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Sommario>>Le Nuove Amazzoni>>Maria Pia Quintavalla
M.P. Quintavalla
INCONTRO CON

MARIA PIA QUINTAVALLA



di A.S. Laddor

1-Hai cominciato a pubblicare a 34 anni..Hai sempre fatto la scrittrice?

Ho pubblicato per la prima volta poesia nell'84, a trentun anni con le edizioni Tam Tam Geiger; ma mi ricordo la passione dello scrivere già dall'età di sette anni, mentre in una forma più cosciente è avvenuto per me, con grande lentezza. A 21 anni la usavo già come modalità espressiva prevalente, ma se parliamo dell' autoidentificazione di me stessa come poeta, dovevo attendere i trent'anni e doveva passare, come è giusto che fosse, dal riconoscimento di un altro poeta.
Inoltre, prima avrei "dovuto" vivere appieno le mie stagioni esistenziali, la mia Africa di dissipazione e oblio, per ritrovare poi, che: "la mia voce comincia che stavo già parlando"... recito nel Cantare semplice, che esce appunto nell'84.

2-E' stato faticoso trovare un editore importante che avesse fiducia in te ? Sì, ed è stato il caso, congiunto ad una forte necessità interiore fin lì maturata. A trent'anni, poco prima di lasciare Parma definitivamente, lasciavo la mia prima raccolta Cantare semplice nelle mani dell'editore Adriano Spatola, da me già stimato come poeta, confluendo nell'evento della pubblicazione un carico di attese, che al tempo stesso, si scioglievano così, con naturalezza. Spatola era un editore povero, è vero, ma importante e geniale per le sue intuizioni, credeva molto in quello che faceva, anche affettivamente, qualità necessaria per me, per avviare ogni rapporto di lavoro, nell'ambiente.
Per ogni donna, tuttavia, credo che il cammino sia stato più faticoso perché non può che far leva di partenza se non dalla profonda autonomia di ognuna, dove non esistono tracciati pronti, né armoniosi rapporti, di accettazione e valorizzazione tra colleghi, che le aiutino.

3-Dalla tua scheda per Dominae, il sito di Anna Santoro, non emergono dati più personali oltre a quelli relativi alla tua attività di scrittrice... Sperando di non essere indiscreta vorrei sapere come mai ti sei trasferita a Milano dalla natia Parma e che studi hai seguito

Mi sono laureata in Pedagogia, al Magistero di Parma, anche se avrei voluto studiare Lettere o Filosofia.( impedimenti famigliari gravi lo impedirono, ed anche, la continuità col modello sociale paterno ).
Mi sono trasferita poi a Milano, a trentun anni, quando la mia vocazione di libertà di vita si rivelava prendere forma nella poesia. Prima, però c'erano stati, fino agli anni di permanenza a Parma, che poi si connettevano anche a vissuti a Napoli e Milano, e Roma: gli anni totali, di movimento delle donne, il sogno della poesia come parola di conoscenza ritrovata, l'apertura con un'altra donna, Daniela Rossi (ed il poeta Beppe Sebaste) della casa editrice Aelia Laelia a Parma.
Convivenze e comunanze femminili di vita mi proiettarono tutte come destino fino alla parola potente e sapienziale, di poesia, poi la lunga storia d'amore con uno scrittore napoletano, un rapporto immenso e doloroso, con la madre, rielaborato nella sorellanza di pensiero simbolico e di gineceo del movimento, le letture folgoranti della De Beauvoir, di Luce Irigaray, della Kristeva, ma in fondo ancor più: di Dickinson, Rosselli, Weil, Bachmann, oltre a tanti altri autori, s'intende, che furono substrato della formazione interiore, intellettuale ed etica più profonde.

4-Sei una poeta : quali sono le tematiche ricorrenti della tua poesia ?

Il mondo e la vita, così come mi sono trovata a farne esperienza: quello reale e quello immaginato: anche quello idealizzato, delle speranze, delle forti utopie, o quello fantasmatico che mi spingeva alla "ricerca di parole vere", alla scrittura poetica stessa.
Altri contenuti sono stati le varie forme dell'amore dunque, il bisogno di un'etica viva e pronunciabile, le passioni civili fino al nero della storia, la necessità di ripopolamento degli altri, verso il bisogno, presente, di narrare altre storie, e in prosa.

5-Hai un modello, una guida, una figura di riferimento per quel che concerne il tuo scrivere poesia (ad es. per Gina Lagorio, una prosatrice, il modello è stato stranamente un uomo poeta, Camillo Sbarbaro) ?

Più d'uno, poiché la poesia mi si è data in un'epoca differente da quando l'avevo ricevuta e "preparata" in me. Leggendo Rimbaud, o Blake, Trakl o Esenin, Mandelst'am, quando in Italia impazzavano sia gli echi dell'avanguardia, che le svolte mistiche successive, un lungo bagno laico e disperante teneva la mia generazione quasi asservita a fini più grandi di sé e religiosi infine.
Ma in lingua italiana dovevo ritrovare la visionarietà che cercavo in Rosselli, Zanzotto, prima ancora in Ungaretti, Rebora, ma è difficile ridare una graduatoria, oggi.
Mi nutrirono in fondo anche la lettura delle nuove scienze umane, che come un vento rivisitavano tante premesse antropologiche del vivere.

6- Da quel che ho letto non privilegi un comporre strutturato nella "gabbia dei versi" (alla Valduga) ma cerchi un ritmo che sembra "franto" e incisivo.. È così ?

La metrica come regola già esistente ( e da rinsanguare, come direbbe Bertolucci ), mi ha interessato, soprattutto, nella lettura dei classici, mentre mi era poco congeniale come idea di una base ritmica già data e altrui sempre disponibile per me. Credo che per tutti i poeti sia necessario imparare a lavorare ad orecchio, intendendo la propria identità prosodica nel riascolto perenne di altri poeti, per meglio identificare la propria musica, inedita.
Molti hanno ritrovato, nella mia poesia, la matrice della metrica greca: forse, anche se non avevo potuta studiarla a fondo, come avrei desiderato, la "udivo" e l'ho fatta mia.
Il verso libero interessante, oggi, se vuole sopravvivere deve comunque tenere conto di tutte queste sfide. E faticare per rinnovare le sue possibilità di esistenza, specie in una lingua come la nostra, un po' a rischio, sia nell'immediato futuro, sempre più globalizzato, sia nella memoria letteraria in diminuzione.
Come io scriva, lo lascio poi giudicare agli altri, naturalmente.

7-Il poeta ha un ruolo nella società di oggi ? ( è solo uno sguardo il suo più sensibile "sotto pelle" -Lalla Romano- e inevitabilmente unico o si può insegnare a essere poeti ? - cfr. D. Bisutti )

Potrebbe averlo. Anzi sarebbe così importante che la società attuale lo ripensasse.
La poesia poi, non può essere insegnata come vocazione, ma si può educare al riconoscimento di determinate tecniche poetiche per essere meglio lettore del testo poetico. L'ho sempre perseguito in vent'anni di docenza e seminari di lettura e ri-scrittura del testo poetico, dagli adulti ai bambini.

8-Una delle tue passioni, per riallacciarmi al tema dell'insegnar poesia, è appunto la "pedagogia della poesia" : mi spieghi ?

Ho sempre creduto a tale volontà ( e utopia ) perché essendo stata insegnante e direttrice per vent'anni mi sono trovata a coniugarle insieme.
Credo davvero che un'educazione alla poesia sia necessaria ad una più completa alfabetizzazione culturale, e non soltanto a quella, dei ragazzi, ad un suo valore educativo cioè, di contenuto e di forma, poiché si tratterebbe di tacere di un linguaggio tra i più ricchi e polisemici, prodotti dall'uomo, e più vicini alla duplicità razionale ed irrazionale della mente. Per non tacere del senso estetico ed etico dell'esistenza che vi è connesso.
La penso una specie di ritorno ad alfabeti dell'esattezza e dell'interiorità come correttivi ai vigenti, dell'esattezza e dell'esteriorità.
Il linguaggio poetico, come lo ebbe a definire Giovanni Giudici, sarebbe una "controllata spontaneità", gioco dell'ascolto e del ritmo secondo gli ingigantimenti emotivi tipici dell'età, i "giocattoli poetici" della lingua nei più piccoli, per poi calarsi nel gioco più profondo dell'ascolto, della comprensione delle peculiarità del testo stesso, e del suo godimento.

9-Sei anche docente Universitaria ( Università delle Donne, Università Statale ) : puoi fare un esempio o più esempi degli argomenti affrontati nei tuoi corsi e quale lo spirito e le intenzioni che ti guidano nel sceglierli ?

Si tratta di una collaborazione professionale, in particolare di approfondimento della lingua italiana nella comunicazione scritta, nel passato recente insegnando anche l'uso delle figure retoriche, mentre alla libera Università delle donne ho trattato con maggiore libertà, ( negli ultimi quattro anni ) del
1) leggere e conoscere autrici dell'otto e novecento europeo, da Dickinson a Rosselli;
2) di una storicizzazione delle "Donne in poesia italiane" dalla Pozzi alla Valduga;

3) De "Il passato / presente della poesia", serie di letture - dibattito con autrici e autori contemporanei;
4) nell'ultimo anno infine ho svolto le "Interviste alle scrittrici", alcune prosatrici italiane, e sempre, la fedele rivisitazione di Donne in poesia italiane, il festival che ho iniziato a curare negli anni ottanta, a Milano, e che generò le antologie omonime.
Sono stati anche spazi di laboratorio poetico, nel senso della indagine, lettura e padronanza e conoscenza dei meccanismi generativi della poesia stessa.

10-Sei organizzatrice di eventi quali La rassegna nazionale biennale "Donne in poesia" : esiste una poesia di donne -nel senso di sguardo poetico femminile- che può dar loro voce effettiva o oggi il mondo della creatività è ancora saldamente maschile ?

Certamente esiste quello sguardo e quella "stanza tutta per sé", che le donne si sono conquistate, ma non sempre questo è sufficiente a dare loro voce, profezia, come nelle donne sento essere intrinseci.
Per reggere o contrastare quei rapporti di potere condizionati da vecchie logiche patriarcali, gerarchiche, occorre pur sempre una strenua autodifesa e vigilanza per non azzittirsi o per non doversi inventare un adattamento isterico e mimetico, molto a caro prezzo, quello avvelenato della perdita di una consistente parte del sé più intimo e inalienabile, del nome proprio, si può dire.

11-Esiste una questione femminile oggi nel mondo e in Italia ?

Esiste eccome ed esisterà sempre, spero e temo.
Spero, nel senso che si faccia visibile acquisto la dignità e la profezia di un mondo differente dall'attuale, di cui le donne sono sincere portatrici.
Temo, nel senso che la questione, civile ed antropologica, di millenaria sopraffazione e rimozione dei diritti, e del peso della coscienza femminile, del suo punto di vista sul mondo, sopravvivano in altri conflitti dolorosi, ma mimetizzata al fondo di altri nodi politico economici, occultandola, spingendola al margine della storia.
Ma fino in fondo, credo invece alla non tacitabile libertà femminile come forza motrice dell'universo, già iscritta nelle coscienze umane, dunque non temo più.

12-Ho visto che ti sei interessata agli studi della archeologa lituana Maria Gimbutas ( personaggio fondamentale nella storia delle donne per i suoi studi sulle antiche società di donne / dee e della quale scrive per noi Rosanna Fiocchetto in Fuorispazio ) : cosa hai sottolineato o ti ha colpita del suo punto di vista ?

Conosco la straordinaria ricerca di Maria Gimbutas, ma non ne ho in particolare scritto…
Ti confido che, quanto alla tua domanda non osavo dire che ne ho scritto con i versi, più che saggisticamente, ma era come dire che era già nel sangue
( N.d.r. : questo ultimo pensiero Maria Pia lo ha aggiunto dopo privatamente e ho creduto interessante riproporlo comunque )

13- Il nostro sito partendo dal lesbismo intende affrontare la tematica delle identità. All'interno dei tuoi studi sulla letteratura femminile che attenzione hai dedicato al lesbismo e all'omosessualità in genere ?

Indirettamente, senz'altro: nella scrittura dei miei testi poetici e nello studio della peculiare opera ed esistenza di talune scrittrici, per quanto ne sia simbolizzato e simbolizzabile.

14-Cosa pensi della Rete e quanto essa sostiene il tuo lavoro di docente e poeta ?

La vivo come un immenso campo, non soltanto virtuale, informativo e comunicativo inedito e differente, almeno nella sua strutturazione logica-operativa, spesso ideativa del nuovo stesso ( per non parlare della risorsa archivio a livello mondiale ).
Non sarei del tutto ottimista invece, sul rischio di un'adolescenza di pensiero, non ancora orientata al bene e al male di un ignoto, e dipendente da dubbi aspetti della globalizzazione in atto e del mercato.

15-Quali sono state le tue opere tradotte all'estero e quali soddisfazioni hai avuto a livello di diffusione ?

All'Università di Tubinga, in Germania, sulla rivista spagnola Certa di Barcellona, negli Stati Uniti presso la rivista Gradiva, tramite il premio Nosside per la videopoesia 1991 e 2001; in una serie di Istituti di cultura e lingua italiana all'estero, in particolare dell'Europa del nord, dopo la segnalazione di cinquina del Premio Viareggio 2000, per Estranea (canzone), 2000, e pure per Lettere giovani 1990 e Le moradas 1996.

16-I tuoi work in progress ?

Sta per essere pubblicato, con le Edizioni Archivi del '900, la raccolta di prose e fiabe brevi, Corpus Solum (giugno 2002).

17-Se vuoi aggiungere altro sei libera.. a te .. La rete.

.... www.poeti.com ....


Scheda bio-bibliografica [ fonte : "L'araba Felice >> Dominae ]

Maria Pia Quintavalla

Nata a Parma il 2/9/1952, vive a Milano.
Il suo primo libro Cantare semplice esce nel 1984 per le edizioni Tam Tam Geiger (nel 1991 ristampato integralmente per l'editore Campanotto). Nel 1985 inizia a curare la rassegna biennale nazionale Donne in poesia, da cui è nata l'omonima antologia, (Comune di Milano, 1988, ristampa Campanotto 1991). In quegli anni ha ideato anche il convegno nazionale: Bambini in rima/la poesia nella scuola dell'obbligo (Ass.to Comune di Milano, 1985 - Atti su Alfabeta 1986) frutto di un'altra passione: la pedagogia della poesia.
Sta curando l'uscita della raccolte di fiabe, prose e poesie brevi Corpus solum per le edizioni Archivi del 900.

Cura seminari di lettura del testo poetico presso diverse istituzioni. (Le più recenti: "Stoicheia", Comune di Milano, "P.P.Pasolini", "Premio Marina Incerti", Milano;  nelle scuole secondarie di Parma : "Poesia del novecento/Incontri con gli autori").
Collabora presso l'Università Statale di Milano con i corsi di lingua italiana nella comunicazione scritta e presso l'Università delle Donne dove ha ripreso lo studio di autrici del novecento europeo e italiano ed il ciclo : "Il presente/passato della poesia. Con laboratori, interviste, dibattiti."
Suoi testi sono stati tradotti in tedesco, spagnolo e inglese.

Suoi testi poetici compaiono sulle principale riviste letterarie italiane:
"Alfabeta", "Lettera Internazionale", "Nuovi Argomenti", "Il Verri", "Poesia", "Gradiva", "Journal of Italian Literature", "Pagine" ed altre.
Ha collaborato a rubriche di riviste con articoli e recensioni: "Poesia contemporanea a scuola", antologie monografiche su : Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Vittorio Sereni, F.G.Lorca, Antonio Porta, F.lli Fabbri Editore
"Leggere", Rosellina Archinto editore, dal 1991 al 1995, Rubrica Dettagli,
"Radio Lugano Svizzera Italiana", Rubrica Mattina d'autore e Pagina culturale
"Leggere Donna" , "Concertino", "Leggendaria", "Elle", "Leggere" (monografie su : Bertolucci, T.Scialoja, A.Porta)

GIURIE PREMI
"Città di Moncalieri", Torino, 1988 in poi.
"Maria Cumani Quasimodo", Adonai, dal 1995 al 1999.

PREMI PER LE OPERE
Vincitrice: Tropea, 1990, Città S. Vito 1990, Cittadella 1991, Nosside sezione videopoesia 1991 per: Lettere giovani
Prima selezione premio Viareggio, finalista ai premi Montano e Piombino; vincitrice: Nosside “Gold Winners” per: Le Moradas
Vincitrice: Alghero Donna 2000, Marazza Borgomanero 2000, finalista: premio Viareggio 2000, Dario Bellezza 2001 e Lorenzo Montano 2001, per Estranea (canzone).

OPERE :

"Cantare semplice", ed. Tam tam Geiger 1984, nota critica di Livia Candiani
"Donne in poesia" (antologia), ed. Comune di Milano 1988, ristampa Campanotto 1990
"Lettere giovani" , ed. Campanotto 1990, introduzione di Maurizio Cucchi
"Il Cantare" , ed. Campanotto 1991, postfazione di Nadia Campana
"Le Moradas", ed. Empiria 1996, introduzione di Giancarlo Majorino
"Estranea" (canzone), ed. Piero Manni 2000, nota critica di Andrea Zanzotto

Prefazioni :

  • "L'aggiustapendoli", di Orietta Dalle Ore, Piero Manni, 1995
  • "Fugando", di Gabriela Fantato, ed. Book, 1996
  • "Versidiversi", Antologia, ed. Melusine 1998

Bibliografia
Hanno scritto di Maria Pia Quintavalla :

Domenico Adriano, Valentina Annau, Daniela Attanasio, Donatella Bisutti, Ida Boni, Marisa Bulgheroni, Nadia Campana, Alberto Cappi, Marosia Castaldi, Cesare Cavalleri, Anna Maria Crispino, Maurizio Cucchi, Nelvia De Monte, Gabriela Fantato, Gilberto Finzi, Bianca Maria Frabotta, Bianca Garavelli, Nicola Gardini, Paolo Lagazzi, Marica Larocchi, Stefano Lecchini, Francesco Leonetti, Franco Loi, Niva Lorenzini, Giorgio Luzzi, Giancarlo Majorino, Giuliano Manacorda, Franco Manzoni, Giuseppe Marchetti, Mario Merlin, Daniele Piccini, Antonio Porta, Davide Rondoni, Paolo Ruffilli, Mario Santagostini, Lisabetta Serra, Adam Vaccaro, Andrea Zanzotto

( scheda autografa )




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