primo piano-Giorgio Reali
IL TAMBURINO DEI GIOCHI
a colloquio con Giorgio Reali
Senza giocare non si può vivere; il gioco è una vera e propria "ri/creazione", cioè una sorta di rinascita e di trasformazione. Oggi siamo attenti a curare il corpo (medicina e pratiche salutiste), a volte tralasciando la psiche. Abbandonarsi al gioco può allungare la vita in un altro senso. Non vita da esibire in corpi che si ostinano a presentarsi giovani ma la vita che si scopre bambina in tutte le età. Occorre ricordare anche i giochi dimenticati.
Per farlo abbiamo chiacchierato con Giorgio Reali, definito il Peter Pan del terzo millennio, fondatore dell'Accademia del Gioco Dimenticato.
Da dove e come nasce la tua passione per il gioco?
La mia passione per il gioco nasce (come per tutti i bambini) da
bambino:la mia fortuna è stata di essere nato nel '51 quando i bambini
nei quartieri erano (ancora) "visibili": quindi "ci vedevamo" e
giocavamo con quello che c'era, sassi, legni, cerchi, stracci.
Ho sempre pensato che un bambino capace di costruirsi da sè dei
giochi, difficilmente sbaglierà nel realizzare un avvenire sereno.
Io semplicemente non ho mai smesso di giocare (accettando una serie di
conseguenze pratiche: lavorare l'indispensabile per l'indispensabile,
quindi niente belle macchine, niente belle case).
Il gioco per me è realizzare idee creative: quindi tutto il percorso che
parte dal progetto, dalla ricerca dei materiali, alla costruzione
dell'oggetto è gioco.
Anche presentare i giochi ( e in minor misura i giocattoli) lo è:
pensare che circa 500 persone hanno frequentato i miei corsi e che in varia misura
"giocano" con le cose "imparate" mi dà grande gioia.
E' certamente la cosa più importante che ho realizzato: ho conosciuto una
decina di autori di libri sui giochi ma la cosa buffa è che "non giocano"
insieme ai bambini, sono dunque solo dei "notari" e nei loro scritti
l'entusiasmo è assente.
A parte questo ho realizzato (con i disegni di Barbiero) un libro, Il
Giardino dei Giochi Dimenticati per la Salani editore che rappresenta il riassunto delle mie ricerche e partecipazione ai più importanti meeting organizzati in Europa
per animatori (il migliore è quello di Brest in Bretagna).
In che misura il gioco aiuta secondo te la formazione della
personalità?
Innanzitutto serve specificare che l'universo "gioco" investe vari aspetti
dell'Universo "uomo": io seguo principalmente l'aspetto creativo, ma non
dimentico quello esclusivamente ludico, quello scientifico. Una
conoscenza armonica di tutti questi aspetti è di grandissimo aiuto nella formazione della personalità di un bambino:
l'insieme delle attenzioni che egli avverte diventano inevitabilmente forza e serenità.
Il gioco come terapia?
Gioco e terapia: bisogna conoscere le difficoltà, i punti deboli del
bambino per "pensare" al gioco "migliore", non credo che un attento genitore o buon educatore non sia in grado di aiutare un bambino ad essere felice, o cosa
migliore, fare in modo che continui ad esserlo.
Intervengo poi particolarmente sul discorso che lega il gioco al
recupero o attenuazione dell'handicap.
Come l'anno scorso anche quest'anno ho svolto alcune giornate con
l'Anffas e l'Atlha (ass.tempo libero handicap) con giochi semplificati: in
troppi mi hanno chiesto di fare un testo specifico per portatori di handicap e anziani, credo che lo farò.
Una cosa che mi piacerebbe sviluppare è quella di collaborare con
gruppi di lavoro "speciali" come comunità di portatori di handicap, carcerati o
comunque persone svantaggiate. Ebbene questi gruppi di lavoro fanno
(quasi) sempre cose banali, non brutte ma banali, e la gente le compra al
mercatino perchè le fanno "loro".
Invece mi piacerebbe che la gente acquistasse quelle cose perchè sono
belle, perchè sono originali, perchè cosÌ non le fa nessuno.
Che poi, sappiano che sono fatte da loro di certo non guasta, anzi.
Chissà magari tramite l'intervista qualcuno si fa avanti.
Uno dei miei credo (una frase letta su di un muro e sempre amata):
«Se il destino è contro di noi, peggio per lui»
Gioco e politica : quali istituzioni pubbliche e chi ti ha aiutato o
osteggiato di più?
Il gioco e la politica: un pessimo rapporto!
Tutti coloro che si occupano di politica oggi hanno un solo ed
unico obbiettivo: la ricerca del consenso; questo compito li prosciuga al
punto che non hanno nessuna energia per pensare e spiegare le cose
importanti da fare per il bene di tutti (che non sia il Loro)
Quindi accettano spesso di fare delle cose per i bambini, ma non si
preoccupano minimamente dei risultati: a "Loro" basta poter dire
«Abbiamo organizzato 20 eventi per i bambini». Ma mancano assolutamente dei
progetti a lungo respiro, quelli che portano i bambini (ed i genitori) ad avere
attenzione e verificare i progressi psicofisici ( invece spesso
accade di notare il regresso..e ci domanda anche perchè.....)
Esistono ordini di scuole in qualche paese del mondo dove si è
inserita la disciplina che insegna a giocare?
Secondo te trarrebbe vantaggio la scuola italiana se si inserisse un discorso sulla storia del gioco?
Hai portato il tuo discorso nelle scuole?
Pensare ad esempio che non esiste nella scuola l'ora settimanale del
gioco è demenziale.
Lo dico spesso, i bambini non hanno lobby: le hanno gli architetti,
che decidono sempre le stesse cose per i parchi, evitando accuratamente
ciò che disturba, come dare ai bambini la possibilità di costruire da sè
delle cose.
Certo, vi sono esempi in Germania, piuttosto che in Finlandia di
progetti "utili", ma manca un pensiero unico come ad esempio il fare una
ricerca sui giochi caratteristici di un paese europeo (magari nella settimana in cui esso
festeggia l'unità nazionale).
Ho portato questo discorso nelle scuole: ho organizzato una
ventina di corsi nelle scuole e spesso nelle presentazioni del libro ho
parlato con maestre o direttori didattici: manca la volontà, eppure (quasi) tutti
hanno bambini (o quanto meno, lo sono stati...)
Il gioco è sinonimo davvero di libertà?
Un tempo si, ora non lo è più: troppi i condizionamenti della
pubblicità, basti pensare alle trottole d'oggi, sono di plastica, si rompono
subito e costano un sacco di soldi.
I giochi d'oggi (in particolare i videogame) hanno creato le caste fra
i bambini (come quelle dei "grandi" con le autovetture); una cosa
disgustosa.
Qual è la più grande libertà in un gioco?
Domanda difficile: l'unica libertà che hanno i ragazzi (i bambini
purtroppo no) è di scegliersi gli amici, poi la maggioranza decide il
gioco. Libertà è scegliere un gioco senza competizione, troppo bello
per essere vero: il 90% dei bambini che partecipano ai miei momenti di
gioco mettono "grande" impegno solo se ci sono in palio le biglie....
Il gioco di competizione e il gioco di creatività, queste sono due
macro differenze..
quanti tipi di gioco ci sono?
Gioco: Competizione, Creatività.
Sono due cose che i bambini vivono in due momenti diversi, la prima "insieme" agli altri; la seconda prevalentemente "da soli" ma non è
sbagliato: spesso noto che mentre disegnano o costruiscono sono infastiditi da
quanti gironzolano intorno (in genere i meno dotati...).
Tipi di Giochi?
Nella nostra ricerca sul gioco/giocattolo da portare nel nuovo
millennio ne abbiamo registrati quasi 300......se ne sono poi aggiunti altri 80 e
li potete vedere tutti nel mio sito che dà notizie complete e anche
curiose.
Ci sono giochi prediletti in alcune età?
Ovvio, per i piccoli giochi di costruzione (e di distruzione...)
dagli 8 ai 12 (la mia fascia prediletta) giochi di movimento "insieme"
agli altri come corsa dei sacchi, delle biglie...
dopo i 12 ...ahimè playstation... ehi, mica sono un docente in Ludologia....!!
Il gioco che ci vede indossare un'identità altra
a quali età viene prediletto?
E in quali periodi storici è andato più in voga?
Queste domande investono un settore dove sono
fragile....
Immedesimarsi in altri personaggi è più folklore che gioco (vestirsi
da indiani o da clown..).
Tu non lo sai ma molto di quello che mi hai chiesto coincide con lo
spirito del mio terzo libro (il secondo è NonnoLibro, manuale di
fantamemoria, usi e costumi del dopoguerra in uscita nella primavera
2004)
e cioè "Il mio gioco libero" (da buon battistiano come potevo scegliere
un
titolo diverso...), entrambi per i tipi della Salani.
Che rapporto c'è tra il gioco e la sessualità?
Un tempo (anni 50) c'era una forte differenza fra i giochi per
bambini e bambine, ora non più; per le Aziende vi sono una serie di giochi
unisex (videogame);ovvio che le Barbie sono per le bambine ma le nuove trottole vanno per
tutti.
Ho notato che esiste una forte voglia di emulazione per le bambine nei
confronti degli "status" dei maschi, ad esempio il cellulare ed il motorino; la stessa
cosa succede per i giochi moderni, quelli "spinti" dalla pubblicità; vanno a senso unico: interessa vendere ed avere il miglior risultato dipende dall'impegno
economico investito.
Che rapporto c'è tra il gioco e la sessualità che a seconda dei
vari contesti, anche storici,viene considerata trasgressiva?
Ci sono tabù anche nei giochi?
E' buffo, ma in un momento di "apparente" libertà sessuale, dove molti
bambini di 9/10 anni (ripeto 9/10 anni) accedono (complice la
stupidità dei genitori che non controllano) a siti porno, pochissimi bambini
giocano (come facevamo noi...) al dottore.
Un animatore come me ha la possibilità di entrare maggiormente in
confidenza con i bambini, loro ci vedono come "portatori" di momenti positivi,
noi non abbiamo i momenti negativi tipici dei genitori "severi" e siamo
presenti là dove alcuni genitori sono totalmente assenti (cosa che per molti
bambini è peggio di un papà rompiscatole).
Ebbene è rarissimo che vi sia confidenza a tal punto (cioè giocare al
dottore..)..che poi questa "ipocrita" pudicizia si apra dopo pochi
mesi a precipitare in esperienze complete è un'altra storia.
Qual è l'effetto del gioco?
Come ci si sente dopo aver giocato?
I bambini, dopo aver giocato sono felici ed appagati, trovano molta
più gioia rispetto allo sport (non si sentono colpevoli se sbagliano
un goal, se non corrono come l'allenatore vorrebbe....).
I bambini dovrebbero "solo" giocare fino a 12/13 anni, solo dopo
affrontare l'impegno dello sport.
Il gioco e la parola:
Ritorniamo a quanto detto prima, il mio mondo è la creatività quindi
ho poca esperienza circa i giochi di pensiero (parola o matematica)
e mi dispiace aver poco tempo per approfondire altre "zone" del gioco
come appunto i giochi muti (ad esempio l'alfabeto). La gestualità
è un'altra componente assente dal mondo dei bambini ed è un peccato; un (buon)
animatore ha la possibilità di capire (e risolvere) molte situazioni
difficili dei bambini, ha però bisogno di messaggi "lasciati" dai
bambini in piena libertà, e pochi momenti sono "così" liberi da condizionamenti come durante il gioco.
Anche per l'animatore (buono..) è assai importante avere tutti questi
riferimenti: non esiste (che io sappia) un testo ad hoc, mi piacerebbe
attraverso questo articolo altri operatori del settore (maestri,
psicologi,educatori ecc.) si mettessero in contatto con l'Accademia per un
convegno da organizzare verso la fine dell'anno.
Consigliare e valutare il comportamento ludico dei bambini è
assolutamente importante per dare "significato" al tempo che passiamo insieme a
loro.
Munari e Rodari, due pilastri della mia formazione professionale (uno
nella manualità, l'altro nel pensiero) dicevano che l'animatore non deve
assolutamente imporre il gioco ma solo dare gli strumenti: sono i
bambini che poi si costruiscono il loro oggetto, la loro figura.
Cosa questa meravigliosa ma che si scontra con il "tempo": i bambini
non hanno tutto quel tempo, (anzi, loro lo avrebbero ma sono i genitori che non
consentono che lo abbiano) quindi siamo costretti a dare loro cose già
fatte. Però "noi" abbiamo un grande vantaggio rispetto alle multinazionali:
i bambini capiscono subito che giocano con cose possibili, cose che se
volessero "possono" farsi da soli e questo li rende felici. Quando
giocano con una playstation o con una Ballblade si rendono conto di avere in
mano qualcosa di impossibile da costruire quindi non si affezionano: se si
rompe la gettano, non pensano minimamente a ripararla..
Si può giocare senza niente?
Certo vi sono un mare di giochi da fare senza nulla, serve solo chi
sappia spiegarli. Date un'occhiata al mio sito e al mio libro!!
Gioco e morte?
Un gioco nasce da solo e muore solo se abbandonato, tutti i giochi
sono invece eterni se tramandati. Ecco perchè io giro l'Italia per
recuperare i giochi da strada dimenticati. Certo vi sono dei giochi dove è prevista la morte dei personaggi ma senza alcuna paura o trauma per i bambini: essi non hanno una visione
negativa dei fatti, ogni dolore virtuale ha vita brevissima.
Reali ed il gioco.
Si, tutta la vita è stata un gioco, da vincere e perdere con lo
spirito di "IF", questo mi permette di avere 52 anni e di essere ancora un
bambino.
Giocare a sfidare me stesso in un progetto difficile, meglio se senza
un euro (i soldi nei progetti ammosciano): è ciò che ho fatto.
Cosa vorresti realizzare?
A parte i progetti o meglio le aspirazioni di cui ho parlato precedentemente l'anno prossimo organizzerò il mese del gioco (maggio 2004)
coinvolgendo un centinaio di realtà ludiche insieme ad Assingioco.
Breve rassegna stampa
da Dialogo rivista di frontiera edita da Roberto Crimeni
Giorgio Reali
ALLA RICERCA DEL GIOCO PERDUTO
( Giochi di strada e dimenticati)
E' stato definito da un giornalista il Peter Pan del terzo
millennio.
Giorgio F. Reali di Merano arriva a Milano ormai più di quindici anni fa.Tre figli, ragioniere e istruttore di scuola guida part-time ora
pubblicista, scrittore e ricercatore non solo nel panorama italiano
(e dunque con uno spiccato interesse etnologico.), ha fondato l'Accademia del
Gioco Dimenticato con sede in via Della Sila 25 (tel.02/70 63 35 51, www Mybestlife.com/gioco dimenticato). Conosciuto oggi in tutta Italia Reali sta per pubblicare un libro presso la casa editrice Salani, sta allestendo in un teatro a Torino lo spettacolo multimediale HOLZTOG (termine dialettale altoatesino, il Giorno della legna), favola moderna che racchiude la conoscenza del gioco, il rispetto per gli anziani e per la natura,
sta preparando per i Comuni di Milano,di Zagarolo (Rm) e di Cigole(Bs)
tre giardini permanenti del gioco dimenticato fruibili da tutti in altrettante
aree cittadine. A Milano in via Rombon sarà così attrezzato un
cortile degli anni cinquanta ...A Cigole invece nascerà anche il primo museo dei
giochi dimenticati (in Italia esistono una ventina di musei del giocattolo invece). A Brescia a settembre ci sarà un minifestival voluto da un consorzio di nove paesi che prevederà manifestazioni , ricerca e rievocazioni dei giochi di una volta. Tanto per ricordare solo i suoi "works in progress"
Un personaggio del tutto particolare e geniale in una società che ha
perso il rapporto col gioco creativo e agito anche a livello di
costruzione personale (oggi è molto raro che un bambino o un adolescente si
fermino ad es. a disegnare per terra le tracce del MONDO o CAMPANA e ci si
mettano a saltellare dentro o che si divertano a "GIUGA' A PURTAS IN CADREGHIN",
cioè portare qualcuno seduto sulle mani e braccia intrecciate di altri
due, o che giochino a "S'CIANCO", una sorta di "lippa", con oggetti d'
accatto)...
Un mondo dove i parchi e i cortili sono sempre più poveri di
attrezzature e disorganizzati anche a livello di animazione, cura e sicurezza
personale.
Un mondo dove il concetto filosofico di gioco è profondamente mutato,assieme purtroppo al suo costo in denaro. A questo proposito sono interessanti
le considerazioni che Reali propone nella distinzione tra "gioco" e
"giocattolo": non tutti i giochi si traducono in giocattoli; il vero gioco
da un punto di vista filosofico è quello che addirittura non ha
oggetto.
Uno di questi è "moscacieca", se si esclude la benda sugli occhi.
Reali si colloca dunque in una insolita dimensione riproponendo il
gioco come forma di svago, di creazione e di esercizio dell'intelligenza
(in quanto esso è anche una cosa estremamente seria) ma pure come terapia
per il recupero di alcune problematiche legate all'infanzia, o legate al
mondo della terza età o addirittura a certi handicap. Sottolinea dunque il
diritto di esplicitare quello che secondo Umberto Eco è uno dei
bisogni fondamentali dell'individuo, il quarto su cinque dopo nutrimento,
sonno, affetto e prima del "chiedersi perché", cosicchè ognuno di noi deve esistere proprio come "Homo (anche) ludens". Lo studioso, che conosce il
lavoro di Giorgio Reali, è d'accordo con lui pure a proposito del
concetto di ri/creazione (come rilassamento) collegato a quello di ri/ciclaggio di
oggetti essendo d'altra parte i due vocaboli strettamente uniti in
senso etimologico.
Tra le varie iniziative di Reali si può ricordare inoltre quella
altrettanto interessante oltre che curiosa di compilare una scelta dei
"cento giochi" da salvare per il nuovo millennio che da un
referendum, se pur ridotto, indetto durante la manifestazione "Giochi d'altri tempi"
patrocinata dalla Pro loco della città di Sondrio ha portato a
risultati significativi: 1° biglie di vetro, 2° nascondino, 3° fucili ad elastico,
4°bolle di sapone, 5° pista biglie su sabbia, 6° barchette di carta, 7°
altalena, 8° triciclo, 9° monopoli, 10° palla avvelenata. Fra gli altri 27 giochi
emersi... "pestare le pozzanghere" ha avuto ben 12 voti...Ma la raccolta
di schede che procede in tutta Italia anche tramite internet sta però
assegnando la vittoria all’intramontabile "girotondo" seguito da
"aquilone","catapulta" ecc.
Nella sede dell'Accademia , dove è coadiuvato da Laura Almansi,
dunque, Reali mi dice di aver sentito nominare la nostra rivista in occasione
di una fiera annuale che si tiene a Reggio Emilia, ove egli presenta i
suoi giochi dimenticati e mi informa che la passione per il gioco si
radica ovviamente nella sua infanzia quando viveva in una vecchia casa, con
un grande cortile che ospitava una quindicina di bambini, nei pressi
della parrocchia dotata di oratorio (e immancabili flipper e calcio
balilla)e campo da calcio. Di più questa passione e le prime riflessioni sul
valore terapeutico del gioco sono legate alla presenza in casa allora di uno
zio sordomuto e una zia handicappata mentalmente. Di conseguenza si può pure comprendere l'attrattiva che i giochi di strada così poveri possano esercitare ancora su di lui.. Il piacere di costruire per la funzione e non per l'estetica gli deriva da quegli anni...Anche se oggi il suo orientamento è quello di costruire oggetti e di insegnare
a costruirne (trampoli, carrettini, trenini di tappi, o altro) che siano
belli con pochissima spesa, facendo in modo che sia lo stesso bambino a
decorare il suo giocattolo, stabilendo con esso una sorta di transfert
affettivo.
Superattivo ed entusiasta (fino a poco tempo fa girava l'Italia con la
ormai mitica LUDOBARCA al traino piena di giocattoli e di oggetti strani)
Giorgio Reali è capace di intristirsi quando non riesce a realizzare ciò che
ha in mente per la sua ricerche: ora conteso da alcune trasmissioni
televisive ( a Fatti Vostri ha presentato il gioco islandese "Wasa" con blocchi
di ghiaccio e pentole, lo spagnolo "Lazo", e un gioco costituito da
fasce elastiche e tappi scovato in Grecia) tra cui lo show di Maurizio
Costanzo (su rai due e tre, canale 5, sat20000) è diventato noto anche ad un
pubblico più eterogeneo e vasto tanto da venir contattato dalla FAI
(Fondo Ambiente Italiano) che si sta interessando alle sue proposte che
legano il recupero e la valorizzazione dei giochi dimenticati e di strada anche
al turismo (come nel caso ricordato all'inizio ) e appunto all'ambiente.
Ecco allora che nel "giardino dei giochi dimenticati" di Milano farà la sua
comparsa il "nascondino profumato" costituito da 12 o più siepi di
rosmarino, maggiorana e così via ....che coi suoi aromi e sapori diversi
permetterà inoltre l'inserimento nell'attività ricreativa anche dei
bambini non vedenti o "down".
Giorgio Reali non è contrario al gioco moderno (ad es. i videogames)
ma desidererebbe che ci fosse un maggior equilibrio tra questi ultimi e
la capacità di amare e utilizzare anche gli altri come il simpatico
SCANDORLO (barattolo in altoatesino) che prevede di colpire in un certo modo con
dei sassi dei barattoli. Ed ogni volta ovviamente si tratta di un ricreare
ed inventare. Suo figlio più piccolo, Luca, di 9 anni è velocissismo nei
games, ma sa anche tirar la trottola.
Insomma Reali a differenza di tanti "soloni" che parlano soprattutto
ora del valore del gioco, gioca davvero e insegna a farlo. E non solo ai
piccini. Che dire della RUZZOLA gioco diffuso tra i contadini marchigiani e che
consisteva nel far rotolare forme di pecorino verso un traguardo? E
della
CATAPULTA greca? O del già ricordato WASA?
Una ricerca importante questa di Reali molto articolata e a vasto
raggio per recuperare infine il contatto con le nostre più profonde radici popolari.
Anna M. Simm
Da Il Cantastorie rivista edita da Vezzani
Il giardino dei giochi dimenticati
Manuale di giochi in via d'estinzione
Giorgio F.Reali e Niccolò Barbiero
Salani Editore, pagg.207, 2002, euro 9, 50
Questa volta Giorgio Reali, il Peter Pan del terzo millennio e
fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato, si è messo all'opera con
Niccolò Barbiero, fondatore dell'AGD, associazione genitori disperati, per raccogliere in un libro un vasto repertorio di idee da realizzarsi con nullo
costo e molta fantasia. Come dice Stefano Bartezzaghi nella gustosa
prefazione, questo libro è un gioco esso stesso e si rivolge ai
bambini e ai grandi che vogliono tornare a giocare davvero.
Giocare davvero vuol dire agire e costruire il gioco, non vuol dire
lasciarci agire da qualcosa di esterno..
Reali è convinto che il vero gioco sia addirittura privo di
"giocattolo" (es. mosca cieca che prevede solo l'uso di una benda sugli occhi) e
consista proprio nell'esercizio della manualità, della fisicità, della
fantasia.
Questo libro è un gioco perché è divertente.
Questo libro è un gioco perché ti spinge a provare.
Questo libro è un gioco perché raccoglie tutto ciò che oggi sta per
scomparire o è scomparso quindi ha il sapore e il fascino delle mille
e una notte.
Questo libro è un manuale anche perché è "fatto" con tecniche
volutamente artigianali: carta pesante a quadretti di quaderno e con ai lati i
segni per bucare i fogli come ad inserirli in un raccoglitore; disegni
rigorosamente fanciulli senza una fotografia, niente noiose lettere simili a
formichine ben in fila ma uno stampato proposto appunto come se il libro fosse
un quaderno di appunti, ben chiari e raccolti per brevi paragrafi
numerati; stile sornione e divertito, da bambini intelligenti ma senza un euro (e anche se lo avessero non saprebbero che farsene).
Ed eccoli i giochi, almeno alcuni: girotondo, la pista dei tappi,
altalena, aquilone, tira e molla, freccette, biglie... i giochi regionali:
scandorlo, lippa, ruzzola, trottola tirolese... Quelli internazionali dalla
Grecia,alla Norvegia, all'India, e tanti altri.
E infine una raccolta di nomi di musei del gioco e del giocattolo e di
associazioni italiane e non che si occupano di farci
respirare. Ricreazione si chiamava una volta l'intervallo scolastico.
Ecco questo libro e questi giochi che noi creiamo con poco e nulla ci
"ri-creano" nel senso proprio del termine: saranno il nostro privato
ri-nascimento.
Anna M.Simm
|