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Testimonianze_Nascere e vivere senza paura_a cura di P.Picasso

“ NASCERE E VIVERE SENZA PAURA”
Intervista al dottor Frédérick Leboyer


In questo terrificante periodo che tutti noi stiamo vivendo con impotenza e oserei dire senza speranza, dove innocenti periscono e interessi prettamente materiali prevalgono e prevaricano ogni diritto alla vita.....i miei amici hanno suggerito questo breve estratto dal libro di Paola Giovetti : "INDACO - bambini indaco realtà del terzo millennio" Ed. Mediterranee
Nella speranza rinata in me dopo questa lettura, mi auguro che i lettori possano trarre nuova fede in ciò che potrà avvenire con l'evento della nuova generazione preposta al risanamento spirituale della terra.

Piera




A conclusione di questa seconda parte del libro, e in preparazione della terza, riporto un’intervista
al medico francese Frédérick Leboyer, l’apostolo della “nascita non violenta “.

Leboyer, che ha aiutato migliaia di bambini a venire al mondo, è stato uno straordinario precursore e nel suo libro Per una nascita senza violenza, edito alla fine degli anni Settanta, ha detto cose che in parte attendono ancora di essere messe in pratica, benché ne sia stata ampiamente dimostrata la validità: cose che aiutano a trasformare l'inizio della vita in un momento armonico e dolce, capace di influire positivamente sul successivo percorso del neonato.
Oggi molti parlano del “metodo Leboyer”, ma gli ospedali dove questo metodo viene applicato sono ancora rari e i bambini continuano a nascere nella luce accecante e nel frastuono. Appena nati subiscono spesso un trattamento violento: taglio immediato del cordone ombelicale, che produce qualche attimo di anossia, poi i piccoli vengono afferrati per i piedi e tenuti a testa in giù, schiaffeggiati perché urlino, lavati, vestiti.

Le intuizioni di Leboyer fanno invece capire come una nascita “senza paura” possa costituire l'inizio giusto per una vita ugualmente senza paura, ricca di pace interiore e di una “confidenziale amicizia con se stessi e col mondo”, e di conseguenza la miglior premessa per la società del Terzo Millennio.

D - Qual è la cosa più importante che le madri e chi le aiuta nel parto dovrebbero sapere?
R - La cosa fondamentale che ho sempre voluto far capire è che il bambino che viene al mondo, il neonato, non è un oggetto, non è qualcosa di vuoto, non è tabula rasa: no, è una persona, è qualcuno, e questo qualcuno deve essere trattato con rispetto e non manipolato, ignorato nella sua personalità.
Si pensa che il neonato non veda, non senta, che abbia un'attività semplicemente animale: non è vero! Quando si guarda con attenzione un neonato, quando ci si immerge nel suo sguardo, si scopre che è una creatura completamente cosciente di quello che le capita, terrorizzata dall'immensità della sua avventura perché non la capisce. Bastano poche cose, fatte soprattutto di rispetto, per togliere al neonato la paura e infondergli sicurezza e fiducia.

D - Quali?
R - Far si che il parto avvenga nella penombra e nel silenzio, perché nel ventre materno il bambino era abituato al buio e ai rumori attutiti; deporre il bambino appena nato sul ventre stesso della mamma, il più adatto ad accoglierlo; accarezzarlo in modo dolce e sicuro, massaggiarlo; rinviare di qualche minuto il taglio del cordone ombelicale per dare modo ai polmoni di abituarsi a respirare; immergere il piccolo in acqua tiepida per fargli ritrovare l'elemento in cui è vissuto finora. Non occorre molto. Il mio libro, quello in cui narro queste cose, non è un testo di medicina, fisiologica o psicologia; è soprattutto il racconto di una scoperta.

D - Come potrebbe descrivere questa scoperta?
R - In questo modo: per tutta la vita noi abbiamo paura e mettiamo in atto tutti i trucchi possibili per proteggerci da questa paura, che è paura di perdere il marito, di perdere i figli, di perdere la propria fortuna. Da dove viene questa paura? E' quella che abbiamo vissuto nell'istante della nascita e che non riusciamo a dimenticare. La nascita è la catastrofe originale, la cacciata dal paradiso, perché il paradiso è il ventre materno. In fondo il mio scopo ultimo è spiegare che è possibile vivere senza paura.

D - In che modo?
R - Facendo si che la paura che viviamo alla nascita sia immediatamente calmata, cancellata. Per cancellarla bisogna dare al bambino un amore infinito, e naturalmente è la madre che glielo deve dare. Allora il bambino capisce: tu non mi hai cacciato, tu mi ami ancora! E' il dramma della separazione, è il terrore del bambino di essere stato cacciato dalla madre. E', si potrebbe dire, un colloquio tra amanti. Se da quel primo momento la madre sa far capire al suo bambino che non l'ha cacciato, che l'ama ancora, con la sola differenza che lui ora non è più dentro di lei, ma fuori di lei, ecco che la nascita e la vita vengono accettate senza paura.

D - Non dovrebbero esserci difficoltà a far capire queste cose alle madri.....
R - A loro no, sono i medici che non le capiscono. Ma le donne, le madri capiscono: loro si intendono col loro bambino appena nato non con le parole, ma con altri mezzi, forse con quella che viene chiamata percezione extrasensoriale. Tra madre e figlio questo può avvenire: si conoscono casi di madri che sentono quello che avviene al figlio a duemila chilometri di distanza: come si spiega questo? Non si spiega, però avviene. E' l'amore che crea questa possibilità di comunicazione, che non avviene attraverso i sensi o il cervello, ma attraverso il cuore. Il bambino ha con la madre questa comunicazione quasi magica, che supera il piano naturale e continua nel corso della vita: non c'è mai separazione totale.

D - In realtà tra madre e figlio il cordone ombelicale non si spezza mai del tutto.....
R - Attenzione però: bisogna avere il coraggio di tagliare il cordone, bisogna creare col figlio una relazione non di tipo possessivo, ma alla pari. E' questo che ho cercato di fare spiegando certe cose sulla nascita: bisogna dare al bambino la possibilità di essere se stesso. Il bambino che nasce nel mondo che ho indicato ha l'amore negli occhi e comincia a destarsi dal suo incubo: se in quel momento incontra veramente sua madre, l'incontro avviene su un piano di uguaglianza e la relazione può essere alla pari. Questo richiede alla donna un sacrificio: il coraggio di far nascere suo figlio per la seconda volta. Deve dirgli: ti lascio andare, tu non sei più me, non sei più un oggetto mio, tu appartieni a te stesso. In questo modo la relazione tra i due diventa qualcosa di veramente speciale.

D - Lei ha scoperto tutto questo durante la sua esperienza di medico?
R - No. Ho scoperto queste cose attraverso il contatto con l'India e anche attraverso la mia personale psicoanalisi. La psicoanalisi è un cammino verso la propria infanzia: si risale il fiume della vita per cercare di tornare alla sorgente. E' un pellegrinaggio interiore alla ricerca delle sofferenze che abbiamo vissuto da bambini. Quando un bambino manca d'amore, ha talmente sofferto che qualcosa si è spento in lui, ed è rivivendo queste sofferenze, che sono sempre sofferenze di amore tradito, che si apre la porta della conoscenza.
Io ho lasciato la medicina da molti anni e mi considero uomo di lettere, scrittore. E anche quando facevo il medico è stato solo cercando di dimenticare gli aspetti tecnici della medicina per guardare il bambino con occhi nuovi che poco per volta ho cominciato a intuire la sua sofferenza. La medicina non potrà mai comprendere queste cose perché essa oggi è soprattutto una tecnica: io non voglio certo negare valore a questa tecnica, però adesso mi occupo di cose del tutto diverse che cerco di spiegare attraverso i miei libri, che considero un dono alla donna, alla madre.
Al giorno d'oggi ogni donna fa una preparazione al parto, che però è di tipo soltanto tecnico perché si attribuisce carattere di serietà unicamente alla conoscenza scientifica. Questo però non è vero: esiste un altro modo di conoscenza, quella poetica, intuitiva, che viene dal cuore ed è la più vera. Questa conoscenza fa si che la madre in attesa di un bambino sia in grado di sapere, di intuire, di mettersi in contatto con la sua creatura.

D - Ma la donna ha fin dall’inizio un rapporto diretto col bambino che porta in grembo.....
R - Non sempre. Troppo spesso le donne incinte ignorano completamente questa creatura che viene a turbare la loro vita, la loro carriera, la loro ambizione, il loro io. Durante la gravidanza, specie all'inizio, c'è spesso una battaglia tra l'io della donna e questo essere che si sviluppa in lei. Ed è solo quando la battaglia è perduta che è vinta: cioè la donna in qualche modo perde la battaglia contro quest'estraneo che viene a visitarla, che è il più forte e che infine la mette in contatto con un'altra dimensione.
Attraverso questo bambino la donna ritrova il contatto con l'universale, fa l'esperienza del divino, dell'infinito. E' un miracolo. Io ripeto alla donna che durante la gravidanza la sola cosa che deve fare è mettersi in contatto col suo essere profondo per ritrovare la sorgente d'amore che è in lei.

D - Lei cioè vuol far si che la donna capisca fino in fondo la cosa straordinaria che sta vivendo quando è incinta.
R - Certo. La gravidanza è uno stato di grazia e la donna non deve farsene distogliere dalle apprensioni e dalle paure degli uomini, dei medici. Loro,gli uomini, parlano il linguaggio della ragione perché non possono entrare in questo fiume, ma solo stare sulle rive ad attendere. Io sono il più femminista dei femministi e ripeto alla donna che non deve lasciarsi spaventare da niente: ella vive in uno stato di sicurezza assoluta in cui nessun evento può toccarla: è sotto la protezione dell'angelo custode, e l'angelo custode è questo bambino che porta dentro di sé.

D - Come sono i figli attesi e messi al mondo nel modo da lei indicato?
R - Le donne che hanno avuto dei bambini così, dicono che sono bambini straordinari: e lo sono in quanto liberi dalla paura. Hanno una specie di tranquillità, di sicurezza, di pace interiore che non può essere definita altro che assenza totale di paura: una sorta di confidente amicizia col mondo e con se stessi. Ma c'è dellaltro.....

D - Che cosa?
R - Una cosa che credo di aver capito grazie alla religione e alla filosofia indiana: la paura della nascita e la paura della morte sono la stessa paura. La paura che il bambino vive alla propria nascita è forse la paura che ha vissuto morendo nella vita precedente. Io credo nella reincarnazione, nella ruota delle esistenze. La nascita in fondo è come la morte. Se si muore da una parte, si dice: esce, muore. Ma dall'altra parte forse si dice: entra, nasce. La paura però è la stessa, perché non si sa dove si và. E' un cambiamento di livello, un mutamento di coscienza. E io sono arrivato a pensare che se l'uomo potesse nascere libero dalla paura, forse potrebbe andare senza paura anche incontro alla morte.

IL PUNTO DI VISTA ESOTERICO
Perché nascono i bambini indaco?

E' perfettamente possibile che dietro la percezione
Dei nostri sensi si nascondano mondi a noi ignoti.

Albert Einstein


Abbiamo fin qui riportato esperienze, riflessioni e proposte di carattere familiare, sociologico, pedagogico, terapeutico a proposito dei bambini del Terzo Millennio, riferendoci non solo a quelli che vengono chiamati bambini indaco, ma a tutti i bambini di oggi, affinché ad ognuno sia dedicata la doverosa attenzione da parte di genitori, familiari, educatori, per aiutarli a divenire uomini e donne in grado di contribuire efficacemente a superare le crisi e le difficoltà nelle quali la società attuale si dibatte.
Veniamo ora più specificamente a quei particolarissimi bambini chiamati bambini indaco dei quali nelle prime pagine di questo libro abbiamo segnalato la caratteristiche e a certe insolite, eccezionali esperienze che in anni recenti sono state rese note.
Gli esperti che hanno studiato il fenomeno (soprattutto negli Stati Uniti e nei Paesi anglosassoni) ritengono che i bambini indaco abbiano cominciato a venire al mondo a partire dall'inizio degli anni Ottanta. La psicologa americana Doreen Vertue ritiene che il loro arrivo sia stato preceduto di un paio di decenni da quello di un gruppo di “esploratori”, venuti per studiare la situazione e preparare il terreno ad una più consistente presenza di “nuovi bambini”.
Le personalità indaco sono dunque esistite anche in passato ed è possibile che qualche persona non più giovanissima si riconosca nella descrizione fornita nei capitoli precedenti: individui che hanno avuto difficoltà ad adattarsi alla società in cui vivevano e che non di rado erano stati considerati dai genitori ed educatori bambini difficili, ribelli, disadattati. Coloro che sono riusciti a superare questa fase sono divenuti persone in grado di offrire un sostanziale contributo positivo alla società.

I bambini indaco sono qui per cambiare i nostri sistemi politici, educativi, nutrizionali, familiari e così via “, dice ancora Doreen Verte. Essi avrebbero cioè un compito da svolgere, una ben precisa missione: sta a noi metterli nella condizione di realizzarla.
Tale compito, in base a una visione esoterica, potrebbe essere stato scelto consapevolmente prima di nascere. E qui ci imbattiamo di nuovo nel tema “reincarnazione”, al quale avevamo già accennato in precedenza a proposito della psicoterapeuta Nancy Ann Tappe, colei che negli anni Ottanta mise a punto la classificazione delle personalità attraverso i colori .

Prima della vita


Intervistata da Jan Tober per il suo libro The Indigo Children, la signora Tappe si è espressa molto chiaramente a proposito della nascita dei bambini indaco. Ecco alcune delle sue risposte:
D - Lei pensa che questi bambini indaco siano qui per la prima volta?
R - Alcuni di loro si. Ce ne sono alcuni, credo che vengano da un altro pianeta: sono quelli che chiamo “interdimensionali”. Invece gli artisti, i concettuali e gli umanisti sono già stati tutti qui e hanno attraversato il sistema dei colori.

D - Vengono con un karma?
R - Si non sono liberi dal karma. Se si studiano i bambini indaco tra la nascita e i due tre anni, ci si rende conto che ricordano altre vite.

Nancy Ann Tappe racconta poi del suo nipotino Colin, che a neppure tre anni diceva che lui “prima” viveva in un paese che si chiamava Magog e che la sua attuale mamma non era a quel tempo la sua mamma ma un'amica.
Come può un bambino di quell'età trovare il nome Mogog e ipotizzare che la mamma non è la mamma? Si chiede la psicoterapeuta, che riferisce poi altri casi di bambini che avevano ricordato altre vite.

Va detto che i casi citati dalla psicoterapeuta americana non sono gli unici che si conoscono: nella ricerca di prove a sostegno dell'antichissima dottrina della reincarnazione gli studiosi ne hanno infatti trovati e analizzati un numero molto alto.
Il concetto di reincarnazione fa parte integrante del patrimonio religioso di centinaia di milioni di persone, specialmente in Oriente: le religioni orientali, in particolare induismo e buddhismo, affermano infatti che “si prende di nuovo carne” per fare esperienze utili a crescere, purificarsi, evolversi. Le varie vite sarebbero paragonabili alle diverse classi di una scuola, dall'asilo fino all'Università.

Nella Bhagavad-Gita, il testo sacro dell'India, troviamo una descrizione sintetica e precisissima della dottrina delle molte vite: “Come si abbandonano gli abiti vecchi per indossare dei nuovi, così l'anima lascia i corpi usati per rivestirne dei nuovi.....”.

Ma alla reincarnazione si è creduto e si crede anche in Occidente. Dall'India infatti tale credenza passò in altri paesi.
L'accettarono Empedocle, Pitagora, Platone e i neopitagorici e in seguito Giordano Bruno, Campanella e Leibniz. Molti personaggi famosi ne furono affascinati, tra questi J.W. von Goethe, Leone Tolstoj, e il musicista Gustav Mahler al quale dobbiamo queste belle parole riportate dal suo biografo Richard Spechi :
Tutti, tutti ritorniamo; è questa certezza cha da senso alla vita, e non importa affatto se in un'incarnazione successiva riusciremo o no a ricordare la vita precedente. Ciò che conta non è l'individuo e la sua consolazione, ma la grande aspirazione alla perfezione e alla purezza che continua a vivere in ogni incarnazione.....”.

Da tempo sul fronte scientifico vengono compiute ricerche per cercare di raccogliere indizi a favore della dottrina della reincarnazione: gli studi sistematici in questo campo sono stati avviati alcuni decenni fa dal professor Jan Stevenson, docente di Psichiatria all'Università della Virginia.
Il suo punto di partenza non fu la religione, ma l'interesse professionale: come psichiatra voleva infatti cercare di capire il perché di certe inspiegabili paure e fobie dei bambini piccoli, di certi talenti innati e inusitati in famiglia; voleva spiegarsi il motivo delle simpatie e antipatie che a volte i piccoli rivelano fin dalla più tenera età.
Studiando questi bambini, Stevenson si accorse che, oltre a mostrare fobie o attitudini particolari, essi a volte ricordavano cose che non avrebbero dovuto sapere e parlavano di vicende di vita diversa da quelle attuali e anche di tipi di morte che spiegavano e giustificavano quelle paure e quelle fobie: tutto corrispondeva a quanto i bambini ricordavano delle loro presunte “ vite precedenti “

Da oltre trent’anni il professor Stevenson, che ha molti collaboratori in tutto il mondo che gli segnalano i casi, viaggia studiando con metodo attento i bambini che ricordano. Interroga infatti loro, i loro genitori e i vicini, effettua indagini sul campo, mette a confronto diretto i bambini in questione con le persone e i luoghi che dicono di ricordare, e le conferme sono tante : la casistica finora raccolta è di migliaia di casi.
Essa mostra come caratteri, gusti, tendenze, abilità della vita precedente non di rado si trasmettono a quella attuale, allo stesso modo di paure e fobie. Per esempio una ragazzina dello Sri Lanka che aveva manifestato fin dalla più tenera età paura dell'acqua e degli autocarri ricordava un'altra vita: quella di una ragazzina che era annegata in un campo inondato dove era finita per evitare un autocarro che passava troppo velocemente per una strada stretta.
Altri bambini reclamano cose che alla loro età non dovrebbero apprezzare, come alcool, tabacco e droghe, che invece – a quanto affermano – avevano fatto parte delle abitudini quotidiane della vita precedente di cui conservano ricordi; altri ancora allo stesso modo dimostrano attitudini non apprese e sono in grado fin da piccolissimi di azionare motori e utensili che, a loro dire, erano loro appartenuti nella vita precedente. I ricordi affiorano quando i bambini cominciano a parlare, verso i due-tre anni, e tendono a svanire, specialmente se non vengono coltivati, prima dei dieci anni.

Il professor Stevenson ritiene che questi casi, di cui in questa sede non abbiamo potuto fornire che qualche cenno e per i quali rimandiamo gli interessati alla letteratura specializzata, parlino a favore della dottrina della reincarnazione pur senza arrivare a dimostrarla in maniera definitiva. Egli fa notare anche come l'ipotesi della reincarnazione integri e completi i due elementi che in Occidente sono ritenuti i soli responsabili del carattere di una persona, ovvero ereditarietà genetica e ambiente.

I bambini prodigio


Alla dottrina della reincarnazione rimanda anche il fenomeno dei bambini prodigio : una casistica che non ha finora trovato spiegazioni adeguate. Il tema è stato trattato ampiamente da Amedeo Rotondi di Roma, mancato da qualche anno, studioso della fenomenologia paranormale, esoterista e uomo di grande spiritualità.
Nel suo libro Reincarnazione Rotondi (che in genere si firmava “Voldben”, dalle iniziali di volontari del bene”) espone una casistica notevole, sia in campo artistico che scientifico, sia nel passato che nel presente. Per citare qualche esempio : il famoso commediografo spagnolo Lope de Vega traduceva a cinque anni in latino e in greco. Non sapeva ancora né leggere né scrivere, ma se gli leggevano un brano lui lo traduceva immediatamente in quelle due lingue che non aveva mai studiato.
Blaise Pascal aveva appena undici anni quando scrisse il suo Trattato di acustica. A dieci Giotto era così abile nel disegno, che nessuno gli aveva insegnato, da stupire il già famoso Cimabue, che lo volle come allievo; ed è noto che in brevissimo tempo l'allievo superò il maestro. E in tempi a noi più vicini Gustave Doré, il celebre illustratore della Divina Commedia, a sette anni ricopriva le pareti di casa di ritratti e caricature di amici e parenti e illustrava con gran maestria le fiabe che gli narravano.
Michelangelo a soli otto anni conosceva così bene la tecnica pittorica che il suo maestro, il Ghirlandaio, confessò che non aveva più niente da insegnarli. Un caso noto a tutti è quello di Wolfgang Amadeus Mozart, che a sei anni stupì Bach per la bravura con cui suonava organo e clavicembalo e componeva musica.

Anche ai giorni nostri si conoscono casi di grande interesse : per esempio nel 1974 fu presentato allo Zecchino d'oro un bambino di sei anni di nome Enrico Pagnoni, precocissimo esecutore e compositore di musica, che suonò una composizione dimostrando assoluta disinvoltura e padronanza. A suonare e comporre aveva imparato da solo: un giorno qualcuno aveva portato nella bottega del padre, che era falegname, un vecchio pianoforte da riparare. Affascinato, il bambino che aveva allora quattro anni lasciò da parte i suoi giochi, si arrampicò su uno sgabello, sollevò il coperchio e cominciò a toccare i tasti facendovi scorrere sopra la manine: era come se riscoprisse qualcosa che un tempo era stato suo.
Enrico cominciò a prendere lezioni di pianoforte solo dopo la partecipazione alla trasmissione televisiva.
Un altro esempio musicale: una bambina romana nata nel 1944, Giannella De Marco, a cinque anni diresse l'orchestra sinfonica di Santa Lucia ottenendo un enorme successo. Nello stesso anno diresse in nove trionfali concerti l'orchestra filarmonica di Barcellona, la Filarmonica di Madrid e altre prestigiose orchestre spagnole. Scritturata in America del Sud, diresse decine di concerti a Buenos Aires, San Paolo, Belo Horizonte, Rio de Janeiro. All'inizio la gente credeva che fosse una trovata pubblicitaria, ma poi doveva constatare che la bambina era un grande direttore d'orchestra.
Ancora: la piccola poetessa Francese Minou Drouet fu portata a otto anni a Parigi perché gli esperti potessero studiarla. E lei li stupì improvvisando poesie bellissime su ciò che vedeva nella capitale.
Anche il mondo dello sport ha i suoi bambini prodigio: Annie Guenot all'età di due anni divenne campionessa mondiale dei 25 e dei 50 metri a nuoto con partenza a tuffo; e Barbara Gordon è stata a cinque anni la più giovane paracadutista del mondo.

A quanto risulta, il fenomeno dei bambini prodigio si riscontra in tutti gli ambiti del sapere. A giudizio di Amedeo Rotondi, i bambini prodigio sono eccezioni, “ illuminazioni necessarie perché gli uomini capiscano, allo stesso modo dei vulcani, che sono formazioni rare che tuttavia consentono di sapere cosa c'è sotto la crosta terrestre. Allo stesso modo i bambini prodigio fanno capire la realtà della grande legge della reincarnazione”.

Rotondi spiegava che l'aspetto eccezionale dei bambini prodigio non è tanto la qualità delle doti che manifestano, quanto la loro precocità. I bambini prodigio infatti presentano a pochi anni capacità che normalmente si rivelano in età adulta. Se le stesse capacità si rivelassero a trent'anni, non desterebbero nessuna meraviglia. Non è quindi questione di intelligenza superiore, tant'è vero che poi diventano persone comuni ( con alcune eccezioni, per esempio Mozart), ma di doti che emergono molto in anticipo rispetto alla norma.
A giudizio di Rotondi, nel caso dei bambini prodigio abbiamo a che fare con personalità che conclusero la loro vita in maniera improvvisa e forse traumatica, e che quindi sentono la necessità di reincarnarsi per portare a termine l'esperienza interrotta.

Se il fenomeno dei bambini prodigio sembra avere lo scopo di fornire indizi concreti a sostegno della dottrina della reincarnazione, quello dei bambini indaco pare indicare un grande progetto che ha a che fare con la vita della terra : certi ricercatori ipotizzano infatti che la loro venuta corrisponda a un ben preciso programma teso a dare una spinta evolutiva al pianeta, che versa innegabilmente in una situazione critica. Essi sono “inviati dal cielo” e noi dobbiamo essere pronti a prestare loro ascolto e attenzione. Arrivano motivati, agguerriti, con una coscienza più predisposta della nostra ad affrontare l'attuale realtà e sta a noi creare le condizioni più adatte per metterli in condizione di svolgere il loro compito.
Questa prospettiva è messa in evidenza dal caso “Kryon”.

Kryon:il maestro del magnetismo


Sul fenomeno dei bambini indaco in generale si è espresso Kryon, “un essere spirituale altissimo, un maestro del magnetismo che per amore si è posto al servizio della terra e dell'umanità. Un'entità angelica che custodisce e accompagna la nuova era”.

Kryon è “canalizzato” dal medium americano Lee Carroll, che era talmente digiuno di medianità e problemi connessi quando nel 1989 ebbe inizio il contatto; da allora ha scritto nove libri di messaggi e insegnamenti. E' canalizzato inoltre da David Brown (Sudafrica), col quale affronta prevalentemente tematiche legate alla pace e alla convivenza tra i popoli e, da poco tempo, dall'italiano Angelo Picco Basilari, terapeuta di medicina naturale, i cui messaggi sono di carattere filosofico e spirituale.
Kryon avrebbe il compito di aiutare l'umanità ad evolversi verso un'energia superiore, a compiere cioè un salto evolutivo. Dalla fine degli anni Ottanta Kryon lavorerebbe alla griglia magnetica del pianeta Terra per aumentarne la frequenza vibratoria.

In base a Kryon, le personalità indaco fanno parte di questo grande progetto evolutivo dell'umanità. Esse dispongono di una vibrazione superiore nonché di un imprinting modificato e di uno specifico equipaggiamento biologico in grado di affrontare l'inquinamento del pianeta che l'uomo ha prodotto.
Coloro che muoiono (nel linguaggio di Kryon: “lasciano il pianeta”) adesso, sarebbero messi in condizione di tornare subito sulla terra come bambini indaco per collaborare a creare la nuova condizione del pianeta. Il loro arrivo avrebbe avuto inizio negli anni Settanta; a partire dal 1998 addirittura l'80 per cento dei nuovi nati sarebbe indaco. Ecco come Kryon, rivolgendosi all'umanità di oggi, esprime tutto questo:
“Questi individui sono nuove espressioni dotate dell'equipaggiamento che voi non avete avuto e precisamente:
    1. una vibrazione più elevata
    2. un imprinting che annulla certi attributi astrologici che abitualmente influiscono su tutti gli umani
    3.uno specifico equipaggiamento biologico che permette loro di elaborare meglio le impurità planetarie create dagli uomini.
Questi individui hanno ereditato ciò che voi avete contribuito a creare ( un imprinting modificato). Gli abitanti del pianeta che se ne andranno durante questo periodo potranno ritornare immediatamente in questa nuova condizione per aiutare il pianeta nella nuova era di potere....
La ragione per cui così tanti dovranno lasciare il pianeta in questo periodo è proprio per poter ritornare come bambini indaco!”

Kryon espone un progetto generale; vediamo ora alcune singole esperienze di vita, tutte in qualche modo legate all'ipotesi della reincarnazione. Le riporto senza commenti, invitando il lettore ad accoglierle con cuore aperto e senza prevenzioni.

“Io vengo dal sole”


Flavio Capobianco è un ragazzo argentino,bruno, occhi profondi. I genitori si sono resi subito conto che il loro bambino era particolare, e hanno sempre raccolto e conservato con cura tutto quello che diceva e disegnava. Ne è uscito un libro intitolato Io vengo dal sole, dal quale ricavi le informazioni essenziali.
Già subito dopo il concepimento, le sensazioni della madre furono particolari: “Fu come un'esplosione di luce che m'inondò”. Sensazione che rimase per tutto il tempo della gravidanza.

A sei anni Flavio disse ai suoi genitori:
“Ricordo meglio il tempo prima della mia nascita che i primi tre anni della mia vita. Posso vedere la mia vita prima della nascita da ogni angolatura, il mio sguardo è senza confini perché non vedo con gli occhi fisici. Sono su questo pianeta, che è molto denso, per la prima volta.....
Ricordo centinaia di sfere luminose prima di nascere sulla terra. Tutto ciò che vive è una sfera luminosa....due di queste sfere erano luminosissime e ora so che i loro colori erano verde e violetto: i miei genitori. So che devo andare e mi sento sempre più attratto. Poi viene un tunnel luminoso, tutto intorno è buio. Quando entro, mi sento come imprigionato”.

E ancora:”La mia nascita in questo mondo assomiglia alla morte dell'essere umano. Si entra in una dimensione sconosciuta.....La mia vita fisica inizia quando penetro dentro mia madre. Cerco il suo spirito, perché è la parte più sottile con cui posso entrare in contatto. E di là sorveglio la formazione del mio corpo. Dopo la nascita resto ancora collegato con mia madre, sebbene il mio corpo si sia separato da lei”.

La madre raccontò in seguito di aver vissuto la gravidanza in modo molto particolare, forse perché Flavio cercava di percepire il mondo attraverso di lei.
Flavio ha un fratello maggiore, Marcus, del quale ha detto: “ Marcus è già vissuto più volte su questo pianeta. Ha molta energia e deve lavorare col colore rosso. Noi siamo legati, Marcus è nato prima di me per spianarmi la via con la sua forza”.

Quando aveva cinque anni il padre gli raccontò un'antica leggenda che dice che prima della nascita i bambini stanno insieme a esseri divini, ma nel momento della nascita viene un angelo che li bacia sulle labbra e le sigilla. Si chiama “angelo della dimenticanza”. Per questo gli esseri umani non ricordano nulla e devono imparare tutto di nuovo.
Allora Flavio disse: “Si, è vero. Ma io stavo ben attento e quando venne l'angelo spostai la testa e lui mi sfiorò appena. Per questo ricordo. E' triste dimenticare tutto. Ora però nascono sempre più bambini che portano con sé il ricordo di Dio. La cosa più difficile non è ricordare, ma esprimerlo in parole”.

A otto anni Flavio torna sul tema:

“ Ora nascono bambini nuovi. Sono esseri diversi, anche se esteriormente sono uguali. Io sono soltanto uno di loro, uno dei primi. L'umanità cambia. Il collegamento con il mondo spirituale è molto più aperto. Al giorno d'oggi tutti i bambini possono restare in contatto con il loro nucleo, con il loro vero io. I bambini piccoli piangono perché è molto difficile vivere su questo pianeta. Un neonato cerca di farsi capire telepaticamente, ma per lo più non funziona perché qui tutto è molto denso. Un bambino vede tutto, il bene e il male, il vero e il falso”.

Ancora:” Il neonato ha paura, è prigioniero nel corpo. Per questo si lega subito alle persone che si curano di lui. Trasferisce ai genitori il ruolo degli esseri spirituali con cui era precedentemente in contatto. Se i genitori credono soltanto alle cose materiali, i bambini finiscono per interessarsi sempre più all'essenza fisica.
Crescendo, i bambini perdono sempre più il collegamento con la loro origine....Per poter aiutare i bambini, bisogna aiutare gli adulti. Se i genitori sono aperti, si occuperanno dei loro bambini senza instillare loro le proprie idee, le proprie concezioni. E' importantissimo lasciar loro uno spazio libero, dar loro tempo, lasciarli pensare e parlare. E' importante parlar loro di Dio, del mondo spirituale, senza però pretendere di avere in mano la verità.
Così facendo si ostacolerebbe la loro evoluzione, si bloccherebbero le loro onde mentali. Sarebbe come usare solo in piccola parte le possibilità di un computer. Se i bambini vengono programmati, hanno poi grandi difficoltà ad aprirsi di nuovo. Molti impiegano una vita a farlo, senza riuscirci del tutto.
Il rapporto con i mondi superiori l'hanno soltanto da bambini e talvolta lo ritrovano prima di morire. Cercano la felicità esteriore, perché hanno perduto quella interiore....”.

A sei anni Flavio cominciò a parlare della sua missione:
“ Io vengo dal centro del sole per svolgere un compito. La terra è un pianeta molto difficile perché ha molta materia e poco spirito. I bambini che nascono adesso vengono da una scuola molto progredita. Questi nuovi esseri devono operare affinché la terra non subisca una trasformazione troppo radicale. Insieme noi creeremo buone vibrazioni”.

Ancora: “Io non vengo da solo dal mondo spirituale, vengo insieme a un gruppo di anime con le quali condivideremo la vita sulla terra”.

Grande consapevolezza quindi, e grande maturità, ben superiore a quella normale per quell'età. E chiaro il riferimento al progetto che coinvolge un gran numero di anime.

Flavio sta crescendo e il futuro ci dirà quanto dei grandi ideali espressi nell'infanzia avrà potuto realizzare.



a cura di Piera Picasso
http://digilander.iol.it/picasso2002

Di Piera proponiamo anche:

- "Vi racconto la mia morte"

- "Il Vangelo secondo gli spiriti"

- Libertà,
Tratto dal primo volume di "Scintille dall'infinito"

- Brani da "La crisi della morte" di Ernesto Bozzano

- "Scritti medianici del Dott. Karl Nowotny"

- "Le esperienze dell'anima"

- "I messaggi di Roland"
Le tavolette d'Oro di Roland de Jouvenel

- "La vita oltre la vita"

- "L'evento" (1)


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