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Testimonianze_Regali made in China_di Elisa da Shanghai REGALI MADE IN CHINA

Shangai




Elisa da Shanghai


Qui, a Shanghai, non si avverte più di tanto che il Natale è alle porte.

Niente pubblicità di panettoni e pandori alla televisione, gli alberi di Natale appaiono solo nelle hall dei grandi alberghi o dei centri commerciali, solo i negozi più alla moda hanno qualche decorazione che, se tutto va bene, molto probabilmente verrà tolta soltanto a Pasqua.

In Cina, il Natale, come tutte le feste "importate" dall'Occidente viene visto come un'occasione di divertimento, senza alcun riferimento alla sua origine religiosa. È alla moda. Magari qualche locale o discoteca si inventerà una serata a tema, ci saranno cenoni e pranzi organizzati nei migliori alberghi, ad uso dei pochi turisti che decidono di venire in Cina in questo periodo e dei pochi stranieri che non rientrano nei loro paesi.

Artigiano cinese Eppure… in Cina è da mesi che si lavora nelle fabbriche per permettere ai paesi occidentali di festeggiare il Natale…

In Cina si producono le decorazioni degli alberi, dalle classiche palline di plastica a quelle più sofisticate in vetro, a quelle stile arte povera in paglia e legno. Si confezionano le ghirlande già pronte con babbi natale, renne o pupazzi di neve, da appendere su porte e finestre. E che dire poi delle luci che qui sono montate, di tutte le misure, di tutti i tipi, con tanto di soneria incorporata…

La novità di questo'anno che farà bella mostra nelle nostre vetrine è rappresentata dall'allegro esercito di Babbi Natale, Pupazzi di Neve, Renne e quant'altro (naturalmente di varie grandezze) che non solo cantano le melodie più strane e poco natalizie ma si dilettano in movimenti vari, degni dei migliori contorsionisti.

Addobbi natalizi Naturalmente l'elenco è ancora lungo:
vestiti da Babbo Natale, (ne vengono spediti interi container: set da 5 pezzi con casacca, pantaloni, cintura, cappello e barba e quelle simpatiche corna di renna da passeggio? Made in China); candele e candelieri, centritavola, statuine del presepe (prodotti in serie che non intaccano minimamente la meravigliosa produzione degli artigiani napoletani) e angioletti di ceramica con la tromba o la candela o con la mani giunte…

E sempre in Cina sono fatti, assemblati, montati giochi, giochi, giochi… di tutti i tipi, veri o falsi: palloni, macchinette, game-boy, bambole… Oggigiorno, grazie ai più rigidi controlli attuati dalla Comunità Europea e alla volontà cinese di bloccare i prodotti di scarsa qualità privi della documentazione e della testificazione necessarie per l'importazione, sono pochi fortunatamente questi esempi.

Ma anche i vestiti, di quasi ogni marca, sciarpe, piumini, jeans, maglioni… scarpe, guanti, cappelli, giacche in pelle…

Ma anche sulle nostre tavole il made in China imperversa, senza che si scelga per forza una cucina etnica…
Cibi cinesi La passata di pomodoro, ad esempio, è confezionata sì a Napoli o a Salerno, ma la "pummarola" arriva direttamente dallo Xinjiang, provincia dell'estremo nord-ovest della Cina, o l'uva che si andrà a mangiare l'ultimo dell'anno… o anche i porcini secchi, ottimi se vengono aggiunti ai più nostrani chiodini quando è ora di preparare un buon risotto.

E perfino la vitamina C delle compresse effervescenti è quasi sicuramente made in China, o i pennarelli per scrivere la lettera a Gesù bambino, il robot da cucina o il cellulare con camera digitale incorporata, il pupazzetto di peluche, e il paio di jeans di marca che è costato un occhio della testa, il cui valore vero è di 3,5 euro… si arriva -a farla grande- a 7 euro di costo reale con il trasporto, i dazi e l'iva pagata. Gli altri 70 sono il costo della targhetta in cuoio sopra la tasca posteriore destra…

Il Natale è un esempio lampante di come la maggior parte degli oggetti di uso quotidiano vengano prodotti al di fuori delle nostre frontiere. La politica protezionistica che in tempi recenti si è scagliata con furore ingiustificato contro la Cina sembra dimenticarsi non solo degli altri paesi asiatici (India, Vietnam e Corea), ma anche di paesi molto più vicini (Romania e Polonia, e ora si parla anche dell`ex Unione Sovietica).

fabbrica cineseE non è sicuramente colpa delle aziende cinesi, o dell’economia cinese in generale se quasi tutto è prodotto qui: la manodopera, è un dato di fatto, ha dei costi bassissimi, perché la vita in Cina ha effettivamente dei costi bassissimi. E perché chi ha bisogno di lavorare accetta anche stipendi al di sotto di quello che dovrebbe essere effettivamente il minimo salariale.

E la legge di mercato vuole che le aziende producano, acquistino o si muovano (la famosa e famigerata delocalizzazione) laddove le condizioni di mercato siano più favorevoli. Favorevoli, naturalmente, a pochi: l'operaio cinese, ma potrebbe essere anche quello vietnamita, o sudamericano, o rumeno, raramente si arricchisce… e anche la nazione in generale non sempre trae un vero beneficio dalle aziende che decidono di investire all'estero, perché’ spesso sono investimenti a breve-medio termine: quando le condizioni favorevoli vengono a mancare, semplicemente lo stabilimento viene spostato da un'altra parte.
Con un conseguente impoverimento della popolazione locale.
E poi, è anche un po' colpa di tutti noi: non si è più disposti a pagare il vero prezzo, si tende al risparmio su beni tutto sommato necessari e allo sperpero su quelli superflui, alimentando un circolo vizioso, dove ad arricchirsi sempre più sono pochi, e farne le spese sono tutti gli altri, chi produce e chi compera.

Solo che non si sa o non si pensa… perché sulle etichette o sulle confezioni il made in China é oramai quasi del tutto scomparso; veri espedienti permettono di non scrivere, nel pieno rispetto della legge, dove l'oggetto è stato prodotto.

Nel pieno dispregio delle regole di tutela del consumatore… e in barba a chi tuona contro il made in China, senza sapere che se dovessimo liberarci di tutto ciò che è prodotto qui le nostre case resterebbero alquanto vuote e spoglie…
e non solo a Natale…


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