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di Saverio Aversa
Paul Ciaccio ha 24 anni, è romano ma vive a Barcellona
con il suo compagno.
Il 15 ottobre dell'anno scorso viene assunto, con contratto a tempo
indeterminato, dal settore commerciale dell'Alitalia presso gli uffici
della città spagnola. Subito viene "preso di mira" dal suo caporeparto
che indaga sulla sua vita privata e sul suo orientamento sessuale.
Il dirigente insiste nel voler conoscere "la ragazza" di Paul e quando
viene informato che il giovane dipendente ha un partner maschile non
esita ad esprimere la sua disapprovazione e il suo pregiudizio. Iniziano
così una lunga serie di offese e di pressioni psicologiche, vere e
proprie azioni di mobbing che impediscono a Paul di svolgere serenamente
il proprio lavoro: lo si dileggia e sbeffeggia per come si muove,
per come veste, per la dermatite seborroica che ha sul viso ("La tua
faccia sembra un formaggio scaduto!"), per i braccialetti che porta
ai polsi, ecc. Gli viene chiesto di rimanere a lavorare oltre l'orario
senza la corresponsione degli straordinari e, quando il giovane decide
di non soddisfare più questa richiesta, la sua situazione si fa ancora
più difficile.
Il 30 luglio di quest'anno
viene licenziato in tronco senza nessun preavviso, come unica giustificazione
una pretestuosa "scarsa produttività". Paul si rivolge al sindacato
locale e fa vertenza all'Alitalia. L'episodio interessa la stampa
e l'opinione pubblica spagnola che solo pochi anni prima era stata
turbata da una discutibile campagna pubblicitaria Alitalia che riguardava
i voli per la Thailandia, nota meta del turismo sessuale pedofilo.
Lo slogan usato era "Andiamo a farci un involtino primavera": in spagnolo
con "farsi un involtino" si intende anche avere un rapporto sessuale
e con "primavera" si poteva cogliere un'allusione alla giovanissima
età dei prostituti bambini.
Il 6 novembre si tiene il processo, le testimonianze presentate dall'azienda
risultano false e il giudice, facendo preciso riferimento ad una discriminazione
sessuale, dichiara inesistenti le motivazioni addotte per il licenziamento
e intima all'Alitalia di riassumere Paul Ciaccio. Mercoledì 4 dicembre
Paul è ritornato al lavoro, nello stesso ufficio e con lo stesso caporeparto,
forte della convinzione di essere nel giusto e che bisogna sempre
denunciare le aziende che discriminano i dipendenti.
Nel frattempo la filiale iberica della nostra compagnia di bandiera,
azienda a partecipazione statale, ha fatto ricorso contro la decisione
del giudice.
Abbiamo contattato la sede centrale dell'Alitalia ma abbiamo avuto
soltanto una risposta vaga e infastidita da parte di un dirigente
che si occupa dei rapporti con il sindacato. Più volte abbiamo chiamato
l'ufficio per le relazioni esterne ma, nonostante l'assicurazione
che il responsabile ci avrebbe richiamati, non abbiamo potuto neppure
esporre l'episodio.
Ci ha invece risposto un esponente del Sulta, il sindacato dei lavoratori
del trasporto aereo: "Fortunatamente, almeno negli aeroporti italiani,
tra i dipendenti Alitalia non mi risultano episodi di mobbing e tanto
meno di discriminazione nei confronti di persone omosessuali. Il partner
dello stesso sesso, purchè sia convivente, usufruisce delle stesse
agevolazioni del coniuge di sesso diverso. Siamo vicini al collega
Ciaccio e lo invitiamo a segnalare puntualmente anche il più piccolo
sgarbo possa ricevere in futuro, sarà utile per fronteggiare il ricorso
dell'azienda".
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dello stesso autore:
Saverio Aversa reinventa Milani La storia di un ragazzo di nome Giulia
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