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Massimo Consoli >>Solo i gay vanno in paradiso >>
OMPO N. 161 - Giugno 1993 CONSOLI
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SOLO I GAY VANNO IN PARADISO
Atto unico
(da un'idea di Anselmo Cadelli)
Personaggi
Il Vescovo Il Giudice Il Poliziotto Il Medico La Marchetta Il Gay L'Arcangelo Gabriele La Voce di Dio
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La scena é unica ed avrà pochi cambiamenti nel corso della rappresentazione. Molte nuvole, sia in basso che sospese e da dove usciranno gli attori. Molti vapori. All'estrema sinistra c'É una scala d'argento che si intravvede a malapena e che verrà illuminata quando vi avverrà l'azione. Arbusti ed alberelli, cespugli. Veli colorati che si agitano al primo soffio di vento.
OUVERTURE
(Musica: Deutschland ueber Alles)
Voce fuori campo:
Odio
i porci in divisa,
in tonaca da prete
o in abito da sera.
Due stronzi
che portano la stessa
veste
lo fanno sempre
per sfruttare gli altri.
Odio
quei maledetti
infami e squallidi
assassini di Cristo,
che lo uccidono
ogni giorno
dicendo di
resuscitarlo
Io li odio
con tutto il
cuore
perché amo me
e il prossimo mio
come me stesso.
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Dal fondo del teatro - dalla parte opposta al palcoscenico - ha inizio un corteo funebre. Quattro uomini che indossano lunghe cappe nere, con cappucci neri, cordone alla vita e sandali ai piedi nudi, portano una bara dirigendosi molto lentamente, al suono della "Marcia funebre per un supplizio", verso il palco dove la depositano, al centro, e dove resterà per tutto il tempo della rappresentazione. Il percorso viene seguito da una luce cupa, viola, che diventa sempre più chiara con l'avvicinarsi alla mÉta finale. I quattro incappucciati si ritirano ai due lati del palcoscenico e scompaiono, mentre la "Marcia funebre" sfuma impercettibilmente nella "Notte sul Monte Calvo" (Mussorskj). Con l'aumentare dell'intensità della musica, dalla scala scende silenzioso un angelo bellissimo, sfarzosamente abbigliato, che scoperchia la bara e urla:
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Arcangelo Gabriele:
Uscite!
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E, in effetti, escono dalla bara sei anime seminude, coperte solo di foglie intrecciate sulle parti più "vergognose" (foglie di vite a simboleggiare l'ebbrezza che stordisce e induce in errore) e con in capo ognuno un diverso berretto che ne tradisce la funzione espletata quand'erano in vita: un copricapo da Vescovo, uno da Giudice, uno da Poliziotto, uno da Medico, uno da Coatto... solo il Gay, ultimo ad apparire, non ha niente sulla testa.
Effetti speciali: tuoni e fulmini. Luce strobo. Un gran vento smuove tutta la scena, i veli, gli alberi, i vapori... La luce, che fino a questo momento É rimasta incentrata sulla bara, si allarga fino a comprendere un maggior raggio d'azione. Le sei anime, ceree e statuarie, improvvisamente si animano, si agitano per tutta la scena, parlano tra di loro... Il Poliziotto si avvicina nuovamente alla bara, la guarda incuriosito, dubbioso, infine si inchina e ne trae una palla, molto grande, sulla quale É disegnato il mondo.
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Poliziotto: Una palla! (sorpreso)
Coro: Una palla? (increduli)
Poliziotto: Ho detto: Una palla! (sostenuto)
Vescovo e Giudice: Ha detto: Una palla! (ironici)
Poliziotto (facendosi piccolo piccolo): Una... palla, si! Una palla... per giocare!
Vescovo: É la volontà di Dio.
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(un forte colpo di vento, un tuono ed un lampo ogni qualvolta verrà nominato Dio, ma nessuno sembrerà mai farci caso)
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Coro: Sia fatta la Sua volontà!
Poliziotto: Raschia il secchio della Val Sugana mentre il ciucco stracco di prosecco con la casacca dà una pacca alla checca e succhia da una sacca, dentro un sacchetto greco, la saccarina sciocca. Non é la Mecca, né tantomeno Alì Agka che gracchia contro la sacra checca... Forse é la risacca. Porca vacca! Chi attacca, alla macchia, col bracco, non é un brocco. Cacchio! Il cocco di mamma non é un crucco né una noce di cocco, né alla rocca di Bacco s'abbacchi l'abbacchio sul cocchio. Ecco il cavicchio che scocca dall'arco, mentre il cacicco cosacco con l'occhio del duca scarabocchia un pidocchio ed insacca il facchino un pò tocco (come Fracchia) sul cocchio che s'avviticchia al pacco...!
Coro: Oh, cacchio!
Vescovo: Sia fatta la Sua volontà, figlioli. Il Signore (vento, tuoni e lampi) ci ha mandato questa palla affinché noi ci si distragga nell'attesa del Suo Divino Giudizio. Orsù, dunque, rispettiamo la Sua volontà, e giochiamo.
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| Inizia una strana gara tra il Giudice ed il Poliziotto. Il loro comportamento é piuttosto infantile e idiota. Tutto avviene sotto la luce stroboscopica che ne rallenta i movimenti e li rende surreali. Il Gay viene evitato da tutti gli altri, sbeffeggiato e deriso, quando non addirittura picchiato ogni qualvolta cercherà di partecipare al gioco. La sua esclusione dal gruppo é un'eco dell'esclusione sociale che ha dovuto pagare in vita.
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Poliziotto (con fare mieloso, diretto al Giudice): Posso tirarLe la palla, Eccellenza?
Giudice (accondiscendendo con il capo, sdegnoso ma forzatamente paterno, da superiore ad inferiore):Naturalmente, figliolo. (rivolto al Vescovo ed al Medico) Dobbiamo pur passare il tempo in qualche modo, visto che l'attesa si fa più lunga del previsto. (con tono rassegnato) Del resto, la pazienza é la virtù dei forti. |
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La palla viene tirata, debolmente, con l'evidente determinazione da parte del Poliziotto, di far vincere il Giudice e di fargli capire che quella vittoria sarà dovuta soltanto al suo servilismo. Il comportamento del Poliziotto sarà sempre quello che si conviene ad un inferiore nei confronti dei suoi superiori, e questi dimostrerà sempre che "sta stare al suo posto". |
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Vescovo:Un punto per Sua Eccellenza. Bravo, Eccellenza.
Giudice: Grazie, Eminenza.
Vescovo: Prego, Eccellenza. Lei é veramente bravo. Un bel colpo, ed una bella presa. Un colpo difficile come da pochi. E solo Lei lo poteva prendere così bene. Ancora bravo, Eccellenza.
Giudice: Grazie, Eminenza.
Vescovo: Ma le pare, Eccellenza. Di nuovo, ora. Ancora.
Poliziotto: Posso tirarLe la palla un'altra volta, Signor Giudice? É pronto?
Giudice (piegando graziosamente il capo in un cenno di assenso e volgendosi subito dopo al Vescovo ed al Medico con aria condiscendente e complice: si fa così con i vermi!): Tutto per il bene del popolo, siamo sempre stati al servizio del popolo. La Legge É una sua emanazione e noi non ne siamo altro che i fedeli servitori, i devoti custodi, i corretti interpreti.
Medico: Ben detto, Eccellenza. Sagge parole le Sue.
Vescovo: Sante parole É vero!
Giudice: Grazie, Eminenza. Grazie, Professore.
Medico & Vescovo: Prego, Eccellenza.
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| La palla viene tirata con estrema delicatezza. Il Giudice l'afferra facilmente. |
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Vescovo: Ma che bravo che é, Eccellenza. Un altro punto. Che maestrìa, che padronanza, che arte, che eleganza, che degnazione, che conoscenza, che scienza...! Bravo, bravo, Eccellenza!
Giudice: Grazie, Eminenza.
Medico: Eccellente, Eccellenza.
Giudice: Grazie, Professore.
Poliziotto:Ha nulla in contrario se Le tiro di nuovo la palla, Signor Giudice?
Giudice:
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| (solito suo sorriso e silenzioso cenno d'assenso. Il Giudice non mostra affatto di essere disturbato da quelle continue richieste di permesso per un gioco così banale. La palla viene lanciata con la consueta delicatezza ma, nonostante tutte le attenzioni, questa volta cade. Un attimo di panico. Tutti si irriggidiscono in silenzio. Il sorriso del Giudice si trasforma in una smorfia di disappunto. Ma é veramente un attimo, ché il Poliziotto prende subito in mano la situazione e recupera l'imbarazzo generale esclamando |
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Poliziotto: É colpa mia, Signor Giudice, é colpa mia. Il tiro era troppo lungo... ed era anche troppo alto. Non dubiti, lo sbaglio é mio, ed io pago. É giusto che sia così. Un altro punto per Lei.
Vescovo (smagliante nel suo miglior sorriso):Ma che bravo! Ma che bravo cristiano! Che buon figliolo. Veni, Agnus Dei. Allelujah! Allelujah! Il Signore (vento, tuoni, lampi) si riempie di gioia alla vista delle buone azioni, dell'onestà umana. Vieni, figlio mio, che ti dò la benedizione.
Poliziotto (si avvicina, s'inchina e sta per baciare la mano del Vescovo quando, vedendo troppi anelli, rimane interdetto e confuso, e chiede): Eminenza, mi scusi, ma qual é l'anello vescovile?
Vescovo (un po' scocciato): E che t'importa? Bacia, figlio mio, bacia la mano, bacia gli anelli, baciali tutti, così avrai più meriti. Baciali tutti e che tu possa avere per ciò più meriti dei comuni mortali. Bacia e taci, figlio mio, ché troppe domande sviano dalla retta via. La curiosità é l'anticamera dell'Inferno. Chi molto chiede molto rischia di peccare. Bacia in silenzio. Bacia e non parlare, ché il dubbio non s'addice ai cristiani. Il Signore (vento, tuoni, lampi) ama le anime semplici, le anime povere, le anime sottomesse, le anime pie. Beati coloro che non sanno e che mai sapranno, perché di essi é il Regno dei Cieli.
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| Il Poliziotto, per non sbagliare, bacia tutti i quattro o cinque anelli che ornano le dita del Vescovo, gli lecca devotamente la mano, poggia le labbra fin sull'orologio. |
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Vescovo(visibilmente irritato): Figliolo, anche la Fede ha un limite. L'orologio no! Non esagerare. É un caro regalo di un anonimo benefattore agli orfanelli della Santa Pazienza Infinita... (s'interrompe pentito, accorgendosi d'aver detto qualcosa ch'era meglio tacere. Poi riprende quasi subito, di nuovo padrone della situazione). Oh, oh... Ebbene, se tu vedi che son io che ne faccio uso, é perché gli orfanelli, povere creature ignoranti, son tanto piccini che non sanno ancora leggere le ore. E poi non ne hanno di certo bisogno, visto che nel pio istituto che li ospita, le brave suorine hanno provveduto a mettere orologi a muro su ogni parete: nel corridoio, in refettorio, nelle camerate, perfino nella cucina. Che sante donne, quelle brave suorine. E che devozione!
Poliziotto (ispirato): Che dedizione!
Giudice(ammirato): Che religione!
Medico(estasiato):Che perfezione!
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| Cambia il gioco. Ora é il Giudice a tirare la palla. |
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Giudice: Sei pronto, figliolo?
Poliziotto (umile): Si, Signor Giudice. Sono pronto.
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| La palla viene tirata, ma il Poliziotto, benché l'abbia presa facilmente, se la lascia scivolare tra le mani. |
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Vescovo (con l'aria, insieme, tra l'annoiato ed il dovuto): Ancora un punto per Sua Eccellenza. Bravo, bravo e ancora bravo, Eccellenza.
Giudice: Grazie, Eminenza.
Medico: Un tiro eccezionale.
Medico:Grazie, Professore. Troppo buono.
Vescovo & Giudice: Prego, Eccellenza.
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| La scena si ripete altre due volte, sempre sullo stesso tono, tra complimenti mielosi ed ammiccamenti vari. Alla fine tutti si congratulano con il Giudice. |
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Vescovo: Sua Eccellenza ha vinto. Ha vinto sei a zero. Ma com'é bravo, Eccellenza. Ma come fa ad essere così bravo? É bravissimo. Ha un tocco... miracoloso. Direi quasi che... é un dono di Dio(vento, tuoni, lampi. Il Vescovo lancia uno sguardo torvo verso l'alto e fa un gesto stizzito).
Medico:Mi associo (anche lui guarda verso l'alto e la battuta risulta ambigua: indirizzata alla bravura del Giudice o all'improntitudine del Padreterno?). Così dotato di scienza! D'una bravura eccezionale...!
Poliziotto: É veramente bravo, Signor Giudice. É tanto più bravo di me che sono un povero padre di famiglia, ignorante e che non ho studiato. Mia madre me lo diceva sempre: "Studia, figlio mio, studia, sennò non sarai mai bravo a niente nella vita, e farai una brutta fine" Oh, come aveva ragione mia madre. (pensieroso e borbottando tra sé e sé molto lentamente) Una gran brutta fine...!
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| Il Vescovo, il Giudice ed il Medico lo guardano con aria di rimprovero, mentre il Poliziotto sembra non aver capito la gaffe che ha fatto oppure, più probabilmente, fa finta di non averlo capito. Interviene la Marchetta, con greve accento romanesco, ma potrebbe essere di una qualsiasi altra città. |
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Marchetta: É vero. É puro più bravo de me, che però ero er mejo de la squadra parrocchiale, e tutti me chiamavano "Er Rapido", perch'ero sempre io er più veloce de tutti.
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| Altra occhiata dei quattro rappresentanti del Potere che squadrano con disprezzo la Marchetta. Poi, il Giudice riprende ad annuire in silenzio ed abbozza altri sorrisi di degnazione. A questo punto il Gay, ch'era stato fino ad allora in disparte a questionare con la Marchetta, cercando di tanto in tanto di partecipare, sporco di sangue e terra, si avvicina e chiede: |
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Gay: Posso giocare anch'io con la palla?
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Il Giudice, il Vescovo, il Medico, il Poliziotto e la Marchetta, meravigliati da tanta audacia, ma insieme indignati e scandalizzati per l'enormità della richiesta, cambiano immediatamente volto e linguaggio e, con tono schifato ed urlando, lo redarguiscono, i primi tre badando bene a non toccarlo per non "contaminarsi", gli altri due spintonandolo e prendendolo a calci. |
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Giudice: Come osi, fetente. Ma é vergognoso!
Marchetta: Frocio!
Vescovo: É incredibile tanta presunzione!
Poliziotto: Va via, va via, sozzo invertito!
Marchetta:É incredibile tanta presunzione!
Medico: É una vergogna. Non c'é più rispetto per niente e nessuno!
Vescovo:Non c'é più timor di Dio (vento, tuoni, lampi, che si perdono nell'incalzare degli insulti) .
Giudice: Non c'é più educazione!
Marchetta: Recchione!
Medico: Questi degenerati... Questi degenerati...!
Vescovo: Questi peccatori!
Poliziotto: Questi criminali!
Medico: Questi corruttori!
Marchetta: Questi rotti in culo!
Vescovo: Queste anime senza Dio! (vento, tuoni, lampi. Il Vescovo guarda verso l'alto ancora più stizzito).
Poliziotto: Questi perturbatori dell'ordine pubblico!
Medico: Questi malati!
Giudice: Questi fuorilegge!
Marchetta: Questi bocchinari!
Vescovo: E pensare che Nostro... (vento, tuoni, lampi. Il Vescovo esplode) Ma insomma! Non si può parlare in pace qui dentro? Si può sapere chi é quel comunista che ce l'ha con la Chiesa Cattolica? (Il cielo sembra precipitargli addosso mentre aumentano vertiginosamente i lampi ed il vento scuote tutto il palcoscenico. Il Vescovo continua imperterrito) E pensare che Nostro Signore si é fatto crocifiggere anche per loro! (Quiete improvvisa)
Giudice: Quanta ingratitudine!
Poliziotto (di nuovo rivolto al Gay):Va via, va via, ti dico, prima che ti prenda a calci nel... In quel posto.
Marchetta: In culo! E sai quanto gli piacerebbe. É proprio quello che vuole!
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| Il Gay gli ruba la palla e scappa, allegramente giocando da solo, inseguito dai cinque che non riescono a raggiungerlo, inviperiti, gli occhi fuori dalle orbite. Cadono, urtano contro la bara,si impigliano alla scala ed agli alberi. |
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Tutti (ad ognuno una battuta. Le voci risultano sovrapposte, possibilmente cantando): Prendetelo, fermati, degenerato, acchiappalo, tenetelo, non fatelo scappare, non puoi giocare, é un peccato, é un delitto, é un vizio, é un crimine, bloccatelo, beccatelo, c'é scritto sui codici, l'ha detto Gesù, l'ha detto il papa, é la Legge, fermatelo, acchiappatelo, impeditelo, arrestatelo, bruciatelo, castratelo, inculatelo, checca, finocchio, recchione, culo rotto, bocchinaro, pompinaro, invertito, corruttore, buco, buchetto, buchino, bucone, bucato...
Tutti in coro: Tu finirai morto ammazzato!
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| Finalmente la Marchetta riesce a fargli lo sgambetto. Il Gay cade, facendosi male. La Marchetta lo tiene a terra mantenendolo fermo con un piede, si batte il petto con le due mani a pugni chiusi urlando alla Tarzan, gli toglie la palla e la consegna al Poliziotto. Il Poliziotto la dà al Vescovo con un inchino, il Vescovo la passa la Medico, il quale la restituisce al Giudice. |
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Poliziotto (rivolto alla Marchetta): Bravo!
Vescovo:
Bravo figliolo.
Medico: É un bravo figliolo.
Giudice:Sei un bravo figliolo.
Gay (dolorante): Sei un gran fijo de 'na mignotta!
Marchetta (gli allenta uno schiaffo): Zitto, frocio!
Vescovo(rivolto alla Marchetta): Ti dò l'assoluzione da tutti i tuoi peccati. Nel nome di Dio... (vento, tuoni, lampi)...
Giudice: Ti dò l'amnistia.
Medico: Ti dò una... ricetta in bianco!
Poliziotto: Ti dò... la busta gialla!
Marchetta (al Gay):Ed io, a te, te dò 'n sacco de cazzotti!
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| Tutti quanti stanno per avventarglisi di nuovo contro, mentre il Vescovo sembra voler pronunciare un'invettiva sollevando la mano come per fare nell'aria il segno della croce oppure dare un fendente al Gay. |
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Vescovo: Nel nome di Dio, clemente e misericordioso... (vento, tuoni e lampi di intensità e durata molto superiore ai precedenti. Tutto sembra volare sul palcoscenico. La bara sembra sollevarsi da sola. I veli e gli alberi paiono come volar via mentre in alto, sulla sinistra, appare di nuovo l'arcangelo Gabriele, splendente, luminoso, scintillante, con una gran spada-laser che volge in direzione delle anime, esclamando):
Arcangelo: Nel nome di Dio... é scritto: "Tu non mi nominerai invano". "Contro nessuno solleverai la mano". "Io non ti ho posto dentro il Vaticano". La giustizia del Signore si abbatterà implacabile su chi avrà peccato. Ancora di più su chi avrà peccato utilizzando il suo nome. Ma la sua clemenza misericordiosa saprà riconoscere chi é degno della sua eterna compagnia. Orsù, dunque, preparatevi in umiltà e silenzio al suo incontestabile giudizio, ché l'ora delle decisioni irrevocabili é giunta.
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continua
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