Quando si fanno considerazioni di "costume", o si hanno statistiche precise per le mani o - è evidente - non si può che basarsi sulle proprie osservazioni di vita. Data l'impossibilità a procurarsi indagini "doxa" (o similia), ogni tanto ci cimentiamo in alcune "indagini" sociologiche o psicologiche che

trovano le loro radici nelle non poche esperienze e conoscenze dirette ed indirette della realtà transessuale.

Una delle considerazioni che più spesso mi trovo a dover affrontare è il diverso grado di soddisfazione sentimentale tra le trans lesbiche e le trans etero (e tra i trans gay e quelli etero).
Al di là del nostro ruolo politico, siamo una comunità che si parla e si racconta molto anche riguardo la propria qualità della vita. E tra i vari indici di "qualità", l'amore - come per chiunque - sta sempre nei primi posti della "classifica".
Quindi, al di là dei "posting" sui vari forum e mailing list dedicate, dove chiunque può evincere l'alta conflittualità che intercorre tra molte ragazze trans etero e gli uomini, è nell'osservazione della vita quotidiana, nelle decine e decine (se non centinaia) di occasioni nelle quali ho avuto di parlare con molte ragazze trans, che ho potuto trarre la conclusione di quanto sia davvero frequente la profonda insoddisfazione delle trans etero nei confronti degli uomini. Specularmente ho anche raccolto decine di testimonianze di uomini che desiderano cercare l'amore tra le donne trans e che esprimono una profonda frustrazione ed una - per loro sorprendente - incomprensione. Contemporaneamente conosco decine di trans lesbiche che vivono relazioni stabili e apparentemente felici (comunque soddisfacenti) con donne.
Un'altra considerazione è che - mentre nel caso delle trans etero - la situazione affettiva migliora notevolmente se si arriva alla rettificazione genitale ed anagrafica, nel caso delle trans lesbiche, questo evento è quasi sempre non significativo nella qualità delle loro relazioni amorose.
Questa sommatoria di "incidenze statistiche" (seppur relative) può essere solo casuale?
O forse è il caso di soffermarsi con qualche riflessione?
Proviamo a districare l'assai ingarbugliata matassa con qualche domanda: cosa cerca l'uomo nella transessuale?
Non si può dare una risposta univoca e generalizzata, però alcune osservazioni possono essere messe in evidenza.

E' assai frequente che l'uomo che cerca la trans sia particolarmente "invadente" rispetto ai genitali della stessa. Mi spiego: moltissimi chiedono/pretendono, fanno pressione affinché la ragazza non si operi mai; altri, una minoranza, al converso, chiedono il più velocemente possibile una "regolarizzazione" anatomica (e anagrafica) della ragazza.
Pochissimi quelli "indifferenti" alla loro genitalità.
Analoga cosa non avviene quasi mai nei rapporti fra transessuale e donna lesbica. In questi secondi casi, o vi è un rifiuto pregiudiziale nel considerare la trans una donna - e questo avviene a prescindere dalla presenza di genitali maschili o femminili che vengono eventualmente giudicati comunque come un dettaglio squisitamente "cosmetico" - oppure, se vi è questo "riconoscimento" di appartenenza allo stesso genere, se nasce il sentimento, la "questione" genitali diventa di assoluta secondaria importanza.

Vi è quindi, in genere, un diverso atteggiamento tra gli uomini e le donne riguardo la rilevanza data ai genitali nell'identificazione di genere della trans.
Alcune donne lesbiche semplicemente continuano a giudicarci uomini in quanto siamo nate tali e ci rifiutano come possibili soggetti d'interesse erotico/sentimentale a prescindere dall'estetica genitale.
Per costoro - non l'estetica - ma la genetica o, più spesso, il vissuto infantile/adolescenziale ci rendono "altre" da loro.
Altre invece - e non sono poche - ci riconoscono come donne in base ai nostri valori interiori, alla nostra psicologia, alla nostra sensibilità ed anche per costoro - con ragioni opposte alle prime - l'estetica genitale risulta irrilevante e possiamo diventare "soggetti amabili e desiderabili" come qualunque altra donna nata tale.
Gli uomini risultano quasi sempre incapaci di non attribuire ai genitali l'identificazione di genere di una persona sopra ogni altra cosa.
Quelli che desiderano la "non operata" lo fanno perché nell'operarsi la trans "diventa una donna come tutte le altre" e perde quel "quid" affascinante di "donna +", dove il "più" altro non è che una espressione di identità maschile sopravvivente alla modificazione di genere, di ruolo e di estetica assunta con terapia ormonale ed eventuale chirurgia estetica sui caratteri sessuali secondari.
Quelli che desiderano l'operata lo fanno perché non riescono a scacciare dentro di sé la sensazione di avere una relazione di fatto omosessuale fino a che la loro "amata" non corrisponda anche tra le cosce (e all'anagrafe) al modello femminile.
Nel primo caso la trans assume un carattere quasi "mitologico" della ricerca dell'androgino - metà uomo, metà donna - e rappresenta un comodo compromesso tra l'eterosessualità e l'omosessualità.
Niente di male nell'attrazione verso l'androgino, ma quello che rende problematiche le relazioni è proprio l'identificazione della presunta androginia della trans attraverso la co-presenza di genitali maschili con un succedaneo di genitali femminili (l'ano).
Una identità ridotta a qualche centimetro di carne estroflessa piuttosto che introflessa.

La complessa psicologia di una persona transessuale esula spesso dai genitali come "marchio" identitario. Pretende qualcosa di più profondo nella comprensione di cosa sia il sentirsi, l'essere donna.
Questa attenzione particolare ai genitali fa sentire la trans come un'identità formata da pura carne più o meno modificata. Mentre in realtà tali modificazioni sono solo la risposta estetica ad una realtà quasi completamente psicologica, identitaria.
Da qui nascono la maggior parte delle incomprensioni. L'uomo che da una parte crede di complimentare la persona transessuale con frasi del tipo: "io adoro le trans" e dall'altra le trans che reagiscono malamente perchè quella espressione di adorazione la traducono in adorazione per il proprio "pisello" e non della propria totalità identitaria psicofisica.
La donna invece, in modo particolare la lesbica non separatista, ha un concetto di identità sessuale più ampio ed anche le sue scelte d'amore riflettono caratteri più interiori.
La femminilità di una trans più che vederla, la percepiscono. Sentono o non sentono risuonare il "diapason" interiore che fa o non fa vibrare corde emozionali più profonde.

La trans viene riconosciuta come donna o meno prescindendo dal fatto che possa - mi si perdoni la semplificazione volgare - possedere uno "strap on"
[1] incorporato o meno.
Ed è per questo motivo che, a mio parere, le relazioni partono già più rilassate, oppure non partono affatto perché non ci si "riconosce" reciprocamente come donne (capita in effetti anche che sia la trans a NON riconoscere caratteristiche psicoaffettive femminili in alcune lesbiche butch.
[2]
Con l'uomo l'attrazione genitale è invece davvero prevalente.
E lo è sia nel caso in cui cerchi "la stranezza" (spingendo quindi a non operarsi) sia nel caso in cui quella trans sia proprio la donna che gli piace ma che ha un grave difetto tra le gambe (spingendo affinché si "metta a posto" operandosi).
La trans - almeno in teoria - potrebbe essere un'ottima amante in quanto conosce (anche se suo malgrado) entrambi "i mondi"...
Se la sua transizione non è stata fortemente conflittuale, può bypassare facilmente la cosiddetta "incomprensione tra i sessi" in un rapporto etero o far cadere alcuni pregiudizi sulla propria identità condivisa in un rapporto lesbico.

Questa potenzialità sembra però - almeno per mia esperienza personale e di chi ho avuto modo di conoscere - riuscire ad esprimersi molto più facilmente in un rapporto lesbico.
La sensazione è che la donna lesbica che si innamora di una trans, instaura una vera relazione paritaria in dignità, mentre l'uomo, sovente, ricorre alla trans come ripiego rispetto alla donna genetica con la quale non riesce più a rapportarsi correttamente (la cosiddetta crisi del maschio).
Pensa, immagina di trovare un'anima più simile a sé, che lo comprenda come lo comprenderebbe un altro uomo (un amico) ma che esteticamente è femmina.
Ancora una volta l'errore di considerare l'appartenenza di genere di una persona in base a parametri fisici e non psicologici.
Questa speranza di trovare contemporaneamente una donna attraente fisicamente con un "cuore" di maschio (quindi più comprensiva, più facile, più comprensibile) è spesso desitinata a infrangersi miseramente contro una realtà ben diversa. La transessualità ha origine nella psiche ed è proprio là che la trans è ben poco maschio...
La lesbica in una trans non cerca quasi mai un succedaneo di donna... la rifiuterebbe immediatamente.. L'uomo invece sembra utilizzare le relazioni con trans come un ripiego (spesso momentaneo) in un momento di difficoltà.

Non è difficile quindi immaginare come la trans lesbica possa sentirsi maggiormente appagata rispetto alla trans etero che non riesce a sfuggire quasi mai alla sensazione di sentirsi usata, di sentirsi un "sostituto" momentaneo, un succedaneo.
Posso dire molto meno dei trans gay ed etero...
Conosco molti trans etero e poche coppie gay...
La statistica è davvero poco rilevante per trarre conclusioni...
Sta di fatto che le uniche coppie stabili dei trans ftm che conosco sono gay...
Sarà un caso?
Parlando di omo/eterosessualità mi pare giusto - non essendo questo un trattato scientifico - che io stessa dichiari il mio orientamento.
Cercherò di essere breve: io sono bisessuale (posso avere attrazione per persone di entrambi i sessi) ma contemporaneamente credo di essere irrimediabilmente "omosentimentale".
Pur non considerandolo impossibile, mi risulta difficile immaginarmi innamorata di un uomo.
E dato che ben raramente io separo il sesso dal sentimento, la mia omosentimentalità, mi rende indirettamente lesbica nell'orientamento sessuale.
Tanto per chiarire.
Mirella Izzo
Presidente "Crisalide"
Glossario:
[1] Strap on: falli artificiali che possono essere legati in vita ed usati in un rapporto attivo. Alcune coppie lesbiche utilizzano questo strumento per penetrarsi reciprocamente
[2] Butch: letteralmente "camionista". Termine che si usa per indicare quelle lesbiche che assumono vestiario e comportamento stereotipatamente maschile.