
Nessuno più di una transessuale lesbica dovrebbe sentirsi autorizzata ad aderire al manifesto di Valerie Solanas "Scum"... o comunque ad una visione che escluda il sesso maschile dall'orizzonte dell'identificazione di appartenenza ad una "razza"...
Una trans lesbica ha rifiutato il proprio essere maschile e lo rifiuta anche nei propri rapporti affettivi. Esclude insomma l'uomo, il maschio dalla propria vita relazionale profonda ed il maschile dalla propria identità... Lo esclude, lo fa sparire pur conoscendolo bene, oppure, proprio perchè lo conosce bene sulla propria pelle...
Molto spesso ho constatato che il lesbismo transessuale ha una natura diversa da quello femminile genetico (o dall'omosessualità maschile)... Io che non mi sono mai definita pienamente lesbica ma bisessuale, o meglio, pansessuale, so comunque quanto sia meno probabile che possa accompagnarmi ad un uomo.
Come mai?
So vedere la bellezza anche in un corpo maschile... So che un uomo può farmi godere - diversamente - ma intensamente tanto quanto può farlo una donna...
Credo che parlare di orientamento sessuale, almeno per quanto mi riguarda e per quanto riguarda molte altre trans lesbiche con cui ho avuto modo di parlare, sia un limite sostanziale alla comprensione del perchè ci si accompagni a donne piuttosto che ad uomini.
Chi come me ha avuto in "dono" la capacità di comprendere abbastanza a fondo tanto i meccanismi psico-socio-cultural-mentali maschili quanto quelli femminili, spesso non riesce ad isolare il proprio orientamento sessuale (chi ci piace) da altri fattori.
Noi che abbiamo avuto come nostra stessa pelle sia corpi maschili, sia corpi femminili, tendiamo a fondere e confondere ciò che ci piace con ciò che vogliamo essere...
Qualsiasi orientamento sessuale esprima una trans (vale anche per i trans... ) diventa automaticamente contestabile proprio a causa della "doppia natura" che ci contraddistingue.

Ad una trans etero si può facilmente contestare che in realtà la "scelta" di transizionare sia frutto di un desiderio più o meno conscio di accompagnarsi ad uomini non gay, per potersi fare una famiglia e rientrare quindi, dalla porta di servizio, nella logica eterosessuale ed eterosessista della coppia "uomo + donna", cosa che le sarebbe negata se avesse invece fatto una "scelta gay".
Una questione quindi solo apparentemente "identitaria" ma in realtà figlia dell'orientamento sessuale e da un bisogno di sentirsi "normalizzate" in una logica etero. Peraltro questa interpretazione della transessualità è stata molto usata, specie in passato, dalla comunità omosessuale per denigrare le transessuali e ridurre la loro condizione ad una mera scelta opportunistica.
Una interpretazione estremamente riduttiva, superficiale e che può comprendere solo una piccolissima percentuale di transessuali. Non posso infatti negare di avere io stessa conosciuto qualche trans (specie nell'ambiente della prostituzione) che ha tranquillamente motivato così la propria transizione...
Ad una trans lesbica si può facilmente contestare che la propria opzione lesbica sia in realtà frutto di una confusione tra il proprio "modello" fisico interiore (corpo femminile) a cui si vuole tendere e l'oggetto del proprio stesso desiderio. Una sorta di (con)fusione tra sè e l'altro.. in una cortocircuitazione dove diventa indistinguibile la propria identificazione interiore con ciò che è "fuori" di noi.
Si può anche contestare che il rifiuto del maschile "tout court" (in se stesse e nel proprio oggetto del desiderio) riveli un problema psichico di identità a tutto tondo...
E in realtà tutte queste contestazioni avrebbero una certa dignità se la chiave di lettura fosse davvero quella dell'orientamento sessuale ed a quello ci si fermasse, superficialmente.
In realtà, per quella che è la mia esperienza personale e per quello che ho potuto vedere negli anni di militanza attiva nel movimento trans italiano, l'orientamento sessuale per molte transessuali e transgender è un puro "prodotto residuale" di qualcosa d'altro.
Un qualcos'altro a cui si potrebbe dare il nome di "orientamento sentimentale"; ovvero quanto è probabile che un uomo o una donna siano in grado di farci innamorare...
Conoscendo dentro di noi entrambi i meccanismi psicoecc. maschili e femminili, avendo conosciuto nelle nostre carni tanto il fenotipo maschile quanto quello femminile, ci diventa più facile - quasi a compensare la maggior difficoltà a capire il nostro orientamento sessuale - identificare il nostro orientamento sentimentale e soprattutto avere la consapevolezza della sua importanza - direi prevalenza - sul mero orientamento sessuale.
E se l'orientamento sessuale è facilmente codificabile in precisi parametri quali l'attrazione per il pene piuttosto che per la vagina, per le curve piuttosto che per i muscoli, per i peli piuttosto che per la glabrità, per il seno piuttosto che per i pettorali, ecc. - non è altrettanto facile trovare precisi parametri per l'orientamento sentimentale: perchè alcune caratteristiche tipicamente maschili sono riscontrabili in molte donne e viceversa. Ed è per questo che per molte di noi è difficile dichiararsi lesbiche.
Molte di noi non scelgono in base a codici estetici riferibili ai modelli maschile e femminile.
Abbiamo ovviamente i nostri codici estetici di gradimento, i quali però, spesso valgono - seppur diversamente - sia per gli uomini sia per le donne... E' quindi qualcosa d'altro a guidarci nella scelta...
Questo "altro" sono il senso di appartenenza, di affinità, di compatibilità, di "riconoscimento".
Per noi essere lesbiche è un tornare a casa dopo aver dovuto vivere come maschi una mascolinità che non sentivamo appropriata... Non essere attratte dal maschile per noi non è una scelta di vita, non è un sottostare ad un canone estetico di riferimento ma è fondamentalmente la conseguenza di un vissuto, di una conoscenza diretta.
Come già detto noi conosciamo perfettamente i meccanismi psicomentali maschili e siamo in grado molto più facilmente rispetto alle donne "genetiche" smascherarli con una certa costanza (anche le trans etero sanno usare questa capacità ma la utilizzano per meglio sedurre gli uomini, tendendo vere e proprie "imboscate" ai loro punti deboli, ed è questo il segreto principale del successo che le trans ottengono con gli uomini).
Altrettanto non possiamo fare con i meccanismi femminili; non per una nostra incapacità specifica derivante dalla nostra transessualità, bensì perchè i meccanismi femminili non sono perfettamente conoscibili da nessuna donna.

Ed è questo il valore aggiunto specifico del lesbismo, a mio parere.
Gli uomini sanno di conoscersi bene tra di loro. Le donne mai.. mai completamente.
Gli uomini sanno di conoscersi bene tra di loro perchè i meccanismi di fondo, quelli ancestrali, ormonali, sono semplici e sempre replicabili: perchè sono dominati dalla genitalità e dal pensiero logico-razionale (e dall'aggressività quando il capirsi si accompagna al non andar d'accordo).
Per le donne è diverso perchè i meccanismi di fondo, ancestrali ed ormonali, sono complessi e variabili (basterebbe citare anche solo l'alternarsi della prevalenza estrogenica con quella progestinica... ma questo è solo un insignificante esempio tra tanti): perchè sono dominate dalla sensualità che è meno definibile e precisabile rispetto alla meccanicità sessuale e dal pensiero intuitivo che è una commistione tra logica ed emozionalità.
Con questo non voglio dire che una donna non sappia far ragionamenti logici, tutt'altro...
E' che la logica femminile raramente perde il contatto con l'intuizione e l'emozione...
Di fatto è una "logica +", addizionata dalla costante consapevolezza che ogni ragionamento parte da un'emozione.
Anche l'uomo sa scrivere d'amore e di emozioni e quando lo fa perde sovente il contatto con la realtà e la logica tendendo ad un'esasperazione sentimentale squilibrata; una donna in amore sa essere più concreta.
Può apparire un paradosso ma è proprio perchè l'uomo separa la razionalità (dominante) con l'emotività che, se ad un certo punto entra nel "mood" emozionale, tende a perdere ogni senso della realtà e quindi di quella logica che di norma lo domina.
In un certo senso è una sorta di interruttore dove o passa la logica di un emisfero cerebrale o la emozionalità dell'altro.
La donna invece sa quasi sempre mettere insieme le due cose (a parte quelle donne totalmente sottomesse all'uomo e con cui dividono il destino mentale), creando quella che per la mentalità maschile è una confusione incomprensibile tra razionalità e sentimento, ma che per la mente femminile è invece una compenetrazione armonica tra i due aspetti.
Di certo "unire" due aspetti della nostra stessa essenza umana apparentemente distanti tra loro rende una personalità più complessa rispetto a chi li tiene separati.
Un uomo e una donna possono scrivere lo stesso trattato, ma è la nascita del pensiero che ha dato origine allo stesso che è diversa. Ed infatti non è difficile riconoscere un qualsiasi saggio scritto da un uomo da quello scritto da una donna.
E' chiaro... esistono uomini femminili e donne maschili.. Si generalizza, ma generalizzare non vuol dire sbagliare; vuol dire osservare tendenze e percentuali. Esistono sempre le eccezioni (per fortuna) alla regola...
Delle transessuali è noto - si dice che siano tutte "oche", poco intelligenti (e lo dicono anche certi medici legali, periti che ci sottopongono al test del Q.I. nelle istanze di rettificazione sessuale). Personalmente ho avuto la fortuna di conoscere molte trans particolarmente intelligenti ma non mi sentirei di confutare quei dati statistici che dimostrerebbero il contrario, perchè so che c'è del vero.
So anche però che "quel vero" che c'è non tiene conto del clima culturale in cui le trans sono - specie in passato - cresciute, non tiene conto dell'altissima percentuale di abbandono degli studi, di una crescita psicologica difficile, di ripudi familiari e sociali, ecc...

Non è un caso che in questi ultimi anni in cui le condizioni culturali sono - seppur insufficientemente - migliorate, si vedono sempre più facilmente trans molto intelligenti...(intelligenti plus sensibili).
Anche per gli uomini esistono eccezioni... e forse gli uomini che verranno saranno un po' meno caratterizzati da quel "maschile" che così poco amiamo.
Mi piace decisamente poco invece - non amando certi meccanismi maschili - la mascolinizzazione della donna (non parlo di lesbiche, necessariamente). Sapendo poi che è un processo utile alla logica concorrenziale e agonistica di un'economia tutta scritta al maschile, in un mondo del lavoro tutto scritto al maschile, la cosa mi intristisce assai...
Ma le cose stanno cambiando... Nascerà prima o poi un'economia anche femminile (ma questo è tutto un altro discorso che porterebbe molto lontano).
Ed allora abbandonando le divagazioni sul maschile e femminile e tornando ad un filo principale abbandonato molte righe fa - è per questo che noi transessuali non eterosessuali, ci dichiariamo più spesso bisex che lesbiche: non avendo barriere estetiche nel relazionarci ai corpi maschili, non possiamo escludere di innamorarci di un uomo.
Sappiamo però quanto sia difficile che un uomo che sappia andare oltre, superare certi meccanismi mentali, possa restare integro psicologicamente.
La mentalità maschilista ha schemi rigidi.. chi sgarra è out o reso tale dal resto della comunità maschile. Alla fine questo tipo d'uomo viene emarginato e finisce con il sentirsi spesso diverso, sbagliato.. e diventa fragile, debole, insicuro qualche volta forse persino transessuale.
Le donne sono abituate a sapersi diverse (tra loro) e non hanno schemi rigidi (se non quelli imposti dagli uomini alle donne) per cui possono crescere liberamente esprimendo la propria femminilità individuale, la propria differenza..
E' (anche ma non solo) per questo che i gruppi di "autocoscienza" maschili non esistono..
Non hanno, non ritengono - gli uomini - di aver molto da dirsi.. In realtà sanno di conoscersi già..
Conoscono già i loro bisogni tutti uguali e soprattutto il loro bisogno primario che è quello di "svuotare il sacchetto" quando il livello di liquido spermatico ha superato un certo livello.
Esagerazione? Ben poco a dire il vero. La maggior parte degli uomini è alla continua ricerca di sesso e se non lo pratica ne parla continuamente per tentare di lenire con il succedaneo della verbalizzazione il dolore che talvolta diventa anche fisico dell'astinenza.

La fragilità femminile è una ricchezza di capacità di esplorazione del sentire..
La fragilità maschile è uno spezzettamento della propria identità; è debolezza, e tanta tanta tanta insicurezza...
Ed allora io posso definirmi transessuale lesbica...? Non lo so.. Se guardo una foto di Brad Pitt io vedo un corpo pur desiderabile, ma non è nulla se passo dall'analisi della fisicità ad altro... E questo altro è il "prevalente" nel far innamorare.
E comunque il corpo femminile sa esprimere mille emozioni in ogni curva ed anfratto, quello maschile solo potenza e virilità.. altrimenti diventa disarmonico, "brutto"..
Ho conosciuto l'espressione della virilità altrui su di me. Non è affatto male, è eccitante.. ma porta con sé un senso di totale parzialità... Inizia e finisce lì dove finisce l'atto o il gioco sessuale.
Con una donna è raro che accada.... La differenza è che la bellezza femminile fa battere il cuore... quella maschile agisce su corde diverse, più... basse, più semplificate.
L'asta virile che si innalza contro il cielo trasmette potenza (ma può trasmettere anche esercizio di potere, aggressività ed aggressione)
Il corpo femminile è un'infinità di curve, anfratti, globi e sfere che si intersecano, si incontrano, sfociano l'una nell'altra ed in cui ci si può perdere per una vita intera.