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RassegnaStampa>>Sei_gay?>>di S.Aversa>>11dic02

SEI GAY? NON MI PIACI E TI LICENZIO



di Saverio Aversa



Paul Ciaccio ha 24 anni, è romano ma vive a Barcellona con il suo compagno.
Il 15 ottobre dell'anno scorso viene assunto, con contratto a tempo indeterminato, dal settore commerciale dell'Alitalia presso gli uffici della città spagnola. Subito viene "preso di mira" dal suo caporeparto che indaga sulla sua vita privata e sul suo orientamento sessuale. Il dirigente insiste nel voler conoscere "la ragazza" di Paul e quando viene informato che il giovane dipendente ha un partner maschile non esita ad esprimere la sua disapprovazione e il suo pregiudizio. Iniziano così una lunga serie di offese e di pressioni psicologiche, vere e proprie azioni di mobbing che impediscono a Paul di svolgere serenamente il proprio lavoro: lo si dileggia e sbeffeggia per come si muove, per come veste, per la dermatite seborroica che ha sul viso ("La tua faccia sembra un formaggio scaduto!"), per i braccialetti che porta ai polsi, ecc. Gli viene chiesto di rimanere a lavorare oltre l'orario senza la corresponsione degli straordinari e, quando il giovane decide di non soddisfare più questa richiesta, la sua situazione si fa ancora più difficile.


AlitaliaIl 30 luglio di quest'anno viene licenziato in tronco senza nessun preavviso, come unica giustificazione una pretestuosa "scarsa produttività". Paul si rivolge al sindacato locale e fa vertenza all'Alitalia. L'episodio interessa la stampa e l'opinione pubblica spagnola che solo pochi anni prima era stata turbata da una discutibile campagna pubblicitaria Alitalia che riguardava i voli per la Thailandia, nota meta del turismo sessuale pedofilo. Lo slogan usato era "Andiamo a farci un involtino primavera": in spagnolo con "farsi un involtino" si intende anche avere un rapporto sessuale e con "primavera" si poteva cogliere un'allusione alla giovanissima età dei prostituti bambini.


Il 6 novembre si tiene il processo, le testimonianze presentate dall'azienda risultano false e il giudice, facendo preciso riferimento ad una discriminazione sessuale, dichiara inesistenti le motivazioni addotte per il licenziamento e intima all'Alitalia di riassumere Paul Ciaccio. Mercoledì 4 dicembre Paul è ritornato al lavoro, nello stesso ufficio e con lo stesso caporeparto, forte della convinzione di essere nel giusto e che bisogna sempre denunciare le aziende che discriminano i dipendenti.


Nel frattempo la filiale iberica della nostra compagnia di bandiera, azienda a partecipazione statale, ha fatto ricorso contro la decisione del giudice.


Abbiamo contattato la sede centrale dell'Alitalia ma abbiamo avuto soltanto una risposta vaga e infastidita da parte di un dirigente che si occupa dei rapporti con il sindacato. Più volte abbiamo chiamato l'ufficio per le relazioni esterne ma, nonostante l'assicurazione che il responsabile ci avrebbe richiamati, non abbiamo potuto neppure esporre l'episodio.


Ci ha invece risposto un esponente del Sulta, il sindacato dei lavoratori del trasporto aereo: "Fortunatamente, almeno negli aeroporti italiani, tra i dipendenti Alitalia non mi risultano episodi di mobbing e tanto meno di discriminazione nei confronti di persone omosessuali. Il partner dello stesso sesso, purchè sia convivente, usufruisce delle stesse agevolazioni del coniuge di sesso diverso. Siamo vicini al collega Ciaccio e lo invitiamo a segnalare puntualmente anche il più piccolo sgarbo possa ricevere in futuro, sarà utile per fronteggiare il ricorso dell'azienda".



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