degli Urninghi sulla stampa quotidiana.
    f. assistere i singoli Urninghi, che soffrono in conseguenza della loro natura Uraniana, in ogni situazione di bisogno e di pericolo e, quando e' possibile, aiutarli anche a trovare adeguati mezzi di sostentamento.
    3) Ogni singolo socio ha il dovere di contribuire a questi scopi secondo le sue capacita'.
    4) Ogni Urningo puo' diventare socio. Sono esclusi solo i caratteri disonorevoli.
    5) Chiunque aderisca all'Unione puo' chiedere che il suo nome e indirizzo siano e rimangano noti solo al Consiglio Esecutivo, ed anche che siano scritti solo in codice. Ogni membro del Consiglio Esecutivo e' impegnato sul suo onore ad adempiere quanto sopra.
    6) Ogni componente del Consiglio Esecutivo ha il potere di accettare soci nell'Unione. Nel caso ci siano particolari ragioni, l'iscrizione puo' essere concessa anche senza fornire nome e indirizzo al Consiglio Esecutivo. In questo caso e' il Consiglio Esecutivo che decide se accettare o meno il nuovo socio, il nome del quale, e la posizione, dovranno essere indicati in qualche altro modo. Nello schedario dei soci tenuto dal Consiglio Esecutivo gli verra' attribuito un nominativo fittizio.
    7) Il numero e la selezione del Consiglio Esecutivo sono decisi dal Consiglio stesso. Almeno meta' tra di loro devono fornire il proprio nominativo e indirizzo ai soci dell'Unione. I rimanenti possono operare sotto pseudonimo, attraverso la mediazione e la garanzia di uno che abbia fornito le proprie generalita'. In questo caso i loro nominativi e posizioni devono essere comunque forniti in qualche altro modo al Consiglio Esecutivo ed ai membri dell'Unione.
    8) Ogni socio paga una iscrizione annuale al Consiglio Esecutivo per un importo volontario, ma comunque di almeno un tallero.
    9) L'intero Consiglio Esecutivo decide sulle spese da affrontare e ne e' responsabile di fronte ai soci dell'unione.
    10) Il Consiglio Esecutivo e l'Unione dei Soci devono tenersi vicendevolmente informati su ogni novita' importante.
    11) Ogni socio deve ricevere tutti gli scritti pubblicati, ed a spese dell'Unione (paragrafo 2,d).
    12) Il Consiglio Esecutivo organizza congressi periodici dei propri membri che, secondo il suo giudizio, possono essere incontri plenari o riservati ai delegati.
    13) Il Consiglio Esecutivo cerchera' di produrre pubblicazioni periodiche per raggiungere gli scopi dell'Unione, e in quantita' adatta.
    14) Cerchera' anche di introdurre un segno segreto di riconoscimento tra Urninghi.
    15) I desiderata e le proposte dei soci dell'Unione devono essere presi in considerazione dal Consiglio Esecutivo ovunque si dimostrino realistici.

    Scritto nel settembre del 1865
    Numa Numantius
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    Kark Heinrich Ulrichs

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Omosessualità e Vampirismo
Dracula e Manor

(pubblicato su "Guidemagazine" - Luglio 2002)

Oltre ad essere il "nonno" del movimento gay contemporaneo, ed un grande latinista e combattente politico e poeta in proprio e tante altre cose ancora, Karl Heinrich Ulrichs era anche scrittore di racconti.
Nel 1885, già in Italia da 5 anni, pubblicò una prima antologia di sue brevi Matrosengeschichten (Storie di Marinai), sinteticamente commentate da Hubert Kennedy su Ulrichs: the Life and Works of Karl Heinrich Ulrichs, Pioneer of the Modern Gay Movement, Alyson Books, Boston, 1988). Quello che vi riproponiamo qui è il secondo racconto, Manor, una vicenda curiosa nella quale omosessualità e vampirismo s¹intrecciano in maniera inestricabile. E fin qui non c'è niente di particolarmente degno di nota, fin quando, in realtà, non veniamo a sapere che Manor è stato scritto all'Aquila tra il 22 ed il 30 luglio del 1884, tredici anni prima che un'altra storia nella quale omosessualità e vampirismo si aggrovigliano in maniera altrettanto inestricabile, anche se più subdola, venisse pubblicata in un altro paese, in Inghilterra: Dracula.
Bram Stoker cominciò a raccogliere materiali per il suo libro nel 1890. Ce ne vollero sette per vederlo stampato da Constable, con la sua copertina gialla che andava tanto di moda all'epoca (ricordate lo Yellow Book di Oscar Wilde?), in tremila copie ed al prezzo di sei scellini.
Ulrichs era stato un combattente per la libertà degli Urninghi. Per buona parte della sua vita fu il primo militante gay della storia e l'unico a identificarsi pubblicamente come tale. Tutta la sua avventura umana, insomma, fu l'apologia del "coming out".
La vita di Stoker, invece, fu all'insegna della repressione più totale. Bram era segretamente innamorato di Henry Irving, il più grande attore teatrale dell'Inghilterra Vittoriana, per il quale lavorò anche come manager, ma non riuscì mai ad ammetterlo.
All'età di 31 anni pensò giunto il momento di sposarsi e lo fece con la 19enne Florence Balcombe, precedentemente già impegnata con Oscar Wilde. Stoker era stato talmente influenzato dal suo connazionale irlandese che, per un certo periodo, pensò di introdurre tra i personaggi di una certa importanza del suo "Dracula" anche un pittore che cercava di fare il ritratto al Conte, ma inutilmente: l'immagine non poteva essere imprigionata sulla tela. Chiaro riferimento al Dorian Gray di Oscar, il cui substrato omosessuale non è più un mistero per nessuno, ormai.
Per capire quanti problemi di accettazione avesse Stoker basti pensare che, il 18 febbraio 1872 si decise, infine, a scrivere una lettera al poeta americano Walt Whitman, le cui poesie sul cameratismo tra maschi lo avevano profondamente colpito. Eppure, avrà il coraggio di spedirgliela solo quattro anni più tardi!
E non possiamo dimenticare che uno dei suoi ultimi libri, Famous Imposters (1910), è tutto un susseguirsi di uomini che si travestono da donne e donne che si travestono da uomini, fino ad arrivare alla "rivelazione" che perfino la regina Elisabetta I, in realtà, era di sesso maschile!
Questa sua insicurezza sulla propria affettività, Bram la trasferì ampiamente nel romanzo. Dapprima la "pruderie" vittoriana e più tardi la permalosità hollywoodiana, tutto ha congiurato per cancellare ogni velato indizio di omosessualità, ma i riferimenti sono ancora là, nel testo originale, come ha cercato di dimostrare con molta convinzione anche Christopher Craft (Another Kind of Love: Male Homosexual Desire in English Discourse, Berkeley, University of California Press, 1994).
Un brano del Dracula aiuterà a capire meglio quanto sto dicendo.
Ad un certo punto tre donne lascive tentano di circuire Jonathan Harker, il personaggio principale del racconto, quando, infuriato, il Conte fa il suo ingresso protestando: "Come osate toccarlo, voialtre?.. Vi avverto! Quest'uomo mi appartiene!"
E quando le tre mogli rispondono con un tono di rimprovero e quasi a voler difendere la loro preda: "Tu non hai mai amato. Tu non ami mai!", Dracula si volta verso Jonathan, guardandolo fisso negli occhi e dice: "Sì, anch'io sono capace di amore... Ebbene, vi prometto che quando avrò finito con lui, potrete baciarlo come meglio vi parrà".
E come sottolinea Leonard Wolf, "quando avrò finito con lui" è "un riferimento molto blando alle delizie omoerotiche che Dracula ha riservato a se stesso ed a Jonathan Harker" (Dracula. The Connoisseur's Guide, Broadway Books, New York, 1997, pag. 157).

I rapporti tra omosessualità e vampirismo, del resto, non sono una novità.
Già nel 1993 ho cercato di dimostrare come il vero modello ispirativo del Dracula di Bram Stoker sia stato più l'ungherese Erzsébet Bàthory che Vlad Tepes (I Mostri Sono Tra Noi - La Contessa Sanguinaria - Il Macellaio di Hannover, Ompo N. 65 supplemento, Ottobre 1993).
Ma prima di me lo avevano sostenuto Raymond McNally (Dracula Was a Woman. In Search of the Blood Countess of Transylvania, 1983).
Le prove?
Il Dracula del romanzo era uno székely della Transilvania, popolazione magiara, cioè ungherese, e non valacca, cioè rumena, com'era il caso di Vlad.
Era un conte, come la contessa Bàthory, appunto, mentre Vlad Tepes era un principe.
Bàthory beveva il sangue delle sue 610 vittime, come farà Dracula, mentre Tepes era soprannominato "l'Impalatore" perché questa era la sua favorita forma di condanna a morte.
E la storia della Bàthory, sia detto per inciso, è un'altra storia di omosessualità vissuta un po', come dire, malino. Certo, ci fosse stato il "gruppo accoglienza del circolo Mario Mieli", all'epoca, la contessa non sarebbe stata "convinta che il sangue delle fanciulle avesse un potere cosmetico sulla sua pelle un tempo famosa per tutta l'Ungheria. Così, le ragazze venivano incatenate nei labirinti del castello e ingozzate di cibo perché più grasse erano, più sangue avrebbero avuto a disposizione per gli usi della nobildonna quando fosse venuto il loro momento di essere munte"!
La contessa teneva tanto alla sua pelle che, dopo essersi immersa nella vasca colma del sangue fresco di queste disgraziate, non si sognava affatto di asciugarsi con un ruvido accappatoio. C'erano, infatti, altre ragazze (quelle ancora all'ingrasso!) che avevano la precisa funzione di leccarla tutta, da capo a piedi. Chi si rifiutava, o dimostrava di provare un (comprensibile) disgusto, veniva torturata a lungo ed infine sgozzata: il suo sangue serviva per altre abluzioni.
Vlad Tepes, soprannominato "Dracul" (e quanto segue lo aggiungo per il piacere della completezza storica), si trovò più volte a combattere contro il fratello Radu, detto "il Bello", che era stato a lungo l'amante di Maometto, figlio del sultano Murad e poi suo successore sul trono ottomano.

Ma torniamo ad Ulrichs che già nel 1869, scrivendo il suo ottavo saggio intitolato Incubus: Amore Uraniano e Sete di Sangue (Incubus: Urningsliebe und Blutgier) aveva affrontato un argomento simile.
C'era stato un uomo, il tenente von Zastrow, di Berlino, che aveva aggredito due bambini.
In particolare, era accusato di aver violentato il giovane Emil Hanke, di sei anni, di averlo morso sulla faccia, di avergli tagliato i testicoli, di aver tentato di strangolarlo, di avergli attaccato la testa ad un tubo di termosifone e di averlo lasciato gravemente ferito, ma ancora vivo.
Poi, era accusato di aver violentato il 15enne Corny, di averne mutilato il corpo tagliandogli i genitali ed altre parti, di avergli inserito un bastone dentro il retto e di averglielo spinto fino ai polmoni, e poi di averlo ucciso. Il paletto che gli attraversava il corpo, in particolare, aveva acceso la fantasia popolare, che vi aveva visto una sorta di rito satanico o, meglio ancora, di attività vampiresca.
Secondo Ulrichs, questo non poteva essere considerato un caso di omosessualità, ma di pazzia. Secondo lui era giusto l'intervento della legge nelle cose sessuali quando c'era la minaccia di usare la forza, l'uso della forza stessa o il coinvolgimento di bambini, ma nel caso di vera e propria insanità mentale erano i medici a dover intervenire, e non i giudici. All'epoca, i riferimenti al vampirismo furono insistenti e forse fu proprio questo fatto che, più tardi, lo spinse ad intervenire ancora una volta sull'argomento, ma in maniera romanzata, romantica e, in ogni caso, con molti distinguo.
Manor, in effetti, rispetta molti dei luoghi comuni sul vampirismo, ma, come ha fatto notare Michael Lombardi nel commento alla sua traduzione, ad un certo punto se ne distacca.
Infatti, ... Manor è un cadavere che si rianima ed abbandona la sua tomba di notte per succhiare il sangue ad una persona addormentata. Il suo aspetto è cadaverico: pallido come la morte e gelido al tocco. Appare ben nutrito ed è eccezionalmente forte. Agisce solo al calar delle tenebre mentre di giorno riposa nel suo sepolcro. La comunità pratica il tradizionale atto di conficcargli un paletto attraverso il cuore non appena si accorge del pericolo, e gli abitanti si recano al cimitero per controllare le tombe alla ricerca di un cadavere che non si sia ancora decomposto già sapendo, comunque, dove cercare...
Questi sono i punti in comune con la tradizione dei morti viventi, ma poi la storia prende un altro verso ed assume un carattere originale, affrontando l'amore di due ragazzi, due maschi, che nell'Inghilterra vittoriana sarebbe stato impossibile anche solo da pensare. Inoltre, come continua a sottolineare Lombardi, Manor è rianimato da Urda, che per i popoli del Nord era la concettualizzazione del fato, idea del tutto estranea alla tradizione balcanica. Ancora, il primo tentativo di uccidere definitivamente il morto vivente fallisce e Manor riesce a liberarsi piuttosto facilmente del paletto con il quale lo hanno inchiodato nella tomba. Infine, originale è il modo in cui il vampiro succhia il sangue di Har, non mordendolo sul collo, ma ciucciandogli il capezzolo.
Con questa narrazione, Ulrichs si conferma anche come scrittore di fiction.
La sua storia, come sottolinea Paul Nash commentando la traduzione di Lombardi, rientra a pieno titolo nelle regole del racconto breve così come sono state formulate proprio nel 19° secolo: ha una solida impalcatura, unità di trama, carattere, tono, umore e stile, con un inizio, uno svolgimento, una fine. Anche lo sfondo in cui si svolge la storia viene usato con sapienza da Ulrichs: la terra è "nuda", "rocciosa", "melanconica", il mare è "selvaggio", "sballottato in vortici e rapide", "una marea di onde", ed è calmo solo quando i due giovani sono insieme a nuotare.
Insomma, un racconto da non perdere, dopo che per così tanto tempo è stato quasi sconosciuto.

Massimo Consoli



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UNIONI DI FATTO : UNA REALTA' INDIPENDENTE DALLO STATO

Quando lo Stato è in ritardo rispetto alla società civile, quando frange estremistiche ed intolleranti cercano di imporre la loro visione del mondo al resto della collettività, quando i diritti fondamentali dell'individuo diventano un optional condizionato dall'interesse politico, le comunità più discriminate rivendicano la loro autonomia e vanno avanti per la loro strada indipendentemente dal potere centrale.

L'indifferenza e l'ostilità dello Stato italiano nei confronti della sua comunità più numerosa e qualificante, con una tradizione storica di grande spessore culturale e umano, è ormai giunta al suo punto di rottura.
Visto inutile ogni sforzo di poter esprimere la propria identità sociale, sessuale, culturale in maniera pacifica ed all'interno di questa società, la comunità GLBT procede ormai per conto suo.

E' dal 1976 che celebro unioni tra persone che si amano, indipendentemente da vincoli legali o da costrizioni giuridiche.
Oggi è stato deciso un passo ulteriore: la costituzione di un "Libro delle Unioni di Fatto" che, quando lo Stato si risolverà a legiferare in maniera costruttiva sull'argomento, potrà anche essergli messo a disposizione per dimostrare la serietà delle nostre intenzioni attraverso l'esistenza di un precedente inconfutabile e la nostra decisione di andare fino in fondo nella rivendicazione dei nostri diritti naturali inalienabili.

La prima mossa in questa direzione verrà compiuta sabato prossimo, 27 luglio, alle ore 19.00 quando, presso il "Settimo Cielo" di Ostia-Torvajanica, vicino Roma (al km. 8,700 della via Litoranea), sarà celebrata l'unione tra Maya e Barbara, alla presenza di un centinaio di invitati.
Chi vorrà partecipare è pregato di accreditarsi con un certo anticipo, scrivendo all'indirizzo maya@cybercore.com ,
oppure telefonando ai numeri 06-6621217, 348-9999641.

Massimo Consoli



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11 settembre dalla parte dei gay

Mi comunicano dagli Stati Uniti che la mia poesia, "11 Settembre", ha superato i 1.000 visitatori. Nel frattempo é stato messo in rete anche il mio articolo sulle vittime gay di quel giorno, intitolato "Un Anno Fa" (Guidemagazine, ottobre 2002)

12 ottobre

Ho tradotto un articolo di due autori tedeschi su di un cugino gay di Ulrichs, Johann Diederich Sarnigahusen, che riparò in America perché coinvolto anche lui in qualche scandalo "uranista"...



di Massimo Consoli "larivistina" pubblicò :

"Harry Hay è morto"
"Harry Hay ha 90 anni!"
"Guida al Cimitero acattolico del Testaccio-Roma"
"Scompare Sylvia Rivera, un pezzo della nostra storia"

Leggi anche :

Intervista a Consoli
Andata e Ritorno
"H. Hoessli - Il primo Eroe"
"Sarnighausen e Ulrichs"
"11 Settembre"
"Un anno fa"
"Intervista a Massimo Consoli" di R. Calafiore (da "nonsoloparole")
"Fratelli Illustri" di D.Scalise (da "Gaywatch")




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