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Testimonianze-Pentesilea2
Identità e differenza
L'identificazione è il processo psichico
naturale attraverso il quale sistruttura il sè.Siamo il risultato di vari
momenti identificativi conpersone,situazioni ed esperienze, che incontriamo
durante la crescita. E' una evoluzione continua che ci riporta a noi stessi e ci
rafforza nel nostro essere e sentire. Anche attraverso azioni elementari,
quali preferire un libro piuttosto che un altro, o un disco invece di un altro,
ci ritroviamo e riconosciamo. Ma cosa accade quando niente ci parla di noi?
Quando non ci rispecchiamo in niente? Vengo da un tipico paesino del Sud, dove
la norma è ancora la famiglia patriarcale, dove per potersi esprimere
liberamente è meglio trasferisi altrove e dove il "diverso"
è vissuto come catalizzatore di scherno e derisione, come argomento e
divertimento per movimentare la monotonia e la piattezza intellettuale che
imperano sul posto.
Come ogni adolescente, a sedici anni avevo le idee
confuse riguardo ai miei sentimenti e gusti sessuali: avevo l'amica del cuore,
con la quale scambiavo l'anima, e flirt coi ragazzi, coi quali al massimo c'era
uno scambio di "umori". Segretamente coltivavo la fantasia di un
amore al femminile e mi invaghivo di uno sguardo o di una carezza ricevuta per
caso. Mi sentivo completamente alla deriva. Avevo un vago sentore, che
l'unico modo per essere viva era seguire quel flusso di emozioni, ma il divieto
imposto dagli altri e radicato in me, mi spingeva altrove. E altrove c'era solo
il vuoto e il senso di inutilità. Ero sola, persa. Tentativo di
suicidio; pochi anni dopo l'analisi. Convintami che l'unica strada da seguire
fosse "fare la cosa giusta", mi sono fidanzata con un ragazzo,
amandolo anche. Dopo il suo ennesimo tradimento, l'ho lasciato. Ho lasciato
la mia analista e ho lasciato che il mio cervello si spegnesse, in cerca di pace
e quando non riuscivo, alcool e droghe.
Nel frattempo avevo comprato un
computer e cominciavo a navigare in internet. Timidamente, in punta di piedi
e pronta a fuggire, entravo nelle chat per lesbiche e mi sbalordivo nel vedere
tante donne esprimere il loro modo di essere, a volte tenero, a volte volgare,
con semplicità, senza fronzoli, sentendosi pienamente in diritto. Io
non mi sentivo in diritto di niente. Il lavaggio del cervello, subito negli anni
dalla famiglia, dalla scuola, dalla chiesa, da tutti coloro i quali avrebbero
dovuto educarmi alla vita e che mi avevano invece instillato un istinto di
morte, mi imponeva il silenzio. E il silenzio cadeva dentro me, che non
riuscivo a vivere e a tradurre in parole il mio sentire. Poi...è arrivato
l'amore. Ho seguito il sentiero luminoso, la stella della notte, la luce nel
buio, la fioca speranza. Non senza ostacoli, cadute, dolori e conflitti, tra
la morte fisica o psichica e la vita piena, sebbene contro ogni
"regola" e "morale", ho scelto la vita; tra la finzione di
una normalità che altri mi avevano cucito addosso e la precarietà
di una normalità non riconosciuta, non dichiarata, che mi vivifica e mi
restituisce a me stessa, ho scelto la seconda.
Il cammino è stato
arduo e determinante è stata l'identificazione, il riconoscermi e
ritrovarmi negli scritti, nelle azioni, nelle comunità lesbiche, in
quella moltitudine viva e vivificante di donne che, attraverso libri, dipinti,
spettacoli, articoli e opere varie, dà voce e occhi e mani a coloro che
si sentono ingabbiate, in trappola, senza via d'uscita. L'emozione della
lettura di storie di donne che si amano nei libri di Jeanette Winterson o della
Mazzucco, il mio primo film lesbico "Interno berlinese", i siti web
dedicati alle donne, gli articoli dei giornali che testimoniano "la
normalità della diversità", le lotte femministe; tutto
questo mi ha permesso di nascere, di esistere, ha dato voce ai miei sentimenti,
mi ha mostrato che è possibile vivere per quello che si è e non
per quello che gli altri vogliono che tu sia; mi ha mostrato una realtà
diversa da quella alienante nella quale ero vissuta. L'incontro/confronto con
la mia ragazza poi, il nostro amore, nato tra mille difficoltà, il
continuo rispecchiarci, il vedermi attraverso i suoi occhi, la sensazione di
unicità che lei riesce a darmi, l'emozione dei nostri corpi, la bellezza
e la poesia che ne deriva... solo una donna può
rendere ciò, poichè è donna-madre-dea-amante-sorella-amica,
mi ha restituita al mondo, mi ha permesso di partorirmi ancora, mi ha donato
quel soffio di vita che la grettezza, l'ignoranza e la violenza degli altri mi
avevano rubato.
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