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di L. Enoch
Una dura presa di posizione contro l'idea di una "guerra preventiva"
all'Iraq: per motivarla Lewis H. Lapham, direttore di Harper's Magazine,
ricorre a una remota analogia storica tratta dalla "Guerra del
Peloponneso" di Tucidide.
Verso la fine del quinto secolo a.C. Atene, la grande potenza egemonica
dell'epoca, voleva estendere il suo dominio sulla Sicilia e sul resto del
mondo conosciuto. Vedeva quindi con preoccupazione le mire di Siracusa,
che
minacciava di occupare la colonia ateniese di Segesta.
Cosa fare se i siracusani si mettevano in testa di insidiare la gloria e
il
potere di Atene?
L'impetuoso generale Alcibiade teorizzò la "deterrenza preventiva" e
"l'autodifesa in anticipo", sostenendo che è nella natura degli ateniesi
portare a termine grandi missioni.
Fu così lanciata l'idea di una campagna militare in Sicilia.
Nell'assemblea
serpeggiava qualche timido dissenso ma, racconta Tucidide, "i pochi che
erano contrari alla spedizione avevano paura di essere considerati
antipatriottici".
E restarono in silenzio.
Alla fine la spedizione militare si fece, e segnò l'inizio del declino di
Atene.
La storia ha qualcosa da insegnare persino a uno come Bush, che "non ha la
pazienza di leggere più di due pagine di un romanzo di Tom Clancy".
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