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Identità e differenza

L'identificazione è il processo psichico naturale attraverso il quale sistruttura il sè.Siamo il risultato di vari momenti identificativi conpersone,situazioni ed esperienze, che incontriamo durante la crescita. E' una evoluzione continua che ci riporta a noi stessi e ci rafforza nel nostro essere e sentire.
Anche attraverso azioni elementari, quali preferire un libro piuttosto che un altro, o un disco invece di un altro, ci ritroviamo e riconosciamo.
Ma cosa accade quando niente ci parla di noi? Quando non ci rispecchiamo in niente? Vengo da un tipico paesino del Sud, dove la norma è ancora la famiglia patriarcale, dove per potersi esprimere liberamente è meglio trasferisi altrove e dove il "diverso" è vissuto come catalizzatore di scherno e derisione, come argomento e divertimento per movimentare la monotonia e la piattezza intellettuale che imperano sul posto.

Come ogni adolescente, a sedici anni avevo le idee confuse riguardo ai miei sentimenti e gusti sessuali: avevo l'amica del cuore, con la quale scambiavo l'anima, e flirt coi ragazzi, coi quali al massimo c'era uno scambio di "umori".
Segretamente coltivavo la fantasia di un amore al femminile e mi invaghivo di uno sguardo o di una carezza ricevuta per caso.
Mi sentivo completamente alla deriva.
Avevo un vago sentore, che l'unico modo per essere viva era seguire quel flusso di emozioni, ma il divieto imposto dagli altri e radicato in me, mi spingeva altrove. E altrove c'era solo il vuoto e il senso di inutilità. Ero sola, persa.
Tentativo di suicidio; pochi anni dopo l'analisi.
Convintami che l'unica strada da seguire fosse "fare la cosa giusta", mi sono fidanzata con un ragazzo, amandolo anche. Dopo il suo ennesimo tradimento, l'ho lasciato.
Ho lasciato la mia analista e ho lasciato che il mio cervello si spegnesse, in cerca di pace e quando non riuscivo, alcool e droghe.

Nel frattempo avevo comprato un computer e cominciavo a navigare in internet.
Timidamente, in punta di piedi e pronta a fuggire, entravo nelle chat per lesbiche e mi sbalordivo nel vedere tante donne esprimere il loro modo di essere, a volte tenero, a volte volgare, con semplicità, senza fronzoli, sentendosi pienamente in diritto.
Io non mi sentivo in diritto di niente. Il lavaggio del cervello, subito negli anni dalla famiglia, dalla scuola, dalla chiesa, da tutti coloro i quali avrebbero dovuto educarmi alla vita e che mi avevano invece instillato un istinto di morte, mi imponeva il silenzio.
E il silenzio cadeva dentro me, che non riuscivo a vivere e a tradurre in parole il mio sentire. Poi...è arrivato l'amore. Ho seguito il sentiero luminoso, la stella della notte, la luce nel buio, la fioca speranza.
Non senza ostacoli, cadute, dolori e conflitti, tra la morte fisica o psichica e la vita piena, sebbene contro ogni "regola" e "morale", ho scelto la vita; tra la finzione di una normalità che altri mi avevano cucito addosso e la precarietà di una normalità non riconosciuta, non dichiarata, che mi vivifica e mi restituisce a me stessa, ho scelto la seconda.

Il cammino è stato arduo e determinante è stata l'identificazione, il riconoscermi e ritrovarmi negli scritti, nelle azioni, nelle comunità lesbiche, in quella moltitudine viva e vivificante di donne che, attraverso libri, dipinti, spettacoli, articoli e opere varie, dà voce e occhi e mani a coloro che si sentono ingabbiate, in trappola, senza via d'uscita.
L'emozione della lettura di storie di donne che si amano nei libri di Jeanette Winterson o della Mazzucco, il mio primo film lesbico "Interno berlinese", i siti web dedicati alle donne, gli articoli dei giornali che testimoniano "la normalità della diversità", le lotte femministe; tutto questo mi ha permesso di nascere, di esistere, ha dato voce ai miei sentimenti, mi ha mostrato che è possibile vivere per quello che si è e non per quello che gli altri vogliono che tu sia; mi ha mostrato una realtà diversa da quella alienante nella quale ero vissuta.
L'incontro/confronto con la mia ragazza poi, il nostro amore, nato tra mille difficoltà, il continuo rispecchiarci, il vedermi attraverso i suoi occhi, la sensazione di unicità che lei riesce a darmi, l'emozione dei nostri corpi, la bellezza e la poesia che ne deriva... solo una donna può rendere ciò, poichè è donna-madre-dea-amante-sorella-amica, mi ha restituita al mondo, mi ha permesso di partorirmi ancora, mi ha donato quel soffio di vita che la grettezza, l'ignoranza e la violenza degli altri mi avevano rubato.


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